I mercati rionali di Milano, dove ritrovare l'anima della città

11 Feb 2024, 18:16 | a cura di ,
Una storia che nasce quasi 100 anni fa e non vuole chiudersi, la storia dei mercati rionali di Milano

«Ma dove lo trovate a Milano un cavallo così?». E non siamo all’Ippodromo di San Siro. Francesco Landillo sorride fiero, sventolando un pezzo di cavallo che peserà dieci chili. Trasuda passione per il mestiere, orgoglio per il suo stand di carne equina laggiù, nella dura periferia urbana tra il Giambellino e il Lorenteggio. E come lui sorridono un formaggiaio di Baggio, una macellaia peruviana sulla Darsena, un ortolano di piazza Wagner. Sono i protagonisti di una città che resiste e si reinventa, tra fatiche e fantasia. E che non si arrende a chiudere una storia iniziata quasi un secolo fa: la storia dei Mercati comunali coperti del Comune di Milano.
Al glorioso traguardo mancano solo sei anni. Perché era il 1930 quando il podestà Marcello Visconti di Modrone diede il via alla realizzazione di una serie di mercati coperti, dove i prezzi al consumo fossero vigilati dal Comune, facendo da calmiere e da monito alle botteghe private; dovevano essere presenti in ogni quartiere popolare, di modo che ogni milanese vi si potesse recare “con mezz’ora di cammino a piedi”. Un precursore della città sognata dall’attuale sindaco Beppe Sala, dove tutto sarà raggiungibile in un quarto d’ora.

mercato di piazza wagner

Il mercato di piazza Wagner. In apertura, il mercato del Corvetto: Anna Luzzi, a destra, insieme a due colleghi, è rimasta a "presidiare" il mercato di piazza Ferrara

Mercati e food district

Quella Milano non c’è più, e i mercati rionali hanno rischiato di morire con lei, travolti dalla grande distribuzione. Invece con fatica e con determinazione, è prevalsa la volontà di non cancellare pezzi del paesaggio urbano che però andavano – per avere ancora un senso – reinventati. Nelle due  location più appetibili, piazza Santa Maria del Suffragio e piazzale Lagosta, i vecchi rionali sono diventati food district di successo. Negli altri si è avviato un percorso di rinnovamento che sta dando i suoi frutti. E che sta tornando a fare dei mercati comunali uno dei tre poli di spesa privilegiati per i milanesi che non si arrendono al supermarket: insieme a loro ci sono gli ottantadue mercati settimanali ambulanti, che con le loro bancarelle all’aperto invadono a rotazione le strade della città, e i mercati generali della verdura, che  aprono i loro stand ai privati ogni sabato, consentendo alle famiglie di aggirarsi tra i capannoni riservati di solito ai grossisti.

Segnali di crisi e impegno del Comune

Non sempre la reinvenzione dei mercati coperti è andata a buon fine: il mercato coperto di viale Rombon per renderlo attrattivo lo hanno ribattezzato tristemente “Foody”, oggi è chiuso e le ruspe incombono; in piazza Prealpi gli stand storici si battono perché il mercato non sia ceduto ai privati. Intanto però ci sono quelli che ce la fanno, che si abbelliscono, che inventano offerte nuove; che fanno insomma del vecchio mercato rionale un posto piacevole dove stare, bere un calice, fare la spesa, incontrare i vicini. Un po’ centro di aggregazione sociale, in fondo, lo sono sempre stati. Ora – la parola d’ordine è “ibridazione” – la mescolanza di attività è esplicita, accanto al droghiere etnico c’è il centro d’ascolto per il disagio giovanile, il patronato per gli immigrati è affianco al furmagiat. Il Comune ci mette del suo tenendo bassi gli affitti degli stand, 130 euro l’anno al metroquadro. Ma a far girare il motore è soprattutto la passione di chi ogni mattina apre il suo stand e crede in un progetto condiviso. Perché proprio questa, a ben guardare, è la peculiarità dei mercati rionali: ognuno lavora per sé, e con il collega dello stesso settore ci si fa la giusta concorrenza. Ma si pensa anche al bene comune, perché se un mercato muore muore per tutti. In piazza Ferrara, al Corvetto, sono rimasti in tre, a tenere alta la saracinesca, e l’incertezza sul futuro si tocca con mano. «Non sappiamo quale sarà la nostra sorte e il Comune non ci dà risposte – brontola la bella pescivendola Anna Luzzi – si limita ogni tre mesi a mandarci la bolletta dell’affitto, ma ogni volta potrebbe essere l’ultima». Lei è ottimista? «Se non ero ottimista, non ero qui stamattina alle quattro».

Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo Economico e alle Politiche del Lavoro

L’assessora: “Presto anche il nuovo Rombon”

Sul legame tra cittadini e mercati e sulle politiche dell’amministrazione comunale per questo patrimonio importante del capoluogo ambrosiano, abbiamo sentito l’assessora Alessia Cappello, responsabile dello Sviluppo Economico e delle Politiche del Lavoro del Comune di Milano. «I mercati – dice l’assessora – Sono dei punti di riferimento per la buona spesa quotidiana dove trovare cibo sano e non omologato, a km zero, con minore spreco e prezzi competitivi. Ma non possiamo dimenticare anche il ruolo sociale che svolgono come punto di incontro e prossimità che contribuisce ad accrescere la qualità della vita dei residenti». Certo, però, per anni hanno vissuto momenti di stanca e di crisi, al limite della chiusura: quali gli impegni del Comune? «Abbiamo avviato un processo di riqualificazione degli immobili che ospitano i mercati, trasformandoli in spazi moderni e accoglienti, sempre più multifunzionali, non solo centri di scambio di merci, ma anche di idee e relazioni – spiega l’amministratrice – Fino ad ora abbiamo riqualificato completamente 5 dei 20 mercati coperti cittadini, ma non ci fermiamo, oggi abbiamo altri 4 progetti in corso: dal Mercato Fusina, in piena fase di rilancio in una zona dalla rinnovata vitalità grazie all’apertura della nuova M4 al mercato Rombon, dove  sono in corso le opere di completa riqualificazione in collaborazione con Sogemi che porteranno alla nascita di un Foody Market di quartiere, prima sperimentazione concreta della collaborazione tra mercati al dettaglio e quelli all'ingrosso».

di Luca Fazzo, Paolo Manfredi e Sabina Montevergine - Foto di Marco Beck Peccoz

 

 

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