Espianti e distillazione finanziati dall’Europa fanno ufficialmente la loro comparsa all’interno del pacchetto Vino appena votato dalla Comagri dell’Europarlamento, che a partire dall’inizio del 2026 rivedrà il futuro delle politiche del settore.
A differenza della proposta della Commissione Ue di qualche mese fa, che prevedeva la possibilità di ricorrere a tali misure, ma solo con i finanziamenti nazionali, adesso le stesse potranno beneficiare dei fondi Ocm destinati a ristrutturazione e promozione con contributo fino al 100%. Come a dire, in tempi di crisi, meglio investire sulla decrescita.

Eppure, le indicazioni del Gruppo di alto livello erano state chiare: non toccare i soldi della promozione per finanziare le misure di contenimento. Duro, a tal proposito, il commento del presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi: «Tale decisione ci riporta indietro di 15 anni, un tuffo nel passato orientato su logiche assistenzialiste che contrastano con gli obiettivi delle misure Ocm, varate per favorire la crescita nei mercati e gli investimenti. Oggi l’Europarlamento propone una possibile misura difensiva – già adottata, senza successo, nel 2009-2011 con un esborso comunitario di 1 miliardo di euro – che rischia tra l’altro di distrarre parte dei fondi altrimenti destinati allo sviluppo, e questo non ce lo possiamo permettere».

Dopo il voto dell’Europarlamento, toccherà al Trilogo trovare una quadra e, se la misura dovesse passare, dovranno essere i singoli Paesi a recepire la misura. «Se il Trilogo dovesse confermare, nella posizione finale, quanto licenziato oggi dalla Comagri, l’Italia scelga invece di salvaguardare l’approccio rivolto al mercato che ha caratterizzato la crescita del comparto negli ultimi anni», è l’auspicio di Uiv.

Oltre a estirpi e distillazione, ci sono altre importanti novità nel nuovo Pacchetto vino appena votato. Tra cui l’aumento – fino all’80%, attualmente al 50% – del contributo ammesso per la promozione nei Paesi terzi e dell’estensione temporale dei programmi. Una misura chiesta più volte dal mondo produttivo che darebbe ulteriore respiro alle cantine presenti sui mercati esteri.
Il dossier si esprime, inoltre, a favore della digitalizzazione dell’etichettatura con le informazioni sanitarie. Anche questo in linea con quanto chiesto dalle associazioni di settore. Infine, in materia di vini no e low alcol si parla di utilizzare il termine reduced alcohol in luogo di parzialmente dealcolato.
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