Spritz popolare

"L’aperitivo è un diritto, anche a Milano". Il collettivo che recensisce i bar di quartiere dove bere "a prezzi umani"

La sfida del collettivo Poveritivo per un rito della socialità a prezzi umani alla ricerca dell’affordability a Milano

  • 18 Febbraio, 2026
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«Benedici questi sognatori senza un euro in tasca e wi-fi» – Salmo

Mentre venivo in treno a Milano per incontrare i protagonisti di questa intervista, mi è capitato sott’occhio questo titolo degno di una rubrica del compianto Cuore: «Etereo e infernale: a Trastevere apre…, un locale-opera che reinventa l’aperitivo a Roma» e ho pensato che avevo fatto bene a scrivere a questi 5 ragazzi che raccontano e recensiscono, con tanto di voti, locali che sono il contrario.

La nascita del collettivo

La pagina Poveritivo nasce a marzo del 2025 , prima su TikTok, poi migrata su Instagram seguendo un pubblico più «adulto», non di studenti ma di lavoratori, a opera di un collettivo di amici e coinquilini, Martina, Giovanni, Erika, Lodovica ed Anita, tutti ex studenti fuorisede e oggi lavoratori a Milano, per una ragione tanto banale quando fondamentale: cercare posti dove fare l’aperitivo che, rinunciando ai locali-opera e alla mixology, permettessero a un gruppo di venti e qualcosa-enni, con pochissimi soldi in tasca, di partecipare al rito della socialità milanese per eccellenza, appunto l’aperitivo.

Per questa ragione, in ossequio a una generazione che quello che pensa lo condivide (molto bene, nel loro caso) sui social, i cinque hanno iniziato a recensire bar di quartiere che offrissero aperitivi a prezzi umani, in genere entro gli 8 euro per un cocktail, su tutti lo spritz, con qualcosa per accompagnare. Qui questi locali, spesso periferici, a volte a gestione cinese ma sempre familiare, che spesso hanno conosciuto tempi migliori, sono capaci anche di stupire con piccole tapas che vanno oltre le patatine e la piadina rianimata.

L’antropologia del «poveritivo»

Nei loro video (che vanno molto bene, 69mila follower, con punte di 700mila visualizzazioni), accanto all’ironia del «poveritivo innecessario», con cui cominciano tutti i reel, si intravede un’antropologia di assoluto interesse: anziani, lavoratori, ragazzi che frequentano locali, magari fané e infognati, dove si beve e si spizzica qualcosa per stare insieme «alla milanese», senza dover considerare la rivendita dei propri organi. Non c’è molta gourmandise nei poveritivi, è vero, e magari la mixology lascia a desiderare (anche se lo spritz Campari, anzi gli spritz che ho bevuto non avevano difetti), ma non è poi un così grosso problema, se si può partecipare al rito una volta di più. Poi, per una volta, si parla di locali normali, spesso anni Ottanta e Novanta, dove troneggiano le insegne del caffè: non sono progetti, tantomeno catene, non c’è filosofia, né alcun intento pedagogico, e per questo li adoro.

Una serata al Terzo Millennio

Abbiamo passato una serata molto piacevole a chiacchierare con i ragazzi in uno di questi locali, il Terzo Millennio, vicino a piazzale Loreto, mentre i titolari, non proprio italianissimi, si sbizzarrivano in finger food anche arditi dopo un inizio timido di patatine e piadina, il tutto per 6 euro ad aperitivo.

Pensavo, seguendo il profilo, che conta adesso una sessantina di locali recensiti, e oltre duecento segnati da tutta Italia da follower affezionati e rompiballe (un classico quello che spera che il «suo» bar segreto non venga mai rivelato, sennò alza i prezzi), che avrei parlato con dei simpatici e ironici cialtroni, come sono un po’ gli influencer, e mi sbagliavo. Le loro storie, perfino le loro facce, sono un compendio potentissimo della fatica di essere giovani e non orientati al denaro nella capitale italiana dei milionari che è diventata Milano. Tante lauree in filosofia, lavori più importanti a dirsi che nel cedolino paga, buoni pasto ridicoli, l’affitto che si mangia anche metà dello stipendio. Sono la «classe disagiata» dei libri di Raffaele Alberto Ventura, lo sanno, lo rivendicano e si organizzano di conseguenza.

Andare a cercare presidi di affordability, termine che va di moda più a New York che da noi, non è solo un giochino, è una necessità e un servizio pubblico, che andrebbe esteso oltre lo spritz. Un po’ mi vergogno, ma sono tornato a casa pensando che me li sarei abbracciati tutti, e soprattutto di essere fortunato nel mio piccolo a non essere giovane oggi, soprattutto a Milano. Se lo siete, cercate il vostro poveritivo, e bevete alla salute di chi, nonostante tutto, ci crede e ci prova. Se lo meritano.

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