Il bar pasticceria di famiglia è ancora lì, su viale Kennedy, la lunga strada che accompagna chi arriva dalla stazione verso il centro di Ciampino. Ma in una traversa, quasi nascosto su una strada a senso unico, c’è un altro Rinaldi, piccolino ma fornitissimo, gettonato dagli appassionati di caffè. Qui al comando c’è Fabrizio, che grazie all’attività dei genitori ha imparato a stare dietro al banco. Poi ha iniziato a studiare il caffè con metodo, fino a tostare chicchi di livello sempre più alto. Oggi ha un locale interamente dedicato alla torrefazione, insieme a una piccola caffetteria che raduna sempre un bel circolo di amanti del caffè.

«Fino al 2017 sono rimasto al bar dei miei genitori, aperto negli anni ’80, poi mi sono appoggiato da Caffè Italia, a Fiano Romano, spazio di tostatura che affittava la macchina ai privati… tostavo due volte a settimana, tenevo i caffè crudi lì, era nata una comunità di appassionati» racconta Fabrizio al Gambero Rosso. Tostava, vendeva e intanto progettava il laboratorio che avrebbe aperto pochi anni dopo, un locale da 300 metri quadri dove tostare a vista, sogno divenuto realtà nel 2020. Un anno dopo, è arrivata anche la caffetteria, «piccolina, una vetrina per la torrefazione più che altro, che mi sta dando grandi soddisfazioni».
Una caffetteria pura, dedicata esclusivamente a espresso, cappuccini, caffè filtro e dolci da colazione, «qualche succo di frutta, nient’altro». Al centro c’è il caffè di qualità: solo singole origini, servite quasi sempre in espresso doppio, una carta di quattro caffè e una proposta di cold brew, il caffè estratto a freddo. A condividere questo progetto con Fabrizio c’è Alessandro Colombo, collaboratore fidato, mentre lieviti, crostatine e biscotti arrivano dalla pasticceria di famiglia. Durante gli eventi – vero cuore dell’attività – entrano invece in scena le proposte del panificio Zampa Forno Etico di Roma, «con cui è nata una bella sinergia».

Un bar piccino che lavora sei ore al giorno, cinque giorni a settimana, che riesce a vendere una cinquantina di caffè tra espresso e filtro al giorno, «numero contenuto che durante gli eventi arriva a raddoppiare». Ma l’obiettivo di Fabrizio non è mai stato questo. Tostatore nell’animo, è uno che parla più dei produttori che di sé, dei caffè crudi prima ancora che delle vendite. «La torrefazione resta il cuore di tutto. La selezione dei caffè crudi, il lavoro in piantagione, la storia di chi li coltiva: è questo che voglio raccontare attraverso gli assaggi».
E, passo dopo passo, questo torrefattore di provincia ci sta riuscendo: oggi i suoi caffè si trovano sempre più spesso in giro per Roma, tra panifici e bakery che lo scelgono come referenza principale, e bar che inseriscono i suoi prodotti nella loro rotazione stagionale. «Anche a questo è servita la caffetteria, molti clienti li ho guadagnati attraverso gli eventi».

Una clientela perlopiù fidata, di addetti ai lavori e appassionati… ma quella locale dov’è? «Lavoro più con persone da fuori, non lo nego, qui si deve venire appositamente, non è una strada di passaggio. E poi a Ciampino sono l’unico a vendere l’espresso al banco a €1,50, una cifra piuttosto alta per la zona».
Intanto, al bar di famiglia – anche quello chiamato Rinaldi – si continua a lavorare senza sosta. È un bar dai grandi numeri, che a Ciampino esiste da sempre sotto forme diverse. Negli anni ’70, prima che lo rilevassero mamma Caterina e papà Giovanni, si chiamava Bar Laziale, e bastava il nome per capire l’atmosfera: era uno di quei bar ritrovo di tifosi, dove le partite andavano in onda di continuo e commentarle – specialmente quelle della Lazio – era la prassi mentre si sorseggiava il caffè.

Poi negli anni ’80 sono subentrati i Rinaldi, insieme alle zie di Fabrizio: Rosa, Patrizia, Michela. Donne che ancora oggi adorano viziarlo con il cappuccino, e che hanno saputo rendere il locale un posto dove fermarsi sempre con piacere. All’inizio era un bar latteria come tanti, poi i primi lavori di ristrutturazione dell’87 lo resero il riferimento della zona, nel ’91 arrivò la pasticceria proprio accanto. Si lavorava di notte, un drink dopo l’altro. E con la tavola calda, pasto dopo pasto. Nel 2010 i due locali si sono uniti, il bar si è rifatto il look e soprattutto Fabrizio ha iniziato a tostare.

Una macchina tostatrice da un chilo messa all’interno del bar, per fare in casa la propria miscela. Proprio come avveniva per tutto il resto: «Papà ci tiene a fare le cose per bene, così l’idea di avere un caffè artigianale lo allettava». Poi è arrivato il laboratorio di tostatura, Fabrizio ha scoperto gli specialty e non li ha più abbandonati. Giovanni e Caterina l’hanno sempre sostenuto, insieme alla sorella Nicoletta e la moglie Ester. Una squadra compatta, capace di muoversi sempre nella stessa direzione anche quando le visioni non coincidevano del tutto.
Oggi, nel bar di famiglia, non si servono specialty coffee ma una miscela classica: pulita, ben fatta, volutamente semplice. Però tutto racconta di questo mondo: sulle bustine di zucchero c’è l’invito a non usarlo, i chicchi vengono macinati al momento, i pacchetti di caffè sono ovunque. E chissà, magari un giorno ci sarà una terza trasformazione anche qui, ancora più radicale: «L’intenzione è quella, condivisa con il mio papà. Tempo al tempo». Perché se la prima rivoluzione è stata la torrefazione, la prossima potrebbe partire proprio dal banco del bar.
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