Non si fermano gli investimenti del mondo dell'ospitalità a Roma. Hotel superlusso, grandi catene alberghiere, easy living e ostelli. Una panoramica (volutamente non esaustiva) di quel che accadrà nei prossimi mesi.
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THE BEST IN ROME & LAZIO

C’è stato un tempo in cui era – semplicemente – Nobuyuki Matsuhisa, poi l’incontro con De Niro, nel 1988, appena un anno dopo l’inaugurazione del Matsuhisa di Los Angeles, e la nascita del mito Nobu. Che è, prima di tutto, un impero imprenditoriale che conta una cinquantina di insegne in quattro continenti, tra ristoranti e alberghi che fanno capo al brand Nobu Hospitality fondato dai due insieme a Meir Teper nel 1994 (ma il sodalizio era nato già con il primo Nobu, quello – ça va sans dire – di New York).

In Italia Nobu & Co sono approdati alla soglia del nuovo millennio all’interno dello store Armani di Milano e ci sono voluti più di 20 anni perché decidessero di tornare nel Belpaese. Stavolta lo fanno planando in pompa magna nel cuore della città eterna, in quella via Veneto che ha forse conosciuto giorni migliori ma che ancora conserva fascino e grandi potenzialità, sede com’è di grandi alberghi, di un’eredità non del tutto appannata della Dolce Vita e di un’innegabile bellezza sul punto di risorgere. Proprio qui aprirà il primo Nobu Hotel and Restaurant d’Italia, che va a rimpolpare una collezione di alberghi in vertiginoso sviluppo: poco più di 10 finora, raddoppieranno nel breve periodo stando agli annunci che si susseguono a ritmo sostenuto.

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Nobu a Roma

A Roma il taglio del nastro è previsto per l’estate 2022, negli spazi un tempo del Grand Hotel Via Veneto: l’operazione è frutto della collaborazione tra Nobu e Carlo Acampora, Chairman e CEO dell’hotel, una sinergia che – fuori dai convenevoli di rito – si preannuncia esplosiva: “creare qualcosa di unico, che lascerà davvero il segno nella comunità di Roma” è l’ambizione dichiarata di Trevor Horwell, Chief Executive Officer di Nobu Hospitality. Aspettiamo dunque il prossimo anno per il taglio del nastro, quel che ora si sa è la struttura: due edifici del XIX secolo, 122 tra camere e suite inclusa l’enorme Nobu Suite di 500 metri quadrati, un roof da cui si gode una vista che riconcilia con la città, il consueto côté di servizi dell’ospitalità extra lusso, dalla Spa al centro fitness a una lounge per la musica, e – ovviamente – il ristorante Nobu.

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Roma: destinazione alberghiera

Nobu è solo uno degli ultimi tasselli di un panorama alberghiero in crescente fermento, dove si susseguono a passo di carica nuove aperture e inaugurazioni di rango, con un’iniezione di energie e capitali come a Roma non si vedeva da decenni. Solo qualche giorno fa è stato il turno del W Rome, sede capitolina e prima italiana del W Hotels Worldwide di Marriott Bonvoy: 162 camere, anch’esse su due edifici del XIX secolo a un passo da Via Veneto e Piazza di Spagna, precisamente a via Liguria. A firmare gli spazi, Meyer Davis che elabora un affascinante dialogo tra design moderno e riferimenti alla storia e alla cultura della città, ricco di soluzioni inaspettate e spunti eclettici come il murale realizzato dall’artista italiana Costanza Alvarez de Castro ispirato ai giardini romani (a tal proposito torna in mente un altro murale, stavolta firmato da Alice Pasquini, dell’hotel  The Chapter che ancora è in attesa di inaugurare il suo ristorante dopo l’apertura estiva della terrazza Hey Güey).

Ma, tornando al W Rome, è sul fronte food che la struttura cala una coppia d’assi, ovvero Ciccio Sultano (Tre Forchette del Gambero Rosso con il Duomo) e Fabrizio Fiorani. Anche al ristorante Giano (non a caso dio bifronte) si celebra un incontro tra culture diverse: quella siciliana dello chef  di Ragusa (che ha all’attivo anche il San Corrado di Noto e Pastamara a Vienna) e quella capitolina, con una proposta familiare che prevede piatti da condividere e un’apertura all day long. A completare l’offerta, ci sono street food siciliano e dessert d’autore, quelli di Zucchero – primo spazio firmato da Fabrizio Fiorani – con una carta dei dolci da gustare a ogni ora, con tanto di “moneta” da spendere nella macchina delle golosità.

