In un momento di crisi di vendite per il settore vitivinicolo e di giacenze record sia nel 2025 sia a gennaio 2026, appare un paradosso che i viticoltori di un’importante regione produttrice come l’Abruzzo intendano produrre 400 quintali di uve da un ettaro di vigna anziché 300. Sembrerebbe una mossa scellerata e poco saggia, se è vero che la domanda generale di vino è fiacca.
Invece, le associazioni di categoria riunite al Tavolo verde regionale, convocato nelle scorse settimane, ha scelto di chiedere alla Regione Abruzzo di incrementare le rese per ettaro dei vini da tavola, portandole dagli attuali 300 ai 400 quintali. I vini a denominazione sono totalmente esclusi da questo provvedimento. Anzi, come è noto, su questi è previsto un controllo dei livelli produttivi, per evitare crisi di sovrapproduzione, sotto la gestione del Consorzio di tutela vini Abruzzo, impegnato a valorizzare la parte alta della piramide qualitativa dei vini regionali.
In materia di vini da tavola, però, la musica è un’altra. Anche il mercato è un altro: fatto di grande distribuzione organizzata, di fasce prezzo entry level e di private label soprattutto straniere, a cominciare da Germania e Regno Unito. Il mercato del vino comune, in qualche modo, sta funzionando.
Lo aveva spiegato bene, al settimanale TreBicchieri del Gambero Rosso, Giampaolo Bassetti, il direttore generale di Caviro grande cantina cooperativa romagnola con ramificazioni anche in Abruzzo. Fino al 2022, i produttori locali usufruivano della deroga per produrre 400 quintali per ettaro di vigneto, ma la Regione Abruzzo (a cui il Testo unico del vino affida la decisione finale) scelse di eliminarla. Poi, come ricorda il presidente di Cia Abruzzo, Nicola Sichetti, sono arrivati anni difficilissimi che hanno ridotto sensibilmente i volumi prodotti: un attacco di peronospora nel 2023, una siccità storica nel 2024 e un 2025 in cui c’è stata una lieve ripresa produttiva. Il combinato di questi fattori ha determinato una scarsità di materia prima.

«Innalzare le rese dei vini comuni significa assecondare un mercato che sta chiedendo vino da tavola, anche all’estero, ma anche allinearci – spiega la Cia regionale – coi livelli produttivi di altre regioni limitrofe all’Abruzzo, come Molise o Puglia, per consentire ai soci fuori regione di conferire alle cantine cooperative 400 quintali di uve anziché 300».
L’Abruzzo conta oggi circa 11mila imprenditori vitivinicoli che afferiscono al mondo della cooperazione, rappresentato da nomi importanti che vanno (per citarne alcune) da Cantina Tollo a Cantina Frentana fino a Citra: «In questo 2025, in cui la qualità delle uve è stata molto alta – racconta Sichetti – molti soci hanno avuto difficoltà a conferire tutte le uve prodotte. Questo è uno dei motivi di dissenso da parte dei viticoltori nei confronti dell’assenza della deroga». In altre parole, all’appello manca un 25% di prodotto che potrebbe essere valorizzato.
Il ripristino della deroga sui vini da tavola a 400 quintali/ettaro è stato chiesto non solo dalla Cia Abruzzo. Anche la Coldiretti ha ritenuto corretta l’iniziativa, cambiato idea rispetto al passato. Il placet è arrivato anche da parte dell’Associazione Città del vino: «La deroga permetterà alla filiera regionale di mantenere la sua posizione di leadership su questo segmento di mercato e di non aprire a vini generici dall’estero. I vini abruzzesi – sottolinea Città del vino – vengono tutti venduti, come confermato dai dati di giacenza».
Confagricoltura, invece, ha sollevato qualche dubbio chiedendo di mantenere i 300 quintali con una tolleranza del 20% in annate di alta produzione. «Ora guardiamo alla prossima vendemmia», conclude il presidente Sichetti, rimarcando che «non c’è alcuna contraddizione» nel chiedere alla Regione di ripristinare i 400 quintali per ettaro. «Speriamo, anzi, che la politica ci dia ascolto dando alle imprese l’opportunità di adattarsi alle richieste del mercato: è giusto che se un produttore vuole estirpare i vigneti perché non ha più interesse a coltivarli possa farlo, così come è giusto concedergli nuove autorizzazioni se vuole crescere».
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