Ristorante Ca’ del Profeta. Cosa si mangia nel wine resort del calciatore Anderson Hernanes

8 Feb 2022, 13:28 | a cura di Dario Bragaglia
Il calciatore Anderson Hernanes e l'ex ciclista professionista (nonché chef) Christian Milone si sono incontrati a tavola sulle colline del Monferrato. È così che è nato il ristorante e wine resort Ca’ del Profeta.
Pubblicità

Pandemia permettendo, sarà la prima vera annata di attività per Ca’ del Profeta, il ristorante e wine resort che Anderson Hernanes ha fondato sulle colline fra Montegrosso e Montaldo Scarampi, a una quindicina di chilometri da Asti.

Hernanes è rientrato da poco in Italia dal Brasile dove ha chiuso, per il momento, la sua carriera di calciatore professionista che lo ha visto protagonista anche in Serie A con Lazio, Inter e Juventus. Giusto in tempo per la riapertura del ristorante il cui progetto gastronomico è stato affidato a Christian Milone, talentuoso chef del ristorante Trattoria Zappatori di Pinerolo e Madama Piola a Torino. A tessere la trama dell’incontro fra il calciatore brasiliano e l’ex ciclista professionista diventato chef di successo è stato Diego Dequigiovanni che a Torino guida Luogo Divino, in questo momento una delle migliori enoteche con ristorazione del capoluogo subalpino. E adesso sovraintende anche a Ca’ del Profeta, un po’ direttore, un po’ uomo di sala dove è coadiuvato da Gabriele Rossi.

da sx, Christian Milone, Anderson Hernanes e Diego Dequigiovanni

Pubblicità

Come è nata l'idea di aprire Ca’ del Profeta

È Hernanes a raccontare come è scoccato il colpo di fulmine con il Monferrato e le Langhe: “Nel 2015 quando giocavo a Milano ho cominciato a scoprire il mondo del vino, ma per me che arrivavo da Recife era qualcosa di sconosciuto, non sapevo nemmeno come si facesse”. Galeotta fu una notte trascorsa in un resort a Santo Stefano Belbo: l’arrivo di notte, la cena e l’incanto di svegliarsi al mattino fra le colline care a Cesare Pavese. “Dopo cinque anni che ero in Italia, mi sono detto che volevo una casa tutta mia e doveva essere da queste parti”.

Il resort Ca’ del Profeta

Il resto della storia è nelle parole di Dequigiovanni: “Il giorno in cui il Profeta (il soprannome del calciatore, ndr) ha firmato il contratto con la Juventus è venuto a pranzo al Cambio dove lavoravo in sala e come responsabile degli acquisti: visto che ero un connazionale – anch’io sono brasiliano, anche se di origine veneta - siamo diventati amici e abbiamo cominciato a fare gite nelle Langhe e nel Monferrato e la scelta è caduta su questa tenuta di 5 ettari, quasi interamente a vigna. Dal 2016 si producono Grignolino, Barbera d’Asti e qualche bottiglia di Brachetto con l’etichetta Ca’ del Profeta appoggiandosi per la vinificazione a una cantina vicina”.

Poi, dal primo progetto di abitazione privata, è nata la tentazione di creare un ristorante con un piccolo wine resort di 5 camere e una piscina panoramica che affaccia sull’anfiteatro di vigne. “L’abbiamo inaugurato lo scorso giugno dopo cinque anni di lavori e tante lungaggini burocratiche, questo sarà il vero anno del lancio, con gli ultimi aggiustamenti alla tenuta”, spiega Dequigiovanni.

