Specie aliene

L'invasione dei gamberi rossi della Louisiana, spiegata bene

Nei fiumi italiani sta arrivando il crostaceo tipico del Sud degli Stati Uniti, ma dal carapace può nascere un integratore anti-microplastiche e si possono anche cucinare in deliziose ricette

  • 29 Luglio, 2025
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Dopo il granchio blu arriva l’allarme per il gambero rosso della Louisiana: squisito da provare nella cucina cajun, altamente pericoloso per i nostri fiumi dove la particolare resilienza e l’aggressività di questo gambero “alieno” mette a rischio le specie autoctone e anche gli argini dei corsi d’acqua. Ma, secondo una ricerca americana (ma di fatto molto italiana) il carapace di questi crostacei sarebbe alla base di un integratore in grado di ripulire in nostro organismo dalle microplastiche che quotidianamente ingeriamo: la dose annua stimata è di 45mila particelle pro capite.

Gli avvistamenti del Gambero Killer

Uno degli ultimi avvistamenti è avvenuto (con tanto di scatto fotografico) nel centro storico medievale di Soncino, in provincia di Cremona, e lungo le rogge, i canali artificiali che fanno parte della complessa rete idrica che caratterizza la pianura circostante il borgo di Soncino, derivati dal fiume Oglio utilizzati principalmente per l’irrigazione dei campi e in passato per alimentare mulini ad acqua. La segnalazione della presenza del gambero rosso della Louisiana (chiamato anche gambero killer per la sua aggressività e voracità) è arrivata al quotidiano La Provincia di Cremona con la foto di un passante scattata lungo la Passeggiata del Naviglio.

Storia e diffusione di una invasione

La presenza in Italia del gambero rosso della Louisiana, presente fin dagli anni ’40 anche se in misura limitata, ha cominciato a farsi notare negli anni ’90 del secolo scorso, quando un’azienda toscana ha pensato bene di allevare la specie in acquacoltura nel lago di Massacciuccoli. Una vicenda documentata dalla zoologa toscana Francesca Gherardi – scomparsa nel 2013 – nei suoi vari studi sui crostacei di acqua dolce e sulle specie invasive. Da lì in poi il “gambero killer” si è diffuso in gran parte dei corsi d’acqua della Penisola, isole comprese.

Dal carapace l’integratore contro le microplastiche

«Le micro e nanoplastiche sono ormai presenti in tutto il corpo umano. L’aiuto, però, ci viene dalla natura, grazie a una fibra naturale che, date le sue caratteristiche molecolari specifiche e l’elevata capacità di legame, può rappresentare un valido supporto per favorire la loro eliminazione e contribuire al benessere generale», spiega il professor Umberto Cornelli, della Loyola University di Chicago riportato da Pianeta 2030 del Corriere della Sera. Una fibra “toccasana” che è appunto quella derivata dalla chitina di cui il carapace del gambero rosso della Louisiana (nome scientifico Procambarus clarkii) è composto.   L’integratore derivato da questa ricerca e già commercializzato dalla italiana Guna, si chiama – senza nascondere il suo scopo – Plastikdren: secondo gli studi pubblicati su due riviste scientifiche di settore, “Foods” e “Polymers”, sarebbe in grado di portare l’organismo a espellere il 45% delle plastiche ingerite.

Gamberi killer a tavola: Jambalaya e Gumbo

Dunque, tutti a caccia di gamberi killer! Per mangiarceli, come per il granchio blu, quando cominceremo a trovarne nei nostri supermercati e pescherie: magari utilizzandoli per rifare in casa uno dei piatti simbolo della cucina creola, il Jambalaya, piatto povero e allo stesso tempo ricco di gusto in cui carne, pesce e verdure vengono cotte insieme in un’unica grande padella, arricchite con spezie ed erbe aromatiche. Per il condimento cajun da utilizzare si può fare in casa unendo un cucchiaio di paprika, sale, aglio in polvere, pepe cayenna, cipolla in polvere, timo e origano secco. Mentre il chorizo è facilmente sostituibile con una nostrana salsiccia, magari anche piccante. Una sorta di paella made in New Orleans dove si aggiunge tutto mano a mano e si finisce con la cottura breve dei gamberi rossi sgusciati.

Un altro piatto tradizionale dello stato affacciato sul Golfo del Messico è il Gumbo, una zuppa di crostacei cremosa a base di gamberi e granchi il cui sugo di pomodoro e spezie è addensato con un roux di olio e farina (o maizena).

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