Il Worldtour del Gambero Rosso ha fatto tappa a Mosca e San Pietroburgo, tra QR code, voglia di tornare a viaggiare e una ristorazione che ha saputo resistere come poche. Tornano a salire gli acquisti di vino italiano: nel primo trimestre +26% a volume. Così il Belpaese continua a dominare la classifica dei fornitori.
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La voglia di ripartire raccolta durante i nostri primi eventi in presenza all’estero è difficile da quantificare. E anche da raccontare. Il vino italiano riaccende curiosità, entusiasmo, slanci emotivi a lungo assopiti. Durante i nostri seminari abbiamo ritrovato sensibilità e attenzioni ancor più intense rispetto a qualche anno fa, con le denominazioni a far viaggiare verso l’Italia una platea di giornalisti, sommelier e importatori che per lungo tempo non si sono potuti spostare.

Gli eventi di Mosca e San Pietroburgo

Dopo la tappa in Germania, ci siamo trasferiti con il Tre Bicchieri World Tour in terra russa. Il 6 luglio è stata la volta di Mosca, l’evento si è tenuto nell’enorme complesso del World Trade Center, all’ombra dei grattacieli della finanza. Due giorni dopo, l’8 luglio, le cantine si sono trasferite a San Pietroburgo, tra le due ampie sale dello storico Hotel Astoria, proprio davanti alla celebre cattedrale di Sant’Isacco.

Durante i due seminari per tappa, dedicati rispettivamente ai premi speciali della guida e a un vero e proprio giro d’Italia dalle Alpi a Trapani, Italy in a Nutshell, abbiamo chiesto ai partecipanti un commento sulla scelta di Putin di chiamare con il termine Champagne solo le bollicine prodotte localmente. Abbiamo raccolto solo minimizzazioni e qualche sorriso. Probabilmente dettati dalla consapevolezza che comunque vada, le bollicine italiane – Asti e Prosecco in testa – da queste parti restano un must, con 25 milioni le bottiglie di spumante italiano stappato solo lo scorso anno.

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Ma oltre alle bollicine, la sete d’Italia – anche di un’Italia meno conosciuta all’estero – resta tanta. Apprezzatissimi, a tal proposito, i vini di Antonella Lombardo (Viticoltrice dell’Anno della nostra guida Vini d’Italia) per la prima volta stappati in Russia. “Abbiamo bisogno di storie come queste, di un avvocatessa giovane che torna alla terra, di una zona come la Calabria poco conosciuta e di vitigni autoctoni che ci fanno viaggiare con la mente”, ci dice la sommelier Luba Yakimova.

In totale sono state quaranta le cantine che, nonostante tutte le difficoltà del caso, tra visti lavorativi e tamponi obbligatori (la Russia non riconosce nessuno dei vaccini autorizzati dall’Unione Europea), hanno raggiunto la Russia per toccare con mano un fermento confermato anche dagli ultimi dati economici.

Consumi in crescita

Infatti, dopo un 2020 chiuso con solo un -3,6% in valore, l’export di vino italiano in Russia torna a crescere nel primo trimestre del 2021; in quantità si è passati da 8,2 a 10,4 milioni di litri, registrando un incremento piuttosto sbalorditivo (+26%). Nei valori, la progressione tra gennaio e marzo è del 17%, da 21,78 milioni di euro a 25,44 milioni, secondo i dati Istat sul commercio estero. Nel complesso, Italia, Francia e Spagna occupano oltre il 60% delle quote del vino importato. L’Italia domina nella classifica dei Paesi fornitori, con circa il 30% delle quote, rispetto a Francia e Spagna che hanno circa il 17% e il 16%. Di pari passo, crescono anche i consumi nel 2020, secondo i dati del Russian federation analytical center, sono stati bevuti circa 11 milioni di ettolitri di vino, con un incremento rispetto al 2019 pari al 13,4%.

