Se il sughero resta in testa, cresce anche il sistema a vite. Ecco dove andrà il mercato secondo i più importanti brand mondiali
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Facciamo una premessa: il tappo ha un’importanza fondamentale per il vino. Dalla sua qualità dipendono la tenuta della bottiglia, la possibilità di invecchiamento, il suo posizionamento commerciale, senza contare l’impatto sull’ambiente. Perché non tutti i tappi sono uguali: cambia forma, materiale, sistema di chiusura. Ogni scelta porta con sé considerazioni di natura economica, ecologica, organolettica che dicono molto del vino. Sono strumenti di grande ricerca, di studi e investimenti. E come qualsiasi altro prodotto, sono soggetti agli andamenti del mercato, anche e soprattutto nell’anno della pandemia. Basta considerare che alcuni produttori di tappi vendono miliardi di pezzi nel mondo. E che il crollo dell’Horeca ha creato uno smottamento nelle abitudini di consumo, e incrementato la richiesta di tappi per vini di tutti i giorni: a vite, o micro-agglomerati piuttosto che monopezzo. Dunque la prossima volta che stappiamo una bottiglia, facciamoci caso. 

Parliamo di tappi: la rivoluzione verde passa da qui

Filosofia green, investimenti in ricerca, soluzioni tecnologiche vicine alle sensibilità di imprese e consumatori. L’industria mondiale delle chiusure, nel comparto vitivinicolo, può considerarsi tra i principali protagonisti di quella rivoluzione verde – ormai sempre più trending topic del terzo millennio – con un ruolo anticipatore, visto che da molto più di un decennio è impegnata in una profonda trasformazione tecnologica, produttiva e culturale, con cui tutti sono oggi costretti a fare i conti, alla luce delle nuove esigenze indotte dalla pandemia. Oggi tra le sfide dei nuovi tappi lanciati sul mercato, c’è la riduzione del livello di Tca (tricloroanisolo). Le stime economiche sul futuro del settore sono rosee, considerando che entro il 2025 il suo giro d’affari è previsto in netta crescita, dai 3,2 miliardi di dollari calcolati per il 2019 ai 4,64 miliardi nel 2025 (dati Ksi – Knowledge sourcing intelligence).

Il sughero mantiene il primato

Il sughero resta il materiale prevalente tra quelli utilizzati dagli imprenditori del vino. Non si può più parlare di monopolio come si faceva un tempo, anche se la naturalità delle materie prime sta facendo sentire la propria spinta. Su circa 18 miliardi di tappi utilizzati per il formato in bottiglia da 0,75 litri, circa il 72% è in sughero, il 18% riguarda il formato a vite e poco più del 10% è in plastica. I marchi? Sul mercato, a confrontarsi ci sono giganti del calibro di Vinventions, Amorim, Oeneo, Guala Closures, con l’Italia che rappresenta uno dei Paesi più dinamici e strategici.

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Il mercato dei tappi ha risentito della pandemia?

Ma quanto ha inciso un 2020 segnato dall’epidemia da Covid-19 e dalla crisi economica mondiale sui bilanci dei principali player? Qual è stata la reazione dei brand di fronte al nuovo scenario? Ci sono particolari tendenze che hanno subito un’accelerazione e che segneranno il futuro? Per rispondere a questi interrogativi, il settimanale Tre Bicchieri ha interpellato alcune tra le società operanti in Italia. Dal confronto, si può desumere come il 2020 sia stato un anno faticoso per far quadrare i conti economici, ma anche come i marchi non abbiano distolto l’attenzione dalla ricerca verso soluzioni sempre più sostenibili. Anzi, questo specifico aspetto è stato alimentato dalla pandemia, aprendo la strada a ulteriori investimenti su cui si giocherà la delicata partita a scacchi della competitività futura. Mentre uno spiraglio di fiducia è dato dall’arrivo dei vaccini.

Amorim: “Il 2021 sarà l’anno della risalita”

Il brand portoghese Amorim è tra più importanti del settore, detiene il 28% del mercato globale di chiusure per il vino e, con la controllata Amorim cork Italia, vende 585 milioni di pezzi sul mercato italiano, con un giro d’affari superiore ai 60 milioni di euro nel 2019. Il 2020 ha avuto un impatto importante, come riferisce l’amministratore delegato, Carlos Santos: il volume d’affari della casa madre è sceso del 5% e quello della controllata italiana del 9%, a fronte di una flessione del 4,2% nei volumi. “Con ristoranti e bar chiusi, i nostri clienti Horeca hanno lavorato meno e c’è stata una minore vendita di spumanti. Inoltre” spiega Santos “circa 600 cantine di piccola dimensione non hanno imbottigliato. La Gdo è divenuta un punto di riferimento, supportando il settore”. L’esplosione della pandemia, che ha spostato gli acquisti nei supermarket, ha automaticamente incrementato la richiesta di tappi per vini di tutti i giorni: “In particolare, tappi tecnici in sughero con al primo posto i micro-agglomerati. Questo significa” sottolinea Santos “una minore vendita dei vini riserva, quindi minore richiesta di tappi monopezzo dai prezzi medi più alti, e di tappi da spumante per vini di prestigio”. L’effetto è servito: i valori sono scesi più dei volumi.