Il risultato è una moderna struttura in pietra e cemento a vista (nei soffitti del ristorante e delle camere) e l’uso sapiente del legno in diverse tonalità nei pavimenti. Sia dal ristorante sia dalle camere, le grandi aperture vetrate offrono scorci sulle colline circostanti. L’arredamento è giocato su materiali naturali, con cucina a vista. Belli i tavoli realizzati appositamente per il ristorante, in marmo bianco e nero, a creare armonici giochi di luce e ombra. Alle pareti ci sono le opere dell’artista torinese Anna Vinzi che regalano alla sala quel tanto di intimità che aiuta il cliente (18/22 coperti) a rilassarsi per apprezzare al massimo la cucina di Christian Milone.

Pubblicità

La cucina di Christian Milone

Non volevo replicare quello che faccio già in altri posti. Le chiusure dovute alla pandemia, mi hanno permesso di conoscere meglio il posto e le persone, di entrare in sintonia con l’ambiente”, racconta lo chef. Qui c’è la voglia di fare una “cucina piemontese di campagna”, nel senso più nobile del termine: “I prodotti dell’aia, dell’orto, del mercato, le galline, i maiali, un tempo si partiva da quello che c’era. In questo contesto foie gras e caviale non c’entrano niente”. A Ca’ del Profeta, lo chef di Pinerolo può contare su una brigata fidata guidata dallo chef resident Antonio Di Leo, coadiuvato da Carlo Fasolis e Carlo Magliano.

Plin con sugo d’arrosto sfumato al Marsala

Cosa si mangia da Ca’del Profeta

Se i plin con sugo d’arrosto sfumato al Marsala e il vitello tonnato con caramello al peperoncino sono già dei signature immancabili in carta e molto apprezzati, lo chef ama giocare su una cucina molto vegetale che ruota intorno a un solo ingrediente.

Vitello tonnato con caramello al peperoncino

In questo periodo è la barbabietola protagonista, in quattro declinazioni: la bistecca, il raviolo, la zuppetta e la foglia. Ma in altri periodi possono essere le melanzane o le zucchine. La zucchina (nella foto qui sotto) è presentata cruda, cotta, gialla o verde, con il fiore cotto al forno e farcito di seirass e Robiola di Roccaverano, in carpione ripiena di maionese e olive taggiasche e capperi; con la ruta a dare una nota amara.

La madeleine di Christian è la Minestrina. Il piatto compare in carta proprio con questo semplice nome che sa di intimità familiare e la spiegazione arriva nel sottotitolo “verdure e pastina in omaggio a mia mamma”. Sapori dell’infanzia che si riaffacciano, ma completamente rimeditati con la tecnica della maturità: la minestrina arriva asciutta in tavola, dopo essere stata stracotta in brodo di peperone, insieme a un trito di carota, sedano e zucchina. A coprire il tutto c’è un ingrediente caro alla mamma, il finocchio, ma qui in versione spumosa e cipolla bruciata in polvere.

Lo zabajone accompagnato dalle paste di meliga

Fra i dolci, se la Tarte Tatin e il Montebianco sono delle citazioni di classici internazionali, l’etereo zabajone - realizzato utilizzando il Brachetto di propria produzione e accompagnato dalle paste di meliga - ci riporta alla più classica tradizione piemontese, anche in questo caso cogliendo l’essenzialità della ricetta.

La carta dei vini

Si bevono i vini della casa: nascono nelle vigne che, letteralmente, circondano il ristorante e sembra di poter accarezzare quando si è seduti a tavola. Hernanes – oggi un appassionato che cita con nonchalance fra le bottiglie che lo hanno emozionato un Monfortino del 2010 di Giacomo Conterno e un Romanée Conti del 1964 – ama il Grignolino, vino beverino e meno impegnativo di altri rossi piemontesi; e poi c’è un’appagante Barbera d’Asti Efraim (2017 e 2018) che nasce da vigne di oltre 30 anni, con passaggio in barrique. Tutti i vini sono disponibili anche a Torino da Luogo Divino.

Montaldo Scarampi (AT) - via Montaldino, 19 - 0141 1967229 - www.cadelprofeta.com

a cura di Dario Bragaglia

linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram
X
X