La sala di Balzi Rossi a Mosca
La sala di Balzi Rossi a Mosca

Il vino al centro dell’offerta gastronomica

E basta dare uno sguardo veloce alle carte dei vini dei ristoranti di Mosca e San Pietroburgo per comprendere un salto qualitativo enorme. E anche i ricarichi non sono più quelli mostruosi di pochi anni fa: il vino è sempre più un elemento centrale, soprattutto tra i più giovani. L’età media nei wine bar di San Pietroburgo e Mosca è circa la metà di quella in Italia. E si continua ad aprire: il settore ristorativo qui ha patito meno.

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“In effetti siamo rimasti chiusi molto meno rispetto all’Italia o agli Stati Uniti, abbiamo continuato a lavorare bene, adesso stanno continuando a macinare solo i ristoranti con terrazza e spazio esterno, perché da qualche settimana solo le persone con un QR code possono mangiare all’interno di bar e ristoranti” ci racconta Emanuele Mongillo, chef del Balzi Rossi di Mosca. E ottenere quel QR code – l’abbiamo toccato con mano – è una vera impresa, non solo per gli stranieri, ma anche per gli addetti al settore. Eppure, sono in tanti a rilanciare. È il caso di Gianluca Sapia, che abbiamo conosciuto all’evento di Mosca. Ingaggiato via instagram da un imprenditore russo, ha aperto ben quattro locali con un format insolito e innovativo dedicato alle cozze e a oltre 100 suoi abbinamenti e condimenti, Mollusca. “È stato un successo istantaneo, ora stiamo per aprire un ristorante dedicato alla tradizione italiana, Il Matto, mentre con Mollusca apriremo anche a Dubai e New York nei prossimi sei mesi. Qui in Russia pagano per bene il merito, bisogna lavorare sodo ma ci si possono levare soddisfazioni enormi. Hanno apprezzato molto il mio approccio libero e sfrontato, da autodidatta”.

Gli fa eco Antonio Fresa, uno dei cuochi italiani più bravi in Russia. Durante il lockdown, ha acquistato le quote del suo Jerome e sabato scorso ha celebrato l’apertura di progetto molto ambizioso, Sea Signore. “Abbiamo ripreso il concetto della pescheria all’italiana, con un bel banco a dare il benvenuto poi cinque stazioni per cucinare, l’isola della pasta fatta a mano, marmi italiani e una cantina che punta forte sull’Italia ovviamente. È un momento buono”.

Ora il tour rifiata per poche settimane, si riprenderà dagli Stati Uniti, il 30 agosto ci sintonizziamo su Los Angeles.

Top Italian Restaurants, i premiati

Durante gli eventi, premiati i migliori ristoranti italiani in Russia, quelli premiati nella Top Italian Restaurant. Il Villa Sandi Best Contemporary Wine List Award a Mosca è andato a Café Aist, il locale di Mirko Zago, ormai una star in città, grazie a una selezione ricca di etichette italiane classiche, ben supportata da una mescita brillante. Mentre a San Pietroburgo il premio è andato a Jerome, il ristorante di Antonio Fresa, forte di una cantina preziosa, puntellata da danti piccoli produttori artigianali a conduzione biologica e biodinamica, produttori tradizionali e una mescita molto curata e innovativa, con ricarichi onesti.

Semifreddo mosca
Semifreddo a Mosca

Per quanto riguarda le pizzerie, premiate a Mosca La Bottega Siciliana, mentre a San Pietroburgo è stata la volta di Pizza 22 cm, con dischi d’impostazione napoletana. A Mosca, new entries per Sartoria Lamberti, un progetto tra arte e cucina inaugurato all’interno del Ritz Carlton un anno fa, poi Butler, premiato anch’esso con Una Forchetta, mentre Due Forchette vanno a Semifreddo, lo storico locale di Nino Graziano e Balzi Rossi. Due Gamberi, invece a Uilliam’s, grazie al talento vero di Luigi Magni, già chef di Pinch, uno dei ristoranti più innovativi e giustamente ricercati a Mosca. Completano il quadro dei ristoranti italiani a San Pietroburgo, Francesco, con Una Forchetta, Percorso, con Due Forchette, e Il Milanese e Jerome, premiati con Due Gamberi.

 

a cura di Lorenzo Ruggeri

Questo articolo è tratto dal settimanale Tre Bicchieri del 15 luglio 2021 – Gambero Rosso 

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