Oro Whisky Bar: circa 500 distillati da ogni parte del mondo, e una drink list firmata da Daniele Gentili. A Roma il nuovo locale di Andrea Fofi & friends.
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Oro Whisky Bar apre a Roma

La carta dei whisky? È un tomo bello grosso, con la copertina che richiama il logo (con il simbolo alchemico dell’oro) e gli interni del locale (firmati da Andrea Fofi con Laura Tancredi che si è occupata anche della grafica e di tutto l’aspetto della  creatività del brand con Stefano Egidi).

Il logo di Oro whisky bar di Roma
Il logo di Oro Whisky Bar

Circa 500 etichette (divise in scozzesi, irlandesi, americani, giapponesi e whisky dal mondo, e in più gli introvabili delle Silent distilleries, “preziosi come l’oro”), una lista dinamica che nel tempo avrà costanti new entry, ma ci saranno sempre un centinaio di referenze di collezioni private risalenti al vecchio millennio, distillate e imbottigliate prima del 2000, denominata The Bygone Era: “a livello organolettico è una cosa che ha un suo valore” spiega Andrea Fofi:alcuni whisky, per esempio,  sono prodotti con un orzo che oggi non si coltiva più”. È lui il deus ex machina di Oro Whisky Bar, ultima tappa di un percorso ultradecennale, nato con il Roma Whisky Festival, e continuato con Whisky&Co, boutique a tutto malto nel centro di Roma con academy annessa. Per “chiudere il cerchio” dice “ci serviva un posto in cui fare somministrazione, accogliere e coccolare i clienti”. Così Andrea con il gruppo di Whisky&Co ha chiamato l’amico barman Daniele Gentili,inizialmente doveva essere una consulenza” fa questo “poi visto il rapporto d’amicizia e l’unicità del progetto sono entrato in società”. Perché di posti così, in Italia, ce ne sono ben pochi.

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Daniele Gentili Oro Whisky Bar
Daniele Gentili. Foto Bruno d’Amata

Oro Whisky Bar a Roma: il boutique bar e la cultura del whisky

“Vogliamo promuovere la cultura del whisky” spiega Fofi “e portare anche chi non lo beve ad appassionarsi”. Inclusività è la parola d’ordine, che si traduce in una piccolissima scelta di altri distillati, uno per ogni categoria, uno champagne, due drink analcolici, una birra e soprattutto una carta che aiuti nella scelta anche i meno esperti – frutto del lavoro di Pino Perrone, Chiara Marinelli e Andrea Getuli di Whiski&Co – con la segnalazione, accanto a ogni whisky, dei descrittori principali, indicati in modo da chiarire se si tratta di una percezione in entrata oppure della firma finale. La mescita va dagli 8 ai circa oltre 100 euro; 150 euro, per la precisione, per un Brora distillato nel 1981, 23 anni di invecchiamento, imbottigliato nel 2005 da Signatory, un imbottigliatore indipendente.

Cabinet: la cantina personale

Ogni passione ha i suoi riti, così, che sia per una bottiglia portata da casa o per una acquistata nel locale, si possono noleggiare dei cabinet con tanto di etichetta con il nome serigrafato (che a noleggio concluso rimane al cliente come portachiavi), per esporre, custodire o all’occorrenza aprire e degustare i propri whisky. Come nel salotto di casa ma con un servizio di rango – con ghiaccio cristallino lavorato nella forma migliore per ogni drink (ice block, chunk, ice ball, ecc), pietre per raffreddare senza rilasciare dilezione, o ancora il servizio di miscelazione.

