Futuro viticoltura

La Francia ha un piano nazionale per produrre meno vino, l'Italia no. I sindacati: "Fare presto"

Mentre il governo francese annuncia un taglio di 5-6 mln di ettolitri entro il 2035, il Belpaese naviga a vista. Sotto la lente delle associazioni le deroghe sulle rese dei vini comuni e le autorizzazioni

  • 05 Marzo, 2026
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Entro il 2035, la Francia ridurrร  la produzione di vino di 5-6 milioni di ettolitri. Decisione sofferta ma inevitabile per il secondo Paese produttore al mondo, un po’ come quella di eliminare circa 100mila ettari di vigneti. Il comparto vitivinicolo transalpino รจ in forte sofferenza, sia nei consumi interni sia nelle esportazioni. Ed รจ necessario cambiare passo e adattarsi. Annie Genevard, ministra dell’Agricoltura, lo ha messo nero su bianco nel documento programmatico presentato martedรฌ 24 febbraio, in occasione della Conferenza sulla sovranitร  alimentare. E l’Italia, prima nel ranking mondiale, cosa intende fare?

Per il vino made in Italy, il quadro รจ simile a quello francese: produzione sostenuta (44 mln di ettolitri nel 2025), giacenze record a quasi 61 milioni di ettolitri (+5,9% su base annua, secondo i dati di Cantina Italia a gennaio 2026), esportazioni in sofferenza, consumi interni in flessione. Le strategie di contenimento dovrebbero ricadere sul Tavolo vino del Masaf, che riunisce le diverse anime del vino, dai gruppi industriali alle imprese familiari, dalla grande e media cooperazione ai piccoli vignaioli. Eppure, nonostante le attenzioni riposte sul settore dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha appena lanciato una campagna istituzionale, non c’รจ all’orizzonte un piano a lungo termine che contempli una sistematica riduzione dei volumi. Argomento molto delicato, su cui i sindacati sentiti dal settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso, hanno deciso con anticipo di porre l’accento.

Parola d’ordine: controllo del potenziale

Il 2025 รจ stato un altro anno di difficoltร  evidenti per il vino made in Italy. E i sindacati hanno la sensazione che si debba agire presto, giร  dalla vendemmia 2026. La parola d’ordine insistente รจ controllo delle produzioni, ma piรน attraverso una riduzione delle rese che con gli estirpi. In mancanza di una strategia generale, l’impressione รจ che si agisca sempre in condizioni d’emergenza, senza pianificazione sul lungo termine. Al Masaf, si lavora sul miglioramento delle azioni promozionali, con l’incremento dei fondi per l’agenzia Ice, ma non ci sono discussioni aperte sul tetto alle produzioni nazionali, nรฉ c’รจ un piano d’azione specifico che รจ stato comunicato.

L’allarme dell’Unione italiana vini

Il quadro delle giacenze eccessive allarma in primis l’Unione italiana vini. ยซAttualmente non possiamo piรน permetterci non solo vendemmie in linea con la media degli ultimi 10 anni, a 47,5 mln di ettolitri – dichiara il presidente Lamberto Frescobaldi – ma nemmeno quelle coi volumi, sinora considerati bassi, dell’ultimo biennioยป. La richiesta รจ quella ยซrivedere a livello centrale l’attuale assetto produttivo, attraverso riforme al Testo unico, che garantiscano un sistema flessibile, che si apra e si comprima a seconda delle dinamiche di mercatoยป. E di fronte a un contesto in cui anche i prezzi presentano andamenti fiacchi, con rarissimi casi di rialzi e una prevalenza di ribassi o stabilitร , secondo l’Uiv ci sono correttivi ยซda discutere urgentementeยป: abbassare le rese delle uve per ettaro anche eliminando le deroghe per i vini generici, allineare le rese dei disciplinari con quelle reali sulla media degli ultimi 5 anni, derogare le nuove autorizzazioni agli impianti viticoli, che consentono ogni anno di allargare il vigneto-Italia di quasi 7mila ettari.

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Lamberto Frescobaldi

La crisi del vino รจ ormai strutturale

ยซNegli ultimi mesi รจ emerso che la crisi del vino italiano sia di natura strutturale e ben piรน profonda di una semplice flessione congiunturaleยป, รจ il parere di Christian Marchesini responsabile della Federazione vino di Confagricoltura. Il settore รจ chiamato a dare risposte che non possono ยซlimitarsi a interventi d’emergenzaยป. Le direttrici d’azione passano, da un lato, per un governo dell’offerta mirato, per riportare equilibrio al mercato e redditivitร  alla produzione e, dall’altro lato, dal rafforzamento del posizionamento competitivo del vino italiano, difendendo reputazione e valenza culturale.