Ma l’obiettivo del 2021 è superare i livelli del 2019, anche grazie ai nuovi prodotti e alle innovazioni tecnologiche che danno tappi sempre più green e performanti. Nel 2020 Amorim Cork ha certificato la quantità di Co2 assorbita dai suoi prodotti; inoltre, l’analisi del ciclo di vita delle chiusure in sughero, affidata a Ernst&Youg e Price Waterhouse Coopers, ha certificato che la quercia di sughero stocca carbonio nelle strutture vegetali e nel terreno e ne assorbe più di quanto ne emetta per la produzione di tappi e per altre attività. “Pertanto” afferma l’ad “è dimostrato che usare chiusure in sughero riduce l’impatto ambientale delle filiere”.

Metodo classico Oltrepò Pavese

Vinventions: “Accelera il tappo a vite”

Altro importante player mondiale è Vinventions (e la sua controllata Nomacorc), che detiene il 14% delle quote e protegge 2,8 miliardi di bottiglie ogni anno, occupando il 15% del mercato italiano con oltre 450 milioni di tappi. Filippo Peroni, direttore vendite e marketing per l’Europa, evidenzia per il 2020 una crescita nei volumi a fronte di ricavi stabili: “In Italia registriamo l’aumento di due tipologie di prodotto: il tappo a vite, principalmente per l’export e la Gdo, e i top di gamma della Nomacorc Green line, dalle alte prestazioni e sostenibilità”. Il 2021 sembra essere partito bene confermando le tendenze 2020.

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Dal 1999 Vinventions lavora su tre tipi di chiusura: sui tappi a vite; su chiusure a zero emissioni di carbonio (Green line) a cui dal 2021 si affiancherà la Blue line (basata sul concetto di economia circolare); e su una nuova linea di produzione per le chiusure micro-naturali della linea Subr (con leganti biodegradabili che garantiscono l’assenza di sentore di tappo). Vinventions è pioniera degli studi sull’impronta carbonica e oggi investe sulla circolarità. “Un esempio è il programma Corkloop, che prevede che gli scarti di produzione siano reincorporati nella composizione dei nostri tappi. Nel post consumo, puntiamo a raccogliere tappi, selezionarli e riciclarli per usarli come materie prime”. Tra gli obiettivi a lungo termine: rendere gli impianti 100% funzionanti con energia rinnovabile e zero rifiuti: “Entro il 2030 puntiamo a raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica dei nostri otto stabilimenti e far sì che tutte le chiusure Vinventions siano 100% rinnovabili, biodegradabili e circolari”.

Diam Bouchage: “la sfida è la permeabilità delle tappature”

Diam Bouchage, società del Gruppo Oeneo (quasi 300 milioni di euro di fatturato), vende nel mondo circa 2,2 miliardi di tappi, con 181 milioni di euro di ricavi. Nel 2020, c’è stato un -4% nelle attività complessive. Sul mercato italiano, la flessione dei volumi è stata del 5%. Diam (che nel 2008 ha calcolato il proprio impatto ambientale) investe in Francia e Spagna per ripristinare le foreste di sughero e garantire il mantenimento delle capacità produttive future, proteggendo anche le foreste dai cambiamenti climatici.

“I tappi in sughero micro-strutturati e quelli a vite sono soluzioni con una crescita molto forte: tappi puliti, omogenei e riproducibili”, afferma il direttore generale Dominique Tourneix, che aggiunge: “Nel 2021, questa tendenza potrebbe accelerare perché i clienti cercheranno soluzioni sicure dal punto di vista sanitario e sensoriale e dalle performance ripetibili”. La sfida, ora, per loro è la permeabilità delle tappature. “Ogni vino richiede diverse quantità di ossigeno e solo le soluzioni micro-strutturate a base di sughero possono dare una gamma di permeabilità costante nel tempo, evitando la forte variabilità che caratterizza i tappi tradizionali”.

Labrenta, aperta in Messico la quarta filiale

Azienda di Breganze (Vicenza), fondata nel 1971, con 200 milioni di tappi venduti, Labrenta ha chiuso il 2020 con ricavi a circa 11 milioni di euro (stabili sul 2019), di cui 60% all’estero. Il direttore vendite, Amerigo Tagliapietra, guarda fiducioso a questo 2021: “il nostro piano di crescita è molto sfidante, grazie allo sviluppo delle filiali estere e all’export”. Il futuro sarà comunque guidato dal mantra della sostenibilità. “È la parola che ci sta sicuramente guidando e che i clienti ci chiedono tutti i giorni. Abbiamo già prodotti che rispondo a queste esigenze ma stiamo investendo molto sullo sviluppo di nuovi prodotti che siano sempre più green”.

