Apertura mentale e soluzioni nuove per un contesto in movimento. Da Trento il Pinot Grigio delle Venezie lancia la sfida per il futuro: vitigni resistenti e vini a bassa gradazione naturale. ยซSiamo qua per interpretare il nostro futuro โ ha detto il presidente del Consorzio Doc delle Venezie Luca Rigotti – I cambiamenti in atto sono rivolti al clima, ai nuovi trend di consumo, alle nuove sensibilitร della societร civile su certe tematiche. Oggi serve, quindi, piรน coscienza e un cambio di paradigma di noi produttori. Sui cambiamenti climatici non abbiamo aspettato: da anni lavoriamo a delle novitร che ora vanno piรน che mai attuate. Sul piano del low e no alcol, ai dealcolati preferiamo il basso grado naturale perchรฉ รจ piรน vicino alla nostra idea di futuroยป.

Partiamo proprio da queste parole di Rigotti in apertura del forum di Trento Cambiamento climatico, territorio e qualitร : nuove traiettorie per il Pinot Grigio del Triveneto per capire come questa nuova interpretazione del vino si coniughi con il contesto contemporaneo. Ne abbiamo parlato con il direttore del Consorzio Stefano Sequino.
In un contesto storico in cui la discussione sembra polarizzata tra favorevoli o contrari alla dealcolizzazione, come si coniuga la vostra idea di basso grado naturale?
La nostra idea รจ quella di preservare la tipicitร del vino, andando comunque incontro alle nuove esigenze di mercato. Parliamo di un Pinot Grigio a 9 gradi, che potrebbero essere anche 8, ma senza passare dalle operazioni di dealcolazione nรฉ totale nรฉ parziale.
E come lo si ottiene? Basta la vendemmia anticipata?
No, la vendemmia anticipata da sola non basta. Con un gruppo di lavoro ben nutrito (CREA-VE, Universitร di Udine, Universitร di Padova, Veneto Agricoltura, Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center e la Fondazione Edmund Mach; ndr) abbiamo messo a punto un protocollo sperimentale che permette di arrivare allโobiettivo e allโequilibrio tra tre parametri: alcol, aciditร e aromi.

Dove si interviene, quindi?
In primis, nella gestione della chioma: la defogliazione รจ fondamentale per evitare che si accumuli zucchero. Allo stesso obiettivo concorre il caolino, una sostanza polverulenta usata su grappolo e foglie. La raccolta dovrebbe avvenire a 16 Brix. In cantina diventa fondamentale la scelta del lievito adatto. Come suggerisce il professor Simone Vincenzi dellโUniversitร di Padova, non saccharomyces. Infine, molto utili allโobiettivo si sono dimostrati i cloni.
Dunque, una bassa gradazione ottenuta attraverso i cloni del Pinot Grigio?
Esattamente. Non tutti i cloni rispondo bene. Il gruppo di lavoro ne ha selezionati sei piรน adatti alla bassa gradazione. Oggi, a paritร di condizioni, il clone riesce a fare la differenza.

Cโรจ un tema che potrebbe giocare a vostro vantaggio. I detrattori del dealcolato si soffermano tanto sullโaggiunta di stabilizzatori in sostituzione dellโalcol. In questo caso non servono?
Esatto. Nel nostro caso, seguendo le normali pratiche ammesse per la vinificazione, non sarebbe possibile fare altre aggiunte.
Quindi parliamo anche di un vino a basso contenuto calorico?
Abbassando di tre/quattro gradi lโalcol, si riesce ad avere un impatto importante anche sulle calorie. Dal punto di vista commerciale รจ una leva fondamentale: รจ una delle richieste principali che ci arriva dal mercato, soprattutto da importatori esteri.

