Il primo Summit globale sul Soft Power si è tenuto a Londra lo scorso 25 febbraio. Stilando una classifica per nazioni basata su familiarità, influenza, reputazione. Primi gli Stati Uniti, l'Italia è undicesima. Buona posizione, il merito va alla cucina!
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Cos’è il Soft Power

La cucina come importante volano per accrescere il prestigio dell’Italia nel mondo. Il Summit globale sul Soft Power ha aperto la settimana londinese per presentare la più completa indagine mai condotta in materia di soft power (tra gli speaker della giornata anche l’ex segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon). Ovvero quel potere esercitato dai singoli Stati nel presentarsi al mondo per i valori culturali che li contraddistinguono, determinando una crescita di prestigio e influenza su scala internazionale che prescinde da eserciti e atti di forza. Insomma, una chiave moderna per stilare una classifica delle superpotenze mondiali basata su creatività, tradizioni, cultura, socialità. E tutto quello che ci piacerebbe fosse anteposto alle prove di forza nel determinare il rapporto tra Stati (“il soft power supera i confini e costruisce ponti”, dice Ban Ki-moon a riguardo). È un sorriso amaro quello che accompagna il riconoscimento dell’Italia come superpotenza culturale, in giornate difficilissime per il Paese e per il suo sistema turismo, messo a dura prova dall’allarme Coronavirus. Ma i dati emersi nel corso del summit londinese non fanno che evidenziare, ancora una volta, i punti di forza che l’Italia è chiamata a tutelare.

La classifica globale del Soft Power. Il primato degli Stati Uniti

La ricerca curata da Brand Finance ha coinvolto oltre 55 mila persone in più di cento Paesi, misurando 60 nazioni sulla base dei parametri di Familiarità, Reputazione e Influenza: la somma dei punteggi ha contribuito a determinare il piazzamento finale. E se gli Stati Uniti si aggiudicano a mani basse l’ennesimo trofeo – primi per Familiarità e Influenza, nonostante la Reputazione danneggiata dalla presidenza di Donald Trump – l’Italia, che strappa “solo” l’undicesimo piazzamento complessivo trascinata in basso dalla cattiva percezione politica del Paese, non teme rivali in fatto di cultura.

L’Italia è prima per la sua cucina

Seconda nel mondo per cultura e patrimonio storico (la medaglia d’oro spetta alla Francia), e terza per la capacità di creare marchi di alto valore riconosciuti globalmente, è indiscutibilmente prima per la cucina e la sua storia gastronomica. Il tema della cucina come soft power di grande importanza strategica era già stato sollevato all’indomani della prima Settimana della Cucina Italiana nel mondo (era il 2016), in occasione del convegno sulla gastro-diplomazia organizzato da Nomisma: cibo, cucina e cultura enogastronomica sono potenti strumenti di politica estera e di diplomazia economica. Perché la gastronomia è in grado di rappresentare l’identità nazionale facendo leva su valori condivisi, diventando così mezzo potente per promuovere l’export di beni e servizi.

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La Top Ten

Certo, da sola la cucina non basta a portare in top ten l’Italia (che pure può essere fiera dell’ottimo piazzamento), sopravanzata da Svezia (9), che beneficia dell’impegno su clima e welfare, Francia (6), Svizzera (8); e pure dal Canada (settimo), percepito come il Paese più generoso del mondo, e terzo per tolleranza. Subito sopra il nostro Paese, invece, si piazza a sorpresa la Russia, spinta dall’influenza che esercita in ambito internazionale, come pure la Cina, addirittura quinta nonostante il regime autoritario vigente. Il podio, però, accanto al primo gradino statunitense, spetta a Germania e Gran Bretagna, rispettivamente medaglia d’argento e bronzo: la stabilità economica e la leadership della Merkel spingono la prima, arti e spettacolo (oltre al prestigio della monarchia) la seconda. Quarto il Giappone, che scala posizioni per il valore di marchi tecnologici universalmente riconosciuti.

 

a cura di Livia Montagnoli