Il potenziamento della promozione รจ tra gli asset su cui investire ma una cosa รจ chiara a Marchesini: non รจ sostenibile una richiesta di aumento della produzione in un contesto di domanda stagnante o in calo: ยซIn particolare – sottolinea – per i vini senza Ig รจ opportuno eliminare la deroga che consente rese fino a 400 quintali per ettaro (ricordiamo che l’Abruzzo ha invece appena presentato la domanda contraria: aumentare lo sfuso; ndr) in alcuni comuni, allineando la normativa ai dati produttivi reali degli ultimi anniยป. L’obiettivo รจ ยซcontenere l’eccesso di offerta nel segmento dei vini da tavolaยป, anche rafforzando i controlli contro la vinificazione illecita delle uve da tavola. Assieme a questi, perรฒ, bisogna riorganizzare Dop e Igp e aggiornare i meccanismi di gestione degli esuberi.

Modulare i nuovi impianti e allineare la produzione ai reali sbocchi

ยซLe giacenze ancora superiori ai 60 mln/hl sono un elemento di forte criticitร ยป, rileva Diana Lenzi, responsabile nazionale dell’ufficio vitivinicolo di Coldiretti, che parla di fase di profonda ridefinizione dell’equilibrio produttivo e commerciale, in un contesto di riduzione delle quantitร  consumate piรน che di aumento dei non consumatori, in cui occorre piรน attenzione al vino al calice o a formati piรน flessibili, assieme a vini leggeri e immediati. Dove agire, per il sindacato di via Rospigliosi? ยซNon l’espansione quantitativa, ma la qualificazione dell’offerta e un migliore allineamento tra produzione e reali sbocchi di mercatoยป, sottolinea Lenzi, che considera ยซcentrale la gestione del potenziale viticoloยป. A partire dai nuovi impianti: gli Stati dell’Ue devono poter ยซmodulare fino allo 0% il rilascio di nuove autorizzazioniยป. Necessaria anche la flessibilitร , del Pacchetto vino Ue, con l’estensione a 8 anni del termine per il reimpianto ยซche consente scelte piรน ponderate in base ai mercati e alle esigenze agronomicheยป.

Coldiretti, che opera attraverso i suoi Centri di assistenza agricola (Caa), chiede di affrontare anche la questione degli schedari vitivinicoli, considerati ancora poco efficaci e troppo complessi da gestire dal punto di vista burocratico. Sul tema delle rese dei vini comuni, infine, Lenziย  ritiene ยซnecessario evitare disparitร  competitive tra territori e valutare con attenzione lโ€™opportunitร  di eventuali deroghe, anche considerando una possibile revisione complessiva del sistemaยป. Ma se il Pacchetto vino contiene gli strumenti per affrontare una ยซcrisi strutturaleยป, รจ anche vero che la loro efficacia ยซdipenderร  dalle risorse finanziarieยป. Ecco perchรฉ l’Ocm vino, conclude Coldiretti, dovrร  avere una ยซdotazione certa e stabileยป.

Il Parlamento europeo, sede di Strasburgo

Aggiornare il monitoraggio del report Cantina Italia

Il controllo delle produzioni passa dal miglioramento delle informazioni a disposizione fornite dal Masaf. ยซProprio il report Cantina Italia – osserva Cia-Agricoltori italiani – pur essendo stato uno strumento innovativo, necessita oggi di un aggiornamento: servono dati piรน disaggregati per territorio e tipologia, in grado di evidenziare le reali criticitร  e valorizzare la differenziazione alla base dell’economia delle Dop. Una lettura troppo aggregata rischia di non cogliere le profonde diversitร  del compartoยป. I Consorzi di tutela stanno riducendo le rese ยซma senza strumenti innovativi – avverte il sindacato presieduto da Cristiano Fini – il rischio รจ di agire solo in modo emergenziale. Serve una strategia nazionale che rafforzi il ruolo delle Regioni e dei produttori organizzati nella regolazione dell’offerta, collegando in modo piรน stretto produzione e mercatoยป.

E la vendemmia 2026, tra pochi mesi, aprirร  una sfida strategica: ยซServono dati aggiornati, strumenti europei tempestivi e una visione condivisa per governare l’offerta e accompagnare il vino italiano nel cambiamento dei consumiยป. In questo senso, il Pacchetto vino ยซcontiene strumenti utili, tra cui la flessibilitร  sui nuovi impianti. Ed รจ importante che entri in vigore rapidamenteยป.

