Dalle informazioni off-label per ingredienti e calorie, all’estensione al 2045 delle autorizzazioni, dalla de-alcolazione alla promozione e gestione dell’offerta per i Consorzi. Diverse le novità per il vitivinicolo. In attesa dell'ok finale alla riforma in autunno, il confronto si sposta sui Piani strategici nazionali
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In una Pac più verde, con meno risorse (da 392 a 386,6 miliardi di euro di cui 34 per l’Italia, oltre 6 in meno) e con più impegni per gli agricoltori: tutto sommato non è andata male al settore vitivinicolo. In tre lunghi anni di trattative sulla nuova Politica agricola comune 2023-2027, approvata provvisoriamente il 24 e 25 giugno in sede di super-trilogo e validata lunedì 28 giugno dal Consiglio dei Ministri agricoli dell’Ue quasi all’unanimità (non c’è stato il sì della Bulgaria), il vino ha portato a casa innanzitutto il mantenimento della propria specificità finanziaria nell’ambito dell’impianto complessivo della riforma, come hanno fatto apicoltura, ortofrutticoltura, olivicoltura e luppolicoltura. Il che significa, ancora una volta, risorse ad hoc per i Piani nazionali di sostegno (Pns).

Non è questa una novità dell’ultimora ma è opportuno ricordare che l’identità del vino nell’Ocm unica (istituita nel 2013) non è così scontata, come testimoniano sia i ripetuti appelli lanciati ormai quattro anni fa dalle associazioni di categoria preoccupate dalla tendenza dell’allora presidenza Juncker a una certa spending review, sia le nette prese di posizione (a difesa del vino) del mondo politico in sede di proposta di riforma.

Possibile ok definitivo in autunno

L’intesa provvisoria raggiunta durante il semestre portoghese dovrà passare, il prossimo autunno, al Parlamento Ue, prima in sede Comagri e poi all’esame della seduta plenaria, a cui farà seguito il via libera del Consiglio Ue. Giuristi, tecnici e interpreti sono già al lavoro per predisporre i testi multilingue che saranno messi ai voti. A quel punto, le 7 milioni di imprese agricole europee potranno contare su un finanziamento che costituisce quasi il 32% del budget totale dell’Ue. Una somma seconda soltanto al Recovery fund.

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In linea generale, come ha ricordato lo stesso Paolo De Castro, europarlamentare e membro della Commissione agricoltura al Parlamento Ue, uno dei primi grandi risultati del compromesso politico sulla Pac è stato l’annullamento del rischio di ri-nazionalizzazione della riforma (da una regia europea a una nazionale), come era previsto nell’impianto iniziale della Commissione. Di buono c’è anche l’autonomia concessa agli Stati membri nell’applicazione dei tanto temuti eco-schemi, che consentiranno ai governi flessibilità nelle misure ambientali da inserire nei Piani strategici nazionali ancora tutti da predisporre: un tema, questo, sui cui si concentrerà nei prossimi mesi il lavoro e il confronto, che si annuncia molto serrato, tra Ministeri e associazioni degli imprenditori. Confagricoltura, con Massimiliano Giansanti, vede il bicchiere mezzo vuoto, perché la riforma non ha risposto in pieno alle attese degli agricoltori sul piano delle risorse finanziarie e degli strumenti, considerando anche il contesto pandemico. Tuttavia, la novità è che il Piano strategico dovrà includere anche i Psr, finora appannaggio esclusivo delle Regioni: “Abbiamo l’occasione per dare un filo conduttore coerente e condiviso tra amministrazione centrale e Regioni alle scelte complesse da fare per l’agricoltura italiana”.

Per il vino ue 1,1 miliardi l’anno

Nelle tasche del vitivinicolo, dal 2023 al 2027, ci saranno 1,1 miliardi di euro annui e, in particolare, l’Italia disporrà di 323,88 milioni di euro (meno dei 337 della Pac precedente), davanti a Francia e Spagna. Per gli Stati, ci sarà l’obbligo di destinare per lo meno il 5% delle risorse ad almeno un intervento per tutela dell’ambiente, miglioramento della sostenibilità di sistemi e processi, risparmio energetico. L’industria vinicola europea, rappresentata dal Ceev, ha chiesto ai negoziatori di concludere al più presto le discussioni tecniche: “Appoggiamo questa Pac, che rappresenta un buon compromesso. C’è continuità” dice a Tre Bicchieri il segretario generale Ignacio Sánchez Recarte “nel senso che viene mantenuto il Programma di sostegno al settore vino e c’è un’ambiziosa modernizzazione. Da una parte, si crea un macro-regolamento per i vini de-alcolati e parzialmente de-alcolati, dall’altra parte è previsto l’uso dell’etichetta elettronica. Inoltre” conclude “è una riforma ambiziosa in materia di sostenibilità, perché spinge a migliorare il nostro sistema produttivo”.

Ok a etichettatura digitale

Trasparenza e competitività sono le due parole d’ordine in base alle quali la riforma della Pac interviene nel settore vitivinicolo europeo, leader mondiale per produzione (media annua di 170 milioni di ettolitri, pari al 65% del vino globale), superficie (45%), consumi (60%) ed export (70%). A partire dalle norme sull’etichettatura nutrizionale e l’indicazione degli ingredienti, previste entro fine 2022 per tutti i vini (compresi i parzialmente e i totalmente dealcolati): potrà limitarsi al valore energetico, mediante l’uso del simbolo “E” per l’energia…

a cura di Gianluca Atzeni

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