Se è vero che sul ricordo della cucina di nonna si basa la quasi totalità della narrazione intorno alla cucina di territorio e tradizione, è altresì vero che ognuno di noi avrà una nonna geograficamente collocata in un luogo specifico (al sud, al nord, al centro) o a cavallo di più regioni, ma perfettamente identitaria. Unica, insostituibile. Una nonna duplice, tanto reale – in carne e ossa – quanto mitologica metà educatrice metà cuoca, una donna che con la sua sola presenza ha plasmato i ricordi dei nostri primi anni di vita. Ma dove vogliamo arrivare? La nonna è un elemento così cruciale nella vita di Simone Rosati che ha voluto intitolarle il suo nuovo ristorante del Pigneto. Segnate l’indirizzo: Da Adriana, piazza dei Condottieri, 49, Roma.
Rosati è già conosciuto nel settore per altre due insegne del quartiere Pigneto (siamo nel quadrante sud-est di Roma), la pizzeria Bordo e l’hamburgeria The Factory. Entrando in questo piccolo ristorante (60 mq) si ignora chi sia Adriana, eppure lei fa capolino dalle foto alle pareti, la si vede impugnare la pala della pizza davanti al forno a legna, in una foto al lago, stringere un bambino o circondata da monelli in una strada qualsiasi negli anni ’60. «Non amava essere fotografata» racconta Rosati «è quasi un controsenso pensare a quante sue foto sono nel locale, quando in realtà le poche foto che aveva spesso le buttava, se non si piaceva (e non si piaceva quasi mai). Era una donna molto determinata, riservata, poco incline a lasciarsi andare, e ha mantenuto fino alla fine un atteggiamento serio e composto. Una donna che ha affrontato la guerra, che si è presa cura dei fratelli, dei genitori, di suo marito quando stava male. Con la sua vita ha dimostrato cosa significhino davvero la determinazione e la costanza. Era, in tutto e per tutto, un soldato».

Poi sulla cucina. «Amava cucinare e amava il cibo, e soprattutto amava condividere: preparava sempre tanto, per tutti, senza risparmiarsi mai. Invitava spesso parenti e amici a casa e, partendo da un frigorifero semplice e pochi ingredienti, riusciva a creare piatti straordinari. Questa è una delle cose più preziose che mi ha trasmesso: la capacità di inventare, di arrangiarsi, di trasformare anche due o tre ingredienti in qualcosa di speciale». E scopriamo cosa c’è di speciale.

Ci si accomoda in uno dei tavoli – sono 30 i coperti all’interno 20 circa nel dehors – e tutto parla del Pigneto, com’era e come è diventato. Il servizio è curato e senza ingessature, la carta dei vini è essenziale ma strutturata. In menu niente fronzoli ma tanta sostanza, la cucina in questo ristorante non si perde in orpelli o ghirigori inutili. Seppure la tecnica contemporanea sia decisamente presente. 5 antipasti, 4 primi, altrettanti secondi, 3 contorni. Dolci che cambiano tutti i giorni. Tra le materie prime quelle che ti aspetti di trovare se vai a pranzo dalla nonna: carciofi, broccoli, cicoria (nel menu di fine inverno) ma anche trippa, fegatini, coda, lingua e muscolo. Utilizzati poi in ricette squisitamente comprensibili. Carciofo alla brace con crema di pecorino romano, crostone con fegatini o trippa per iniziare, le paste tradizionali romane ma anche i tortelli ripieni di coda alla vaccinara e uno spaghettone broccolo romanesco e pecorino. Da sottolineare la presenza del pollo alla cacciatora e del bollito misto con il suo brodo, piatti che pur parlando di tradizione, spesso nei menu delle osterie sono assenti.

foto di Flavia Fiengo
Ai fornelli Michele De Chirico – in passato lo abbiamo incontrato nel ristorante Epiro – che abilmente coglie il significato di questa cucina di famiglia e lo trasla un po’ per avvicinarlo al gusto (e soprattutto al colpo d’occhio) contemporaneo. I piatti, ça va sans dire, sono tanto belli da vedere quanto equilibrati all’assaggio. In menu non mancano le proposte pensate per i vegetariani. Venendo ai prezzi, sintetizziamo in una sola parola: onesti. Gli antipasti oscillano tra i 7 e gli 8 euro (12 per la battuta di manzo con con cipolla in agro, senape e cremoso al Parmigiano 36 mesi); i primi costano in media 12 euro, per i secondi si toccano i 16 euro con la costata di manzo alla brace. Da Adriana è chiuso il lunedì ma aperto a cena tutti gli altri giorni e a pranzo solo nel week end.
Da Adriana – p.zza dei Condottieri, 49 – Roma – www.daadrianatrattoria.it
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