Un cocktail di Oro Whisky Bar
foto Bruno d’Amata

La drink list di Oro Whisky Bar

Perché whisky significa anche cocktail: sono 7 i drink, twist on classic, studiati da Daniele Gentili, “uno per ogni macrocategoria: japanese, whisky dal mondo, scotch, irish, tennesse burbon e così via”. Si parte dallo spirits, si passa allo studio della ricetta e si crea uno sketch (che si ritroverà nella drink list) ed ecco il cocktail, proposto in tre varianti (12-15-18 euro), con altrettanti whisky “con impatti aromatici diversi, per valorizzare il ruolo del distillato nella ricetta”. Un esempio? In questa prima carta – Aurei rimedi per l’amore e per l’anima – si trovano cose come Gentlemen prefer scotch: scotch, vermouth dolce, Pedro Ximenez da finire con uno dei bitter proposti (cocco luppolo o caffè). Un altro, invece, prende a prestito il concetto del terroir caro al mondo del vino, “che anche nei whisky comincia a diventare determinante: è evidente un orzo di una certa zona influenza il risultato finale”. Ma non solo: “una ricerca che stiamo facendo da circa un anno ci ha portato a Impruneta, dove il maestro Massimo Carbone ha realizzato a mano delle anfore, i Pallò, con il logo di Oro, con quella terra così pregiata che non può uscire dal paese se non lavorata, la stessa della Cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze. In quelle anfore affiniamo dei nostri cocktail”. Si tratta di Where You Came From?, che si serve al tavolo direttamente in un Pallò da un litro. “La prima domanda che deve emergere quando si assaggia questo cocktail è: ma da dove arriva questo?”.

Limited edition & Whisky highball

Distillati speciali per i drink a tiratura limitata, solo 79 drink – il numero atomico dell’oro. “Il primo è a base di Ardmore 2009, fatto e imbottigliato per il Roma Whisky Festival di quest’anno”, che è saltato a causa Covid, con il distillato signature già imbottigliato. “È il Gronchi rosa del whisky” scherza Gentili. I sottobichieri numerati segnano il countdown che e la fine della disponibilità di quel cocktail “che non verrà più preparato, anche se la bottiglia sarà ancora disponibile in mescita o in miscelazione, per altri drink”.

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E per diffondere un consumo meno impegnativo del distillato, c’è un highball, frizzantino e meno alcolico; “in Oriente si beve a tutte le ore e in diverse situazioni, un po’ come per noi il vino o lo spritz”. L’idea è servirla alla spina, anche come drink di benvenuto un po’ speciale. L’idea piace; scelto il whisky, un Toki Japanese Blended Whisky, 43% (il blended di punta della Suntory), manca la soda: “ne volevamo una che rappresentasse la tradizione italiana, ma una di cui si parla poco, insomma che fosse ancora da riscoprire”. Quale? La spuma, bionda per la precisione. “E dire spuma significa dire Paoletti. Quando siamo andati da loro non credevano fossimo seri” scherza Daniele. Invece sono più che seri: mettono mano alla ricetta originale, cambiano il bilanciamento dei botanical e aggiungono la loro firma, un tocco di tè Lapsang Souchong. Nasce la Spuma Oro Paoletti. Assemblata con il Toki, addizionata con anidride carbonica è un drink alla spina. Facile, facile.

casa manfredi

Cosa si mangia da Oro Whisky Bar

Oro non è un posto in cui si viene per cena” spiega Andrea, “ma qualcosa da mangiare c’è, una piccola proposta dolce e salata firmata dalla pasticceria di Casa Manfredi”. 5 mignon salati, 5 dolci (3€ l’uno e 12 euro per 5) e 2 monoporzione (7€ l’uno) che cambiano durante l’anno al pari della drink list. Alcuni sono classici della maison di viale Aventino, per esempio quello ai tre cioccolati o il Yes Pe-Can con la fava tonka – “per me il più buono di tutti!” fa Daniele – altri studiati su misura per il boutique bar, come quello con riso allo zafferano e oro (Cubo di L’Au), o quello con lo speck croccante e l’altro con foie gras, “abbiamo studiato gli abbinamenti che funzionano meglio con alcuni tipi di whisky, e glieli abbiamo detti. Per il resto hanno fatto tutto Daniele Antonelli e Giorgia Proia” che continuano la strada delle collaborazioni.

Oro Whisky Bar – Roma – viale Giotto, 1A – 06 89828151 – 347 819 3720 –  http://www.orowhiskybar.com – dal primo ottobre – prenotazione obbligatoria

a cura di Antonella De Santis