Quando entriamo da Taveggia sono passate da poco le 12. Non certo l’ora di punta, intendiamoci, però il locale è semivuoto: un solo tavolino occupato sul fondo della sala, con gli altri abbandonati nelle loro tovaglie bianche, e una signora che beve un caffè al banco, frettolosa, e se ne va. Restano le boiserie, i lampadari, i marmi, tutto avvolto da una certa mestizia e un senso di rassegnata malinconia. Amplificato dalle due foto in bianco a nero del 1932, anno del trasferimento nei locali attuali: il naviglio era stato appena coperto, un artigiano lavora all’ombra dell’ allora immancabile tendone e uno sfaccendato osserva transitare le poche automobili dell’epoca.

il budino al riso di Taveggia.
Eppure Taveggia è uno dei più storici caffè milanesi, noto ai meneghini più incalliti per il suo budino di riso dall’involucro di pasta frolla e ripieno anche di crema e scorza d’arancio, servito tiepido. Un inno a quel cereale indispensabile nella cucina meneghina.
Sta in città dal 1909, come recita orgogliosamente l’insegna. Eppure non si può negare che negli ultimi anni non se la sia passata bene: chiuso per qualche anno e rilevato nel 2022 dai nuovi proprietari che lo riaprirono con il progetto di rilanciarlo. Qualche settimana fa arriva il nuovo annuncio: Taveggia passa di nuovo di mano e va sotto l’ombrello di FaroAlto investments, insieme ai compagni di scuderia Caffè Pasticceria Gamberini 1907 di Bologna e il Bar Curtatone di Firenze ma anche all’altrettanto storico Giubbe Rosse, sempre a Firenze, già di proprietà della holding italiana attiva nel settore alimentare.

Una storia travagliata, quella recente del caffè. Chisssà cosa ne penserebbe Fermo Taveggia, che nel 1909 aveva trasformato il piccolo forno di famiglia, situato tra i Caselli di Porta Venezia, nel Caffè Pasticceria Taveggia.
Il salto di qualità però avvenne con il trasferimento dell’attività, nel 1932, in zona assai centrale, nell’attuale via Visconti di Modrone non lontano dall’Università Statale, tra il Tribunale e piazza San Babila. Per il nuovo locale non si badò a spese: per il progetto che prevedeva il bancone in legno pregiato, che ancora troneggia nella prima sala, fu chiamato un architetto di grido dell’epoca: quel Gaetano Moretti che aveva già firmato, tra le varie opere, la splendida centrale idroelettrica Taccani di Trezzo d’Adda.
L’eleganza d’altri tempi, oltre alla leggendaria selezione di brioche e pasticcini fecero sì che per decenni Taveggia fosse uno di quei posti dove i milanesi si trovavano a prendere l’aperitivo della domenica, o magari organizzavano le feste per la loro laurea.
Tra le frequentatrici storiche si ricorda ancora la divina Maria Callas, che veniva a prendere il tè con pasticcini, attenta, si dice, ad evitare la rivale Renata Tibaldi, la quale spesso passava accompagnata dal suo barboncino grigio. Non mancavano magistrati e avvocati, si vedeva spesso Carla Fracci pure Wally Toscanini e il giornalista Enzo Biagi, che di Taveggia amava le torte e i pasticcini.
Come molto locali storici però il passar del tempo non fu clemente: dopo una serie di passaggi di mano piuttosto burrascosi, culminati con una coppia di misterioso quanto insolventi fratelli libanesi condannati nel 2010 a risarcire un incauto investitore, il locale arrivò perfino a chiudere per qualche anno. Per poi ritornare con belle speranze a maggio 2022 dopo un restauro conservativo, volto a riportare agli antichi splendori marmi, boiserie, lampadari e il famoso bancone del Moretti.
L’aveva rilevato la Cmc srl, proprietaria anche delle storiche pasticcerie Gamberini e Curtatone. Dopo un periodo di difficoltà per la società è però arrivata, a dicembre 2025, la liquidazione giudiziale.
Oggi al salvataggio si è manifestata la FaroAlto che, speriamo, oltre che collezionare figurine di locali storici riesca a trovare la difficilissima quadra tra il mantenimento di una storia gloriosa di oltre un secolo e la capacità di dare nuovo impulso e vitalità a queste prestigiose caffetterie.
Magari senza dimenticare di sfoggiare in vetrina quelle pepite in declino della pasticceria come il cigno con crema e panna, le sfogliatine, i bigné e, naturalmente, il mitico budino al riso.
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd