8 marzo

Chi era Carla Lonzi, la femminista che si rifiutava di cucinare

Critica dโ€™arte e figura centrale del femminismo radicale italiano, Carla Lonzi mise in discussione il ruolo domestico imposto alle donne: rifiutare di cucinare diventรฒ per lei un gesto politico di libertร 

  • 06 Marzo, 2026
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Carla Lonzi, figura chiave del femminismo radicale italiano e teorica dell’autocoscienza, contestava la divisione del lavoro che relegava la donna alla sfera domestica e l’uomo a quella pubblica. Per lei cucinare, pulire e accudire erano compiti che annullavano la soggettivitร  femminile per servire quella maschile. Una scelta politica radicale fondata sul rifiuto del ruolo tradizionale imposto alle donne dalla societร  patriarcale. Un riprendersi il tempo sottratto alla propria ricerca di identitร  e al proprio piacere.

Chi era Carla Lonzi

Nasce a Firenze nel 1931, in una famiglia della media borghesia. Fin da bambina manifesta un forte desiderio di autonomia e di distacco dallโ€™ambiente domestico, tanto da scegliere a soli nove anni il collegio di Badia a Ripoli, dove rimane fino al 1943. Durante la guerra la famiglia si trasferisce a Radda in Chianti per sfuggire ai bombardamenti su Firenze, e lรฌ Lonzi trascorre lโ€™adolescenza. Dopo il liceo classico si iscrive a Lettere allโ€™Universitร  di Firenze. Un breve soggiorno a Parigi nel 1952 si interrompe per motivi di salute, ma lโ€™esperienza contribuisce ad allargare il suo orizzonte culturale. Gli anni universitari sono segnati da rapporti familiari tesi, che tuttavia non intaccano la soliditร  del suo percorso intellettuale. Si laurea con la lode e nel 1954 aderisce al Partito Comunista Italiano; sarร  perรฒ allโ€™inizio degli anni Settanta che il suo impegno prenderร  una direzione radicalmente nuova, nel cuore del nascente movimento femminista. Sono gli anni della contestazione, della ribellione e del rifiuto del modello di donna subalterna e sottomessa al potere maschile.

Sputiamo su Hegel

Fonda insieme a Elvira Banotti e Carla Accardi il gruppo Rivolta Femminile redigendone in gruppo il manifesto, da cui prendono ispirazione i primi gruppi femministi italiani. Nello stesso anno fonda una piccola casa editrice, con la quale scrive e pubblica saggi dove critica l’impostazione patriarcale della politica marxista e comunista, e dove mette in discussione i modelli sessuali costruiti in funzione dellโ€™uomo. Nel saggio Sputiamo su Hegel, contesta la visione filosofica che vede la donna come parte integrante della famiglia, legata alla riproduzione e al servizio, e l’uomo come parte della comunitร  politica. Rifiutare i lavori domestici diventa un atto di “sciopero” dal lavoro non retribuito e una rivendicazione di tempo per se stesse, per la propria espressione e per la relazione con altre donne.

La “deculturizzazione” e il rifiuto del ruolo ancillare

Lonzi propone quella che definisce deculturizzazione come pratica femminista, ovvero “disimparare” i compiti che la cultura maschile ha assegnato alle donne per secoli, e abbracciare invece il rifiuto dei modelli culturali patriarcali. Nel suo celebre diario Taci, anzi parla, Lonzi descrive il gesto di smettere di cucinare come una liberazione dalla funzione di “nutrice” dell’uomo, opponendosi allโ€™essere lo strumento attraverso cui il compagno rigenera le proprie forze per poi dedicarsi alla creativitร  o alla vita pubblica.
Questa sua posizione porta a tensioni significative anche nel suo rapporto con il compagno, lo scultore Pietro Consagra. Nel libro Vai pure, Lonzi documenta proprio la crisi del loro rapporto, scatenata anche dalla sua volontร  di non essere piรน la “spalla” domestica dell’artista di successo.
Lonzi si spegne a Milano nellโ€™agosto del 1982 per un tumore a soli 51 anni. รˆ sepolta nel cimitero di Badia a Coltibuono, a Gaiole in Chianti. Un busto scolpito sulla lapide dal compagno Consagra la ritrae sorridente.

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