In questi giorni le startup specializzate in menu digitali stanno spuntando come funghi, abbiamo selezionato alcune realtà italiane specializzate in menu digitali, non improvvisate e ciascuna con dei punti di forza caratterizzanti.
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Dopo la diffusione del protocollo stilato dall’Inail in collaborazione con l’ISS, ritenuto dalla maggior parte degli esercenti inapplicabile pena il serissimo rischio di fallire, le cose si sono sbloccate grazie al lavoro fatto dalla Regione Emilia Romagna in virtù di una collaborazione tra operatori economici e governo regionale, e ne è scaturito un regolamento equilibrato avvallato dal Governo. In questo pacchetto di misure, che molti hanno accolto positivamente, si consiglia, tra le altre cose, l’adozione di menu digitali su dispositivi dei clienti dato che quelli cartacei sono pressoché impossibili da igienizzare. E dunque: quali sono le aziende o le startup italiane specializzate nei menu digitali?

Le aziende e le startup italiane specializzate in menu digitali

In questi giorni le startup specializzate in menu digitali stanno spuntando come funghi, ci sono anche dei siti, per esempio, che permettono al ristoratore di creare in maniera abbastanza intuitiva il proprio menu (li si trova facilmente digitando su Google “generatore online di menu”). O ci sono anche alcune piattaforme di prenotazione online, tra cui TheFork con ForkMenu, che ora mettono a disposizione questo servizio. Noi abbiamo selezionato quattro realtà italiane specializzate in menu digitali, non improvvisate e ciascuna con dei punti di forza caratterizzanti.

menu digitali chuzeat

Chuzeat

Si tratta di un’app ideata già due anni fa (ma lanciata sul mercato recentemente) dal team di ricerca di Foodea Lab, una società campana con uffici operativi in Lombardia e nel Lodigiano, che si occupa di soluzioni innovative per la ristorazione. Qui si parte da un QuID, ovvero un segnatavolo digitale che genera QR code dinamici (cioè che cambiano di continuo in modo tale che non possano essere per esempio fotografati e utilizzati altrove) e che consente ai commensali di procedere con gli ordini tramite smartphone confrontandosi tra loro (“Luca ha ordinato gli spaghetti”, “li voglio anche io”), con la possibilità di settare la lingua e i propri gusti o esigenze dovute a regimi alimentari particolari, come allergie, intolleranze, diete o restrizioni religiose. Dal lato ristoratore permette di ricevere un ordine ottimizzato, al pari di quello ricevuto da un cameriere, per intenderci. Con Chuzeat si può pagare direttamente dallo smartphone e, volendo, si può interagire con il ristoratore complimentandosi o, perché no, facendogli delle critiche costruttive in maniera privata e anonima. Le caratteristiche del costo per il ristoratore dipendono dalla formula scelta, a seconda che si usufruisca del semplice software (il QuID per intenderci) o anche del relativo tablet messo a disposizione. Ma in ogni caso il sistema di pagamento per il ristoratore prevede un costo che è inferiore al costo che comporterebbe offrire un caffè al cliente e questo costo diminuisce ulteriormente in base all’utilizzo.

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www.chuzeat.com – servizio che si paga in modalità pay-per-view

Dishcovery menu digitali

Dishcovery

Dietro alla startup bolognese nata nel 2018 ci sono Giuliano Vita e Marco Simonini (che abbiamo intervistato un po’ di tempo fa), che fin dall’inizio hanno puntato sulla creazione di menu digitali multilingua e interattivi, “noi non traduciamo semplicemente il menù – spiegano – lo raccontiamo. La traduzione, infatti, non basta, il menu deve essere raccontato. Per usare un linguaggio più tecnico noi ‘tras-creiamo’ i piatti declinandoli nelle diverse culture”. Uno strumento che speriamo possa servire in un futuro prossimo, con il ritorno dei turisti in Italia, e che nel frattempo va incontro perfettamente alle attuali norme igieniche e alla possibilità da parte del ristoratore di ricevere anche gli ordini per le consegne a domicilio e take away. Dishocovery dà poi l’opportunità di inserire eventuali foto, menu del giorno, filtro degli allergeni e diete, e l’integrazione con PayPal e Saitispyay permette inoltre di pagare in tempo reale, in piena sicurezza e sempre nel rispetto delle norme igieniche.

