Prosegue la strategia spagnola del contenimento produttivo anche per la campagna 2026. Il ministero dell’Agricoltura guidato da Luis Planas ha reso noto, lunedì 22 giugno, la concessione di 903 ettari di nuovi impianti per il 2026. Si tratta di un quantitativo pari allo 0,1% del potenziale viticolo nazionale, che supera i 900mila ettari. Il governo avrebbe potuto concedere l’1%, ovvero circa 9mila ettari (dieci volte di più), ma ha scelto la strada dell’equilibrio tra domanda e offerta di vino, limitandosi al minimo legale consentito dalla legge europea di settore. Decisione che risulta in linea con la raccomandazione dell’Organizzazione interprofessionale del vino (Oive), che lo scorso anno aveva chiesto di controllare i quantitativi di vino immessi sul mercato.
E strategia differente da quella italiana, che per il 2026 ha concesso, con decreto Masaf del 28 novembre scorso, nuovi impianti per 6.900 ettari (l’1% della superficie nazionale), con le associazioni di categoria che si stanno confrontando proprio in queste settimane sulle iniziative da prendere per l’imminente campagna di raccolta.
Nel dettaglio, la Spagna ha registrato una diminuzione delle richieste di nuovi vigneti. Il 2026 è in calo del 7.2% sul 2025, che a sua volta aveva segnato un -9,5% rispetto all’anno precedente. La notifica del Mapa (il ministero spagnolo) è arrivata alle regioni e comunità autonome che ora dovranno informare i beneficiari entro il primo agosto. I 903 ettari di nuovi impianti sono stati assegnati a fronte di 1.584 ettari richiesti, poi ridotti a 1.290 ettari dopo l’applicazione di alcuni criteri di ammissibilità e del limite massimo di 5 ettari per azienda.

Nel complesso, il 55,7% dei terreni è andato a piccoli e medi produttori di vino (di cui 16,4% sono giovani, le cui domande sono state tutte accolte). Il 3,9% dei terreni assegnati è destinato ai giovani che entrano per la prima volta nel settore vitivinicolo. A livello regionale, la Castilla-La Mancha è in testa per i nuovi impianti, con 653 ettari, seguita dalla Catalogna (67 ettari) e dall’Estremadura (38 ettari).
Alla luce di un mercato che, anche per la Spagna, sta registrando un calo dei consumi e una diminuzione della redditività delle imprese vitivinicole, anche nel paese iberico – dove alcune associazioni chiedono interventi d’urgenza come gli estirpi e la distillazione di crisi – le varie denominazioni sono impegnate in una politica di controllo dei volumi. In Castiglia e León, la Dop Ribera del Duero ha limitato a 0,1 ettari i nuovi impianti del 2026, con divieto di reimpiantare le superfici. La Dop Rioja ha confermato per il 2026 il blocco sui nuovi impianti e i limiti decisi a fine 2023 per il triennio 2024-2026. La Dop Cava ha fissato a 0,1 ettari l’anno tra 2026 e 2028 le superfici massime per i nuovi impianti. La Dop Rueda ha concesso un ettaro annuo per il 2026-2028. La Dop Bizkaiko Txakolina (Paesi Baschi) prevede la concessione di 7 ettari di nuovi impianti nel 2026.
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