VELO ROMA

Un’interessante conquista di spazi dell’alta pasticceria all’interno degli hotel, come già visto in The First Dolce (seconda sede di una mini catena che a breve inaugurerà il terzo spazio dedicato alla Musica). Sempre a proposito di caffetterie d’hotel c’è Cugino, la caffetteria di The Hoxton – prima struttura in Italia del marchio inglese Ennismore – che nel frattempo ha inaugurato anche il ristorante Beverly, che non tradisce lo stile Hoxton: informale, accogliente con una cucina che si ispira agli insegnamenti di Alice Waters.

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Rimandati al prossimo anno

Bisogna spettare almeno il prossimo anno per le molte nuove insegne che attendono gli ospiti in transito per la capitale: tra queste ci sono Bulgari con il ristorante Niko Romito (che ha appena inaugurato a Parigi), negli spazi che sono stati di ‘Gusto dove – ed è una novità – al team dello chef di Castel di Sangro dovrebbe andare anche la gestione diretta del bar dell’hotel (inaugurazione prevista: autunno 2022), e c’è il The Rome Edition (in foto) la prima sede italiana del brand nato dall’incontro tra Marriott International e Ian Schrager: 95 tra camere e suite, una penthouse con megaterrazza privata, palestra hi-tech e ovviamente ristorante e un bar.

Arriverà il prossimo anno anche la sede romana del Rosewood, che comprenderà tre edifici dei primi del ‘900, tra cui anche l’ex sede della BNL di Marcello Piacentini; il mood? Atmosfera rilassata, spazi sofisticati e un’offerta gastronomica articolata tra bistrot italiano contemporaneo, lobby bar e terrazza panoramica. Attesa anche per Six Senses, il primo italiano, a piazza San Marcello: un centinaio di camere in un palazzo del XVIII secolo: “più di un edificio per me” dice l’amministratore delegato Neil Jacobs: “un progetto umano, motivo per cui stiamo collaborando con architetti e designer”, tra questi anche Patricia Urquiola che firma gli interni che mantengono la consueta originalità. A corredo delle stanze, anche un giardino botanico e un orto dedicato al ristorante che punta molto sul vegetale, in perfetta coerenza con lo stile Six Senses.

Le altre aperture

Il panorama dell’ospitalità non si muove solo sui binari dell’extra lusso: anche Roma intercetta la lunga ondata dei nuovi ostelli e degli alberghi per nomadi digitali, spazi informali ad alto tasso di coolness, meta di millennials. Design spesso irriverente, sempre molto riconoscibile, spazi condivisi, aperti alla città, molto accessibili nei costi. Ne sono un esempio gli Student Hotel – vi avevamo parlato di quello di Firenze – catena olandese per ora presente solo nella città medicea e a Bologna, ma attesa anche a Torino e a Roma, negli spazi (riprogettati dall’architetto Matteo Fantoni) dell’ex Dogana di San Lorenzo, proprio a un passo da un’altr realtà fresca di inaugurazione: la Soho House, club riservato ai soli soci (e agli ospiti di questi) parte di una rete internazionale che guarda al mondo dei creativi e a chi cerca movimento, contatti, e un certo giro. Aperto appena un paio di mesi fa, sta velocemente prendendo piede, forte di quell’esclusività non impossibile da scalfire, a una proposta food molto familiare, a un fee d’ingresso alto ma non altissimo (ma qui non basta pagare per essere nel club), merito anche della general manager Giorgia Tozzi, che qualcuno ricorderà al Vilòn (altro indirizzo da segnare per gli amanti dell’hotellerie) e prima ancora al De Russie.

Pescando ancora tra le insegne pop che offrono non solo stanze ma anche attività, luoghi di aggregazione e di intrattenimento troviamo la spagnola Room Mate di Kike Sarasola che – seppur in un momento non roseo per la compagnia alberghiera – è approdata nella capitale a giugno con il marchio Filippo e Gran Filippo appartamenti. Poco dopo è stato il turno di Mama Shelter dei cofondatori del Club Med (insieme ad Accor, sempre più in rampa di lancio nel differenziare proposte): 217 camere su sei piani, atmosfere pop con tanto di personaggi dei cartoon ad accompagnare gli ospiti, divertimento condiviso, accessibilità e servizi, proposta ristorativa easy e divertente tra hamburger, pizza e via così. A breve arrivano anche  CitizenM, che debutterà probabilmente nel 2022 sull’isola Tiberina, Jo&Joe (di nuovo del gruppo Accor) nel 2023, e il primo hotel italiano del brand Orient Express entrato nell’era Accor (ancora lui) che riapre l’Hotel Minerve in piazza della Minerva.

Non è finita qui, perché altri cantieri punteggiano la città. Ve ne parleremo a breve.

 

a cura di Antonella De Santis