Ready to drink

I drink pronti invadono anche l'Italia. La classifica dei preferiti della Gen Z

Le bevande pronte da bere, cosiddette "ready to drink", gettonatissime negli Stati Uniti, guadagnano popolarità anche nei consumi fuori casa, soprattutto tra i giovani. Le previsioni Cga by Nielsen Iq

  • 01 Agosto, 2024
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Popolarissimi negli Stati Uniti, definiti da anni la nuova frontiera del beverage, con un appeal tale da riuscire a guadagnare quote di mercato anche rispetto ai vini, i ready to drink (rtd, bevande pronte da bere) crescono e guadagnano popolarità anche in Italia. La rilevazione di Cga by Nielsen Iq negli ultimi sei mesi certifica che il 24% degli italiani ha consumato queste bevande e il 53% è disposto a provarle. Sono diverse le sottocategorie nell’universo degli Rtd (ne avevamo parlato qui): si va dai cocktail/long drink (ad esempio: Mojito, Negroni, Mule, Cosmopolitan) ai drink miscelati (come gin e tonic oppure vodka e soda), dagli hard seltzer, hard coffee, hard tea, hard kombucha fino ai wine spritzer/cooler e ai fabs (flavoured alcoholic beverages). La domanda è crescente, considerata anche la vasta gamma di proposte che vanno dalle bevande a base di caffè o tè per la colazione, a quelle per l’aperitivo in versioni alcoliche o a basso contenuto di alcol (anche lo chef Antonino Cannavacciuolo ne ha fatto uno).

I ready to drink preferiti dai giovani

Tra le diverse fasce d’età, i giovani adulti, in particolare la Gen Z, sono i consumatori più interessati: il 45% dei consumatori di rtd desidera provare nuovi sapori e il 7% degli italiani prevede di aumentarne il consumo. Tra i tipi di bevande pronte da bere più popolari in Italia, i cocktail premiscelati dominano con il 46%, seguiti dai seltz alcolici al 38%, distillati e mixer al 30% e gli alcopops al 14 per cento. Secondo Valeria Bosisio, client success & insights manager di Cga by Niq, il panorama tradizionale del consumo di vino, birra e alcolici in Italia sta cambiando e sui tavoli dei locali stanno gradualmente guadagnando spazio anche bevande come i ready to drink. «L’evoluzione del gusto dei consumatori, della modalità di somministrazione e della gradazione alcolica caratterizzano da sempre il settore del beverage ed è importante conoscere i cambiamenti in atto per soddisfare la richiesta», dichiara Bosisio, sottolineando come per gli operatori del settore sia fondamentale «includere e supportare la crescita di questa categoria, data la forte domanda e propensione al consumo da parte degli italiani, soprattutto dei giovani adulti».

cocktail - beverage - ready to drink

Potenziale interessante per il futuro

Gli italiani potrebbero essere ulteriormente interessati agli rtd, ma è necessario che, se si vuole puntare alla crescita di questo segmento, vengano rispettati alcuni criteri, secondo gli analisti della società di consulenza britannica. Il 45% degli intervistati ritiene che un buon rapporto qualità-prezzo sia essenziale per incoraggiare il consumo di rtd in bar, pub e ristoranti. Più di un italiano su cinque (il 23%) suggerisce di dare maggiore visibilità nei locali per aumentare le possibilità di consumo. C’è anche un 19% che preferirebbe un’offerta di alternative analcoliche o a basso contenuto alcolico. E un 14% pensa che una maggiore pubblicità potrebbe incrementare la popolarità di questi prodotti.

Ready to drink – sondaggio 2024 – fonte Cga by Nielsen Iq

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