Governare l’offerta anche attraverso la vendemmia verde

ยซLo scenario attuale impone scelte chiare e coraggioseยป, dice Luca Rigotti, coordinatore vino di Confcooperative-FedagriPesca. ยซLa prioritร  nel breve periodo รจ il governo dellโ€™offerta. Il controllo delle rese deve restare uno strumento centrale ma – sottolinea – va gestito a livello territoriale da Consorzi di tutela e Regioni. In questa direzione, vanno le misure definitivamente approvate a Bruxelles col Pacchetto Vino come lโ€™estensione dei diritti di reimpianto a 8 anni senza penalizzazioni. Anche la vendemmia verde, pur con un impatto limitato, puรฒ contribuire a riequilibrare il mercatoยป.

Nel medio periodo, Confcooperative-FedagriPesca invita a puntare su innovazione e mercati, a cominciare dal superamento delle lentezze burocratiche che frenano i vini dealcolati, fino a sostenere i vini a bassa gradazione alcolica naturale e rafforzare la promozione negli Usa e nei mercati come India, Mercosur, Canada e Giappone.

Nel lungo periodo, secondo Rigotti, la partita si gioca sulla domanda. Ma prima di tutto occorre controbilanciare la crescente demonizzazione a cui si assiste soprattutto in Europa: ยซOccorre reagire con campagne di educazione al consumo consapevole, fondate su cultura, equilibrio e qualitร ยป, come sta facendo il Masaf con “The Italian Art of Time โ€“ Il vino รจ il nostro tempo”.

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Luca Rigotti, Confcooperative-FedagriPesca

Rivedere i criteri per le autorizzazioni vitivinicole

ยซQuello della sovrapproduzione e della conseguente e inevitabile crisi di valore del prodotto โ€“ riferisce la Fivi, con la sua presidente Rita Babini – รจ senza dubbio un problema strutturale. Ed รจ arrivato il momento di intervenire con decisioni che guardino ai prossimi decenni, non alla prossima vendemmiaยป. La federazione dei vignaioli chiede di eliminare le deroghe alle rese di uva per i vini generici (nel caso Abruzzo si รจ opposta alla richiesta di nuova deroga a 400 quintali per ettaro), rivedere il sistema dei superi di produzione, inserire criteri piรน precisi per le autorizzazioni, che premino le aziende virtuose ยซe lascino crescere chi รจ in grado di farloยป. Solo dopo queste misure prioritarie andrebbero ยซvalutati gli espianti, ma come extrema ratioยป.

Per Fivi, serve anche un lavoro sulla domanda: ยซFacilitando le vendite, con lo strumento dellโ€™One stop shop per quelle intracomunitarie. Non capiamo perchรฉ tardi a essere messo in campoยป. Serve sostenere la promozione ยซnon solo verso i Paesi terzi, ma anche nell’Ue, facilitando l’accesso anche per i piccoli produttoriยป. Ecco perchรฉ il Pacchetto vino potrร  favorire tale percorso dalla campagna 2026.

Federvini guarda alle opportunitร  con Mercosur e India

La Federvini, come rileva il vice presidente Piero Mastroberardino, guarda specificamente alle opportunitร  di mercato, invita ad adattarsi a un quadro globale che impone, da un lato, ยซestrema cautelaยป ma che, da un altro lato, offre ยซopportunitร  tramite gli accordi di libero scambioยป. Il vino italiano, mediamente stabile sul mercato interno (secondo l’Osservatorio Federvini e Nomisma), sul fronte internazionale ha mostrato ยซuna competitivitร  e resilienza relativamente piรน solida rispetto ad altri grandi Paesi esportatoriยป. Per Federvini รจ importante ยซlโ€™avvio dellโ€™applicazione provvisoria dellโ€™accordo Ue-Mercosur, annunciato dalla Commissione dopo la ratifica di Argentina e Uruguay, con possibili sviluppi per lโ€™export agroalimentare e vinicolo italianoยป. Un’altra buona notizia รจ la conclusione dellโ€™accordo con lโ€™India ยซche abbatte – ricorda Mastroberardino – il dazio sui vini dal 150% al 75% con unโ€™ulteriore riduzione fino al 30% nell’arco di 7 anni per i vini tra i 2,5 euro e i 10 euro a bottiglia e del 20% per i vini con un prezzo superiore a 10 euro a bottigliaยป. Ancora una volta i mercati esteri sembrano essere, come รจ stato finora, la valvola di sfogo delle produzioni made in Italy.

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