dishcovery.menu – servizio gratuito per i primi 30 giorni e poi 18 € al mese, senza costo di attivazione

Food Menu menu digitali

Food Menu

Il servizio made in Calabria nato nel 2015 si occupa fin dagli esordi di menu digitale, anche in multi-lingue e con il filtro allergeni (in riferimento al Regolamento Europeo 1169/11). Le sue particolarità sono molteplici: gli sviluppatori sono interni, mettono a disposizione un codice di incorporamento per integrare il menu digitale all’interno del sito web del ristorante (in parole semplici: il menu non è visibile come un pdf ma è interno al sito e responsive e ottimizzato per mobile) e oltre al QR code consegnano un url personalizzato – www.foodmenu/nomelocale – così anche chi non sa scansionare il QR code può tranquillamente digitare l’url per visionare il menu. La praticità di questo servizio è data anche dalla possibilità di condividere il singolo piatto, con foto annessa, nei vari social e di poter oscurare con un semplice click le pietanze non più disponibili. “Stiamo inoltre implementando la possibilità di personalizzare i propri menu digitali, anche per esempio aumentando il font, una richiesta che ci è arrivata da parecchi ristoratori”.

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www.foodmenu.it – servizio gratuito per i primi 60 giorni e poi 30 € al mese + 150 euro di setup

My Contactless Menù

L’azienda italiana HealthyFood di Pietro Ruffoni, ideatore di MyCIA, ha messo a punto un pacchetto di servizi volti alla digitalizzazione della ristorazione, tra cui il menu digitale che traduce in maniera istantanea in 60 lingue. Come funziona? Il cliente può visionarlo attraverso la scansione via smartphone di un QR Code posizionato sul tavolo dal ristoratore, visualizzandolo già nella propria lingua. In più, se il ristoratore lo ritiene un valore aggiunto, sono consultabili anche i valori nutrizionali e calorici di ciascun piatto. Il ristoratore può aggiornarlo in tempo reale, è visibile da remoto e il cliente ha la possibilità di filtrare i piatti in base alle proprie preferenze eliminando gli alimenti non graditi. All’interno di My Contactless Menù è pure presente la possibilità di prenotazione online direttamente dall’app e di attivare il servizio Order & Pay by Phone, per pagare dallo smartphone, evitando passaggi di carte, comande o ancor peggio di soldi in contanti.

mycontactlessmenu.cartaidentitalimentare.com – servizio gratuito per i primi 30 giorni e poi 19,90 € al mese (anziché 59,90€ al mese) per i successivi dodici mesi.

menu digitale Safe Table

Safe Table

Anche in questo caso c’è un QR code da inquadrare e la possibilità di tradurre il menu in 12 lingue, ma quello che differenzia Safe Table dagli altri servizi è l’opzione di ricevere anche un servizio fotografico ad hoc. Dietro il progetto c’è infatti Matteo Barro, fotografo e videomaker giramondo, che insieme alla compagna Eva Offen (la parte più pratica e pragmatica del progetto) ha ideato un menu digitale super attento all’estetica. Come funziona: il ristoratore manda il proprio menu in qualsiasi formato e loro creano la versione digitale personalizzata, attingendo da infinite soluzioni grafiche. In più, insieme al QR code, inviano pure una vetrofania grazie alla quale il cliente può consultare il menu anche all’esterno del ristorante. E tra i servizi aggiuntivi c’è la possibilità di implementare una sezione per la registrazione e relativa fidelizzazione del proprio cliente.

www.safetable.it – servizio di un anno per il costo mensile a partire da 25 €

Della digitalizzazione ve ne abbiamo parlato in tempi non sospetti (era maggio del 2018), trattando anche altre tematiche come per esempio la possibilità, tramite digitalizzazione, di gestire in maniera strategica il database dei clienti, creando ad esempio mailing list e fidelizzandolo il più possibile, annotando le sue richieste o necessità e tenendo traccia del numero delle visite, il numero dei commensali, le eventuali lamentele e infine anche i no-show. Senza però esimerci dal far emergere alcune criticità, sempre della digitalizzazione, perché il rischio di recuperare forzatamente informazioni o elaborarle in maniera superficiale effettivamente c’è. Ma ora come ora, che la tecnologia è da considerare solamente un alleato, la differenza la si farà sul campo e su come si utilizzano certi strumenti.

Articolo in costante aggiornamento

a cura di Annalisa Zordan