Cinzia Merli, è stata eletta all’unanimità presidente del Consorzio Doc Bolgheri, succedendo ad Albiera Antinori. Assieme a lei ci sono Priscilla Incisa della Rocchetta (Tenuta San Guido) e Giacomo Satta (Michele Satta) come vice presidenti.
«Assumere la presidenza del Consorzio è un grande onore e una grande responsabilità. Responsabilità che accolgo con grande senso di appartenenza. Sono profondamente grata ai miei colleghi per la fiducia che hanno riposto in me per ricoprire questo delicato ruolo. Occorre essere prima di tutto pragmatici. Non sarà facile. Il panorama socio economico mondiale, in tanti settori, ma principalmente nel nostro, ci mostra scenari di grande difficoltà. Ma siamo fiduciosi: abbiamo lavorato con serietà e determinazione, creando basi solide sulle quali poter continuare ad investire per cercare di difendere le posizioni attuali e tentare di fare crescere ancora la denominazione in diverse direzioni: percezione e posizionamento sui mercati in primis».
Se si parla di “purezze” a Bolgheri, Cinzia Merli ha avuto, sin dall’inizio, un ruolo di primo piano. Grande perspicacia, determinazione e tanta, tanta forza nel credere nei sogni. Sì perché l’azienda Le Macchiole, fondata dal marito Eugenio Campolmi, poi scomparso prematuramente, è stata portata ai traguardi di oggi grazie a lei, che non ha mai mollato. Una promessa tra loro che non ha mai trascurato. Affiancata dal fratello Massimo, dai figli e da un team di fedelissimi, tra cui l’enologo Luca Rettondini, ha sempre puntato dritto all’obiettivo di condurre, assieme alle grandi cantine del territorio, tutta la denominazione, alla riconoscibilità internazionale. Ed a loro si deve un altro primato. La prima produzione di cabernet franc in purezza. È la storia di Paleo. E la storia non si cambia e si guarda avanti verso nuovi, forti obiettivi.

E i dati sono positivi: gli indici Liv- Ex dimostrano una rimonta e Bolgheri è in linea con lo scorso anno. Uno dei nuovi obiettivi principali? Una comunicazione del vino più semplice e diretta, alla portata di tutti. «Mi sembra sia passato un secolo e invece sono solo poche decine di anni. Sono cambiate tante cose e forse mai così velocemente. Noi, che fondamentalmente lavoriamo con la terra, non siamo particolarmente propensi ai cambiamenti, siamo lenti, come il passare delle stagioni. Quindi non siamo sempre bravissimi a gestire la frenesia odierna. Però devo anche ammettere di trovare stimolante affrontare le nuove sfide che si stanno presentando. Uno degli aspetti sui quali dovremmo lavorare sarà la comunicazione del vino che, a mio avviso, è stata fin troppo elitaria. Troppi tecnicismi, troppa ridondanza. E questo ha fatto sì che le nuove generazioni si allontanassero. Dovremo quindi mantenere il valore, i contenuti e le storie che ci sono dietro, ma al tempo stesso dovremo fare in modo che diventi più accessibile. L’energia delle nuove generazioni che sono già operative sul territorio sarà la nostra migliore risorsa per continuare ad operare in maniera efficiente. Ne sono sicura. Mi piace pensare a Bolgheri come un territorio concreto ma in continua evoluzione e al passo con i tempi».
«Con la nostra ex presidente Albiera Antinori e il precedente cda abbiamo già pianificato buona parte di quelle che saranno le attività per il 2026. Avremo un febbraio molto intenso durante il quale porteremo Bolgheri in giro per l’Europa. La prima tappa, programmata per il 2, sarà a Zurigo in Svizzera, uno dei principali mercati europei per la denominazione, dove ci sarà una grande degustazione con 40 aziende presenti. Seguirà Parigi con Wine Paris, poi Londra con un evento c/o il Pall Mall dove presenteremo in anteprima l’annata 2023. Ad aprile invece si ritorna tra i nostri confini con il classico impegno al Vinitaly e infine un evento in tarda primavera al quale però stiamo ancora lavorando. Accanto a queste attività ci sarà un particolare impegno per intraprendere un percorso che ci porti ad una politica di salvaguardia e cura del territorio più organico e incisivo. Infine, continueremo con la nostra attività di tutela del marchio Bolgheri e di formazione dedicata ai soci con approfondimenti di diversa natura. Insomma ci aspetta un grande 2026».

Harvest time at Tenuta Argentiera, Bolgheri, Tuscany, Italy
«I cambiamenti dei consumi in atto, le guerre, la crisi che ha colpito mercati per noi di grande interesse e per ultimi i dazi, sono alcuni dei motivi di preoccupazione che dobbiamo tener ben presente. Gli ultimi sono stati mesi difficili ma alcuni dati in miglioramento ci lasciano un certo ottimismo. Basta guardare gli ultimi indici di Liv-ex che dimostrano una piccola inversione di tendenza dopo qualche mese di calo. In merito a Bolgheri posso sicuramente dire che si tratta di una denominazione sana. Con i nostri 1379 ettari di Doc e le quasi sette milioni di bottiglie prodotte, abbiamo visto, dai dati in nostro possesso, che siamo perfettamente in linea con i numeri dello scorso anno in termini di offerta. Sarà nostra cura tirare le somme a fine anno per avere una valutazione più dettagliata».
«Bolgheri è una denominazione di grande appeal, una delle ultime frontiere, in ordine temporale, dove il vino è nato ed è cresciuto in tempi relativamente brevi. E lo ha fatto con determinazione e serietà, riuscendo a creare uno stile in grado di contraddistinguerci. Questa per me è la più grande ricchezza. Sarà importante conoscerla fin dentro le viscere, continuando a lavorare sui suoli, sui vitigni in correlazione con esso, capire e cercare di gestire nel miglior modo possibile il cambiamento climatico che stiamo vivendo. Questa sarà probabilmente la prossima sfida. Siamo giovani sì, ma determinati. Abbiamo attraversato le incertezze degli anni Ottanta, i sogni che si realizzavano degli anni Novanta, mercati euforici, usi forse un po’ esagerati dei legni, crolli finanziari, etc etc ma la nostra forza è che quegli uomini insieme agli altri arrivati dopo di loro non hanno mai dimenticato che al centro di tutto deve sempre rimanere il territorio. Perché è questa l’unica nostra ricchezza. È importante non lasciarsi travolgere. Trovare il modo di gestire i cambiamenti in maniera equilibrata e razionale. Continuare a lavorare però tenendo alcuni punti ben saldi: l’identità territoriale e la coerenza del percorso che ogni produttore e ogni denominazione compie».
Oggi il Consorzio riunisce 75 aziende, che rappresentano il 99% dei 1.379 ettari della Doc. L’età media dei vigneti è di 15 anni e quasi tutte le cantine seguono l’intero ciclo produttivo, dalla vigna all’imbottigliamento. Nel 2024 la produzione imbottigliata ha raggiunto circa 6,8 milioni di bottiglie, confermando la capacità della Doc Bolgheri di valorizzare la straordinaria varietà del territorio e di affermarsi tra le denominazioni più apprezzate dalla critica e dal mercato internazionale.
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