Il Governo

La legge sulla doggy bag è saltata (per ora). E il motivo non è quello che pensate

Sembrava fatta, invece il provvedimento è stato rinviato. Dietro lo stop c'è una questione che va oltre la politica: il rapporto degli italiani con gli avanzi al ristorante

  • 24 Luglio, 2026
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La doggy bag non diventerà, almeno per ora, un diritto dei consumatori. Il Governo ha eliminato dal disegno di legge Concorrenza la norma che avrebbe riconosciuto ai clienti la possibilità di portare a casa il cibo avanzato al ristorante. Una decisione maturata dopo la richiesta di un confronto con le associazioni della ristorazione, che però rilanciano: il vero problema non è la legge, ma il fatto che molti italiani continuano a vergognarsi di chiedere gli avanzi.

Perché la norma è stata ritirata

La norma era stata inizialmente inserita nel disegno di legge sapprovato giovedì 23 luglio dal Consiglio dei ministri, ma all’ultimo momento è stata esclusa. L’articolo di riferimento, il numero 13, è stato eliminato dopo che il ministero ha riconosciuto la necessità di un confronto con le associazioni di categoria, che fino a quel momento sembra non esserci stato. Tra queste c’è la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), che, attraverso il suo vicedirettore generale Luciano Sbraga, spiega al Gambero Rosso la propria posizione: «Ci vuole più un’operazione di carattere culturale che è una norma, per educare al valore del cibo».

Luciano Sbraga, vicedirettore generale Fipe

La doggy bag come diritto

Già nel 2024 due deputati di Forza Italia avevano promosso una proposta per rendere obbligatoria la doggy bag in tutti i ristoranti, così da dare ai clienti la possibilità portare a casa cibi e bevande non consumati e contrastare lo spreco alimentare. La proposta prevedeva anche sanzioni per i ristoratori che non avessero messo a disposizione contenitori adeguati. L’iniziativa non aveva però completato il suo iter parlamentare.

Il tema è poi tornato nel ddl Concorrenza, con un approccio diverso: non più un obbligo per i ristoratori, ma un diritto per i consumatori di portare il cibo avanzato a casa. Dopo l’approvazione del provvedimento sarebbe stato necessario un decreto ministeriale per definire le modalità del servizio e gli aspetti legati all’igiene e alla sicurezza alimentare. Il testo prevedeva inoltre l’introduzione di un logo ufficiale da esporre nei locali e nelle campagne contro lo spreco alimentare. Per la Fipe, però, il problema non si risolve con una norma.

«Dal punto di vista del contenuto è un’iniziativa da incoraggiare, ma a nostro parere una norma è uno strumento poco utile: oggi i ristoranti già consentono ai clienti che lo chiedono di portarsi via gli avanzi, il vero obiettivo è sensibilizzare maggiormente i consumatori a chiederlo», spiega al Gambero Rosso il vicedirettore generale della Fipe, Luciano Sbraga.

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Il Rimpiattino

Il vero ostacolo è la vergogna

Secondo la federazione, il nodo è soprattutto culturale. Lo conferma un’indagine Fipe-Comieco del 2024: soltanto il 15,5% degli italiani chiede di portare a casa il cibo avanzato al ristorante e la percentuale scende all’11,8% quando si parla di vino. Eppure il 74% dei consumatori si dichiara favorevole a questa possibilità e, per il 22%, la disponibilità della doggy bag rappresenta addirittura un elemento nella scelta del locale. Tra gli esercenti, invece, la disponibilità è già molto elevata: il 91,8% dei ristoratori offre la possibilità di portare via gli avanzi. «I clienti dovrebbero essere sensibilizzati di più a chiedere e quindi a non vergognarsi – osserva Sbraga – Per un ristoratore che il cliente porti via gli avanzi è un segno di gradimento verso quello che ha ordinato; lasciarlo nel piatto per poi buttarlo non è una soddisfazione».

L’imbarazzo, infatti, sembra essere il principale ostacolo alla diffusione della doggy bag: secondo i ristoratori intervistati dalla Fipe, circa uno su due individua proprio nella vergogna del cliente la causa principale. Per questo, secondo la federazione, una legge rischierebbe di non incidere realmente sui comportamenti dei consumatori. «Ci vorrebbe una campagna della serie “pubblicità progresso”, a cui noi saremmo felici di partecipare», afferma Sbraga. Negli ultimi anni la federazione ha già promosso il progetto Rimpiattino, la versione italiana della doggy bag, realizzato insieme a Comieco. L’iniziativa ha coinvolto 875 ristoranti in 22 città, dove sono stati distribuiti migliaia di contenitori per incentivare il recupero degli avanzi.

La norma tornerà in vita?

La Fipe, tuttavia, non chiude la porta al confronto con il Governo. Anzi, considera positivo il rinvio deciso dal Ministero proprio per avviare un dialogo con il settore. «Mi sembra importante che si parli con le associazioni delle imprese della ristorazione, non per esercitare un diritto di veto, ma per aiutare il legislatore a fare meglio», specifica Sbraga. «Noi non temiamo la norma in sé, la riteniamo non utile perché non raggiunge l’obiettivo. Se si dà valore al cibo, si capisce che non può essere sprecato. Il resto sono derivate naturali».

La partita, quindi, non è chiusa. Il diritto alla doggy bag potrebbe riapparire durante l’esame parlamentare del ddl Concorrenza, che con probabilità sarà calendarizzato a settembre, ma prima potrebbe finalmente esserci un confronto tra l’esecutivo e i rappresentanti della ristorazione.

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