Il suo core business è il nuovo tappo Sughera “una chiusura più pura a livello sensoriale e organolettico, completamente riciclabile” elaborato per ovviare al rischio di infezione da Tca, senza collanti a contatto con il vino grazie a uno speciale blend di polimeri farmaceutici “che svolge un’azione legante naturale nei microgranuli in sughero di cui è composto”.

Portocork Italia scommette sui microgranulati

Sede italiana dell’omonima casa portoghese, parte del Gruppo Amorim, Portocork Italia conta un fatturato da 8,5 milioni di euro e 80 milioni di tappi prodotti. Una “boutique del tappo di sughero”, dice il direttore commerciale Luca Spina, che traccia un bilancio del 2020: “possiamo dire che la nostra azienda ha sofferto molto poco, appena un -6%, e parlare di sostanziale continuità col 2019. Il calo è dovuto essenzialmente alle difficoltà del canale Horeca”. Le linee di alta gamma risultano più penalizzate “ma il calo, nelle cantine di eccellenza, è contenuto dall’e-commerce”, aggiunge Spina, sottolineando che i micro-granulati sono “sicuramente tra i più venduti”.

Parte con ottimismo il 2021 soprattutto per le importanti innovazioni tecnologiche legate alle tecnologie di sanificazione e per le conseguenze dell’adesione come socio a Fsc Italia – che identifica i prodotti legnosi e non (come il sughero) da foreste gestite responsabilmente – scelta che ha generato un’impennata di richieste: “Nel 2020, abbiamo venduto 3 milioni di tappi Fsc con un +100% rispetto al 2019, soprattutto per richieste di cantine biologiche e biodinamiche, sempre più produttori stanno comprendendo il valore aggiunto della scelta del sughero rispetto alle chiusure alternative”.

Per Ganau nuove soluzioni a prova di Tca

Presente in 15 mercati, con 180 dipendenti tra Sardegna, California e Champagne, l’azienda familiare Ganau è un riferimento nel mondo delle tappature in sughero, fresca di certificazione ambientale Iso 14001: “Usiamo le polveri del sughero per alimentare le centrali a biomassa e produrre energia termica nel nostro stabilimento. E pensiamo” dice il titolare MauroGanau “di poterle usare in futuro per produrre l’elettricità necessaria al ciclo produttivo”. Nel 2020 hanno registrato una flessione di circa il 5% “con una diminuzione nel segmento Horeca, a fronte di un maggiore lavoro con il canale Gdo”. Nei vini di alta gamma, il trend è in linea con gli anni precedenti, mentre registra incrementi di vendite verso l’estero. Per il 2021, c’è fiducia, ma quali tipologie stanno performando meglio? “Nonostante la presenza di chiusure alternative, il sughero è sempre la soluzione preferita dalle aziende vinicole”. Sul problema del Tca (e della soglia di percezione sensoriale) è arrivata un’innovazione. “È di questi giorni l’immissione sul mercato di un nuovo tappo di sughero naturale monopezzo (Epiq), analizzato individualmente con un sofisticato impianto di screening velocissimo” una tecnologia – la Vocus – applicata anche dalla Nasa e dal Cern.

Guala Closures, un accordo per utilizzare la plastica oceanica

Altro big del mercato mondiale delle tappature, Guala Closures Group (20 miliardi di tappi tra vino, spirit, acqua, olio e aceto) ha totalizzato nei primi 9 mesi del 2020 ricavi netti per 417,2 milioni di euro (in flessione del 6,9% a cambi correnti), con circa il 20% dei ricavi derivanti dai tappi a vite per vino. Per il 2021: “Ci attendiamo un’ulteriore crescita nel mercato del vino e per gli spirits una forte ripresa sul 2020 dalla costante riapertura delle attività” dice il direttore generale di Guala Closures Italia, Federico Donato. Nel biennio 2019-20, ha lanciato chiusure come Nestgate, che forniscono informazioni su territorio, uve, produzione, abbinamenti con tecnologie Nfc o Qr (primo in Europa a usarlo, la piemontese Vigneti Massa).

Nel 2020 il gruppo ha accelerato il lancio della gamma di chiusure chiamata “Blossom” grazie a un accordo esclusivo con Oceanworks (marketplace per materiali sostenibili) che usa la plastica oceanica per una linea specifica di prodotto, mentre con un’altra tipologia di chiusura (Greencap, per vino e spirit), facilita la divisione tra tappo e bottiglia per uno smaltimento corretto dell’imballaggio. Mentre l’obiettivo dichiarato è “utilizzare il 35% di materiale riciclato entro il 2025”. In questa direzione spingono le linee direttrici di eco-design per la produzione di nuove chiusure sostenibili: monomateriali, facilità di riciclo, prodotto da fondi rinnovabili, biodegradabilità delle chiusure, riduzione della plastica. “Per questi motivi” conclude “continueremo a percorrere due strade: innovazione e sostenibilità”.

L’articolo completo si può vedere sul Tre Bicchieri settimanale

a cura di Gianluca Atzeni

Articolo uscito sul numero di Tre Bicchieri uscito il 25 febbraio

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