Un patto di filiera e un primo passo per una riforma non più rinviabile per il comparto vino. Unione italiana vini, che ha riunito giovedì 4 giugno il Consiglio nazionale a Soave (Verona), ha appena varato un pacchetto di proposte sul contenimento delle produzioni di vino a livello nazionale. «Misure concrete, strategiche, che confidiamo possano essere condivise dalle associazioni di categoria», come ha dichiarato il presidente Lamberto Frescobaldi. Si tratta di misure di breve e medio periodo che Uiv ha voluto mettere nero su bianco, nella speranza che se ne discuta nell’intero Tavolo vino presso il Masaf.
Unione italiana vini, che ha incontrato anche i vertici di Federdoc, ha apprezzato il «senso di responsabilità già dimostrato da diversi Consorzi che, in questi giorni – come ha ricordato il presidente Frescobaldi – stanno lavorando al contenimento delle rese (come già avvenuto nel 2025; ndr). Tra questi è esemplare il caso del Franciacorta, che ha chiesto e ottenuto da Masaf di limitare le autorizzazioni all’impianto in tutto l’areale».

Tra gli interventi più urgenti, secondo Uiv, per intervenire sul disequilibrio domanda-offerta figurano lo stop temporaneo alle nuove autorizzazioni all’impianto e la riduzione delle rese produttive, inclusi i vini Dop e Igp. Occorre anche aggiornare i disciplinari di produzione e rivedere i limiti di resa per i vini generici, con un sistema sanzionatorio più efficace e una regolamentazione più stringente delle riclassificazioni tra denominazioni. Secondo l’Osservatorio Uiv, ad aprile le cantine italiane hanno registrato un aumento delle giacenze del +7,6% sul pari periodo 2025, coi prezzi dello sfuso delle principali Dop-Igp in calo del 7%. «Questo rallentamento di mercato – scrive Uiv – è appesantito dalla performance sulle piazze estere, che dopo un 2025 in contrazione (-3,7% il consuntivo a valore sul 2024), chiudono anche il primo trimestre 2026 con l’extra-Ue fermo a -11%».
Nel documento approvato dal Consiglio nazionale, sono esclusi piani generalizzati di estirpo dei vigneti definiti «inefficaci e penalizzanti soprattutto per le aree collinari e montane». Sul medio-lungo termine, Uiv chiede l’elaborazione di un piano strategico nazionale per i prossimi 5-10 anni, finalizzato ad «adeguare la produzione alla domanda reale e a rafforzare la competitività del vino italiano sui mercati nazionali e internazionali».
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