Avete giร chiesto la modifica per la produzione di basso grado naturale?
Abbiamo i risultati di un anno di lavoro. Nelle prossime settimane ne parleremo con i soci del consorzio e poi presenteremo la modifica a Roma.
Ma cโรจ un nome per un vino a basso grado naturale? Magari da usare in etichetta per distinguerlo da quello a maggiore gradazione?
Quella del nome รจ una questione importante da affrontare. Paradossalmente il vino a bassa gradazione parte con uno svantaggio rispetto al dealcolato. Il Pacchetto vino appena approvato dal Parlamento europeo, consente ai vini totalmente e parzialmente dealcolati di utilizzare la definizione di analcolico o a ridotto contenuto alcol. Quindi in etichetta saranno accompagnati da questa menzione che oggi, dal punto di vista commerciale, ha un riscontro importantissimo. Peccato che lโEuropa si sia dimenticata di inserire la classificazione dei prodotti a basso grado naturale.
Una vera e propria concorrenza, quindi?
Eh sรฌ. Noi ci stiamo muovendo per sollecitare e agevolare il consumatore rispetto ad un immediato riconoscimento del basso grado naturale, che al di lร del segmento Pinot grigio, avrรฒ in futuro un peso commerciale sempre piรน importante.
Ormai perรฒ il treno del Pacchetto vino รจ partito. Difficile salirci a bordo in corsaโฆ
Ormai impossibile. Ma ci sarร la prossima Pac su cui si puรฒ intervenire o anche altri emendamenti.
E come potrebbero chiamarsi questi vini? Avete giร una proposta?
Quello del nome sarร un tema cruciale. Ma vorremmo che non fosse solo consortile, ma utilizzabile a livello europeo. Altrimenti ognuno andrebbe per i fatti propri. Quello che intanto faremo come consorzio sarร apporre un simbolo grafico che distingua questi tipi di vini.
Un bollino per i vini a basso grado naturale, quindi. Lo avete giร ?
Abbiamo varie proposte tra cui scegliere. Sicuramente sarร un simbolo che evocherร leggerezza.
Ci sono altri consorzi che si stanno muovendo su questo fronte della bassa gradazione. Si puรฒ pensare ad una sinergia per fare pressing sullโEuropa e arrivare ad una definizione valida e riconoscibile per tutti?
Sarebbe auspicabile visto che lโobiettivo รจ condiviso, con tutti i distinguo del caso. Il nostro protocollo, che รจ in continuo aggiornamento, puรฒ trovare applicazione anche fuori dal nostro territorio. Al momento sul basso grado naturale stanno lavorando la Doc Garda e il Prosecco, solo per citarne alcuni.

Quella del vino low alcol non รจ lโunica novitร su cui state lavorando: ci sono anche i vitigni resistenti, nella fattispecie i Piwi. Ancora tutto fermo nel percorso nazionale per sbloccarne lโutilizzo nelle Doc?
Il progetto di legge รจ depositato in Senato e prevede la modifica del Testo Unico del vino per introdurre queste varietร anche nelle Doc come giร avviene in Francia. Siamo fiduciosi e continuiamo a lavorare con lo stesso gruppo di lavoro dei low alcol: i risultati, con lโintroduzione del 10% di vitigni resistenti, sono buoni.
Nel blind taste, abbiamo assaggiato alcuni campioni: si sente qualche discostamento rispetto alle varietร tradizionali. Puรฒ comunque essere unโopportunitร ?
In un periodo di cambiamenti non si puรฒ restare fermi. Ci sono vitigni che, a causa del clima, andavano bene in passato che oggi non sono piรน adatti. Non bisogna essere rigidi e comunque si tratta di frecce in piรน nellโarco delle denominazioni, specie in un periodo in cui cambiano anche i gusti dei consumatori. La domanda a cui bisogna rispondere รจ se il vino รจ buono o meno.
A proposito di mercato e gusto del consumatore, come vivete questa complicata congiuntura? Avete anche voi problemi di offerta superiore alla domanda?
A dire il vero no. Tra gennaio e ottobre abbiamo imbottigliato gli stessi quantitativi dello scorso anno. Finite le scorte dellโannata 2024, si potrebbe addirittura aprire un problema di reperimento del prodotto.

Come si spiega questa controtendenza, in un settore alle prese con il problema opposto?
Il Pinot grigio รจ un brand forte che si vende da solo. A livello internazionale per fortuna tiene.
Quindi non temete nessuna ripercussione da questa crisi generale?
Come no? La minaccia piรน grande viene dalle bevande zero alcol con nome Pinot grigio.
Si spieghi meglio.
Sono prodotti che non rientrano nella categoria vino ma che usano il Pinot Grigio come ingrediente, scrivendolo in etichetta. Sono prevalentemente prodotti che vengono dal Nord Europa. Abbiamo giร segnalato la cosa al Ministero. Oggi riguarda noi, ma in futuro potrebbe succedere anche ad altre denominazioni.
Chiudiamo con una domanda dโobbligo per una denominazione che esporta il 40% della propria produzione negli Stati Uniti. Come va con i dazi?
Siamo preoccupati, ma al momento non abbiamo avuto particolari ripercussioni. Credo che lโeffetto lo vedremo nei prossimi mesi. Piรน che altro, al momento, ci preoccupa il problema del cambio dollaro-euro sfavorevole: praticamente una sorta di dazio che si somma a quello principale.
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