Il test del
Gambero Rosso
Davide Puleio
Eugenio Marini
Giampaolo Iacomino
Heros De Agostinis
Indra Galbo
Mara Nocilla
Il sistema di valutazione in Gamberi, da uno a un massimo di tre, è il risultato di rigorosi assaggi alla cieca. Il panel è composto da almeno 5 esperti. Solo una selezione dei prodotti degustati entra in classifica: ogni Gambero assegnato è quindi sinonimo di eccellenza.
Buono
70 – 79 /100
Molto buono
80 – 89 /100
Eccellente
90+ /100
È possibile trovare un buon riso al supermercato? Sì, soprattutto se si parla di Arborio, la varietà che più di tutte riesce a passare con naturalezza dalle minestre invernali ai grandi classici della cucina italiana, come risotti e supplì.
Nato nel 1946 grazie all’intuizione dell’agronomo Domenico Marchetti, questo chicco lungo e semitondo originario del Vercellese è stato spesso relegato dalla grande distribuzione al ruolo di “riso da insalata”, una strategia commerciale che negli anni ne ha finito per banalizzare l’identità. Eppure la realtà è un’altra: l’Arborio resta uno dei risi più efficaci per ottenere chicchi al dente, capaci di assorbire bene i liquidi di cottura e regalare una mantecatura cremosa. Non a caso, anche se Carnaroli e Vialone Nano dominano spesso il racconto gastronomico, continua a essere il riso da risotto più richiesto al mondo.
«È una varietà da risotto che non va tostata». Giampaolo Iacomino di Hera nei Campi non ha dubbi. Il direttore marketing e vendite dell’azienda risiera spiega che un buon Arborio si riconosce subito dall’aspetto: chicchi grandi, chiari e uniformi, privi di rotture, striature o parti gessate. Anche la gemma deve essere ben visibile e consistente, capace quasi di “incastrarsi” sotto i denti e lasciare una leggera sensazione polverosa quando viene schiacciata. È proprio la tenacità, sottolinea Iacomino, la qualità che distingue davvero il riso italiano da risotto dalle varietà estere. Ed è partendo da questi criteri che abbiamo valutato i campioni acquistati nella grande distribuzione.
Foto di Francesco Vignali
Riso Arborio – Questo arborio del Vercellese rasenta la perfezione. Di un bianco perlaceo conforme, perfino da crudo sprigiona al naso sentori di frutta secca e un’essenza lattica soave, fino a sviluppare con il calore note di latte fieno e cereale soffiato. Riempie il palato con dolcezza e persistenza aromatica di notevole eleganza. E non c’è chicco che alla masticazione non dia prova di avere tenuta ed essere compatto.
Riso Arborio – Riso lungo regolare e uniforme che rispecchia una bella lavorazione di primo grado. Da crudo a cotto si riscontrano precisione e congruenza olfattiva, centrate sulle sfaccettature morbide di cereale. Alla fragranza si unisce un corpo dolce dal ricordo di semi abbrustoliti, di buona tenacità e non particolarmente adesivo né granuloso. Un chicco che si contraddistingue per pulizia e delicatezza aromatica.
Riso Arborio – A partire dalla forma, il chicco di questa linea prodotta da Riso Scotti si pone come un archetipo: pattern omogeneo e percentuale di rottura bassissima. Tanto fedele alla varietà arborio che si fatica a trovare delle imperfezioni. Si può imputare al prodotto giusto l’indole neutra e non così esplosiva, la mancanza cioè di profondità aromatica al di là delle nuance di latte e crosta di pane.
Riserva Chicchi Grossi – Gallo è un nome scolpito nella storia italiana. Facendo valere la propria esperienza l’azienda del 1856 confeziona un lotto privo di difetti di forma. Il chicco si mostra infatti intatto e rimanda al profumo di amido, oltre a cenni di lieve tostatura. Nonostante il morso consistente (si coglie bene la gemma sotto i denti), al palato si scopre “corto” nel sapore lattiginoso e di popcorn con cui si affaccia.
Riso Arborio – Il campione pare leggermente grezzo, come se fosse riso semi-lavorato. In cottura, si alleggerisce del profilo olfattivo di cereale e foglia verde, quasi a evocare il granturco, ma senza abbandonare la traccia vegetale. I chicchi semitondi — delicati e croccanti — non si incollano fra di loro tanto facilmente, coerentemente con la natura meno amidosa osservata da cui deriva l’impressione di “purezza”.
Riso Arborio Bio – Arborio italiano prodotto con metodo biologico da Riso Scotti. La “partita” in esame — non così integra — ricorda da cruda l’odore di amido e di campo. Il richiamo lattiginoso del riso cotto ne fa un assaggio dolce e appagante, con un finale sottilissimo di cereali soffiati. Vista la dimensione tattile ‘sgranata’, i chicchi sembrano essere più adatti a un’insalata che alla preparazione di un risotto.
Riserva da Agricoltura Sostenibile – Azienda di riferimento pure di alcuni chef. L’arborio in tal caso è locale (Robbio Lomellina) e spicca per uniformità e tonalità perlacee del chicco. Da crudo accenna un olfatto di cereale tostato e popcorn; con la bollitura acquisisce una coerente anima sulfurea. E anche se manca un pelino di ‘friabilità’, al gusto appare vibrante, date le note vegetali amarognole in aggiunta a quelle più rotonde.
Riso Arborio – La catena di supermercati affida la sua linea a Riseria Cusaro, che fornisce una confezione in cui sono assenti rotture. Le sfumature verdi del chicco si affievoliscono con la cottura, mentre le note vegetali di erba tagliata si ritrovano nel piatto, dove il profumo di amido si arricchisce di sentori rurali. Al palato manifesta una buona dolcezza, per quanto un pelino gelatinoso e basico.
Riso Arborio – Ecco uno dei marchi storici dell’industria risiera, che nel cuore del territorio lomellino garantisce una produzione abbastanza espressiva. Soprattutto da cotto, il riso denota i caratteri tipici del cereale, con un finale leggero di fieno. Alla vista risulta ‘sgranato’ e sotto i denti ha una discreta consistenza. Soddisfa se non per qualche rottura e striatura che compare nella tessitura del chicco crudo.
Riso Arborio – Arborio bianco perla più tondeggiante che allungato, di media lucentezza e dalla tendenza gessosa. Il naso è solleticato dall’aroma di cereale che sino alla cottura rimane un pelino fugace; dopodiché, rimanda alla crosta di pane con maggiore linearità e un saldo vegetale. La portata aromatica non aumenta di giri all’assaggio da cui emerge un morso meno scattante. Eppure, la gemma tiene senza sfaldarsi.
Riso Arborio – Riso uniforme e apparentemente gessoso, frutto di una lavorazione tra primo e secondo grado. All’olfatto le note di fieno del cereale crudo sono rimpinguate da sentori agricoli sopraggiunti alla cottura. L’ingresso in bocca è decisamente dolce, a differenza della chiusura un pizzico amara che aggiunge complessità a un ventaglio organolettico semplice. Il chicco robusto regala una piacevole masticazione.
Riso Arborio – «L’Arborio lavorato a pietra con Metodo Scotti» presenta chicchi lunghi in parte irregolari e gessati. Prima e dopo il passaggio sul fuoco, sfodera una palette gusto-olfattiva vegetale. Alle note di foglia verde si combina poi il registro più classico del cereale — pure indizi di popcorn a fine bocca — consegnando un complesso aromatico durevole e incisivo. Meno convincente la struttura del riso in cottura.
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