Non tutti gli allevamenti consumano il territorio. Alcuni provano a restituirgli qualcosa. Nel cuore della Tuscia, a un’ora e un po’ dalla Capitale, Andrea e Silvia Faraoni hanno messo in atto un sistema virtuoso fatto di animali, terreni ed equilibri da rispettare. Si chiama Fattoria Faraoni e vale la pena visitarla almeno una volta.
La storia di questa fattoria immersa nel verde della Tuscia s’intreccia con quella di Silvia e Andrea, coppia nella vita e ovviamente nel lavoro; a legare entrambe c’è una volontà di procedere in direzione ostinata e contraria. In questo racconto che non segue traiettorie convenzionali, partiamo dalla bizzarra questione del cognome, perché siamo davanti ad uno dei rari casi in cui l’uomo ha preso di fatto il cognome della donna: Andrea – che all’anagrafe fa Cippitelli – da più di vent’anni è diventato Andrea Faraoni.
Stanno insieme da quando erano ragazzi, e mentre il matrimonio può attendere — «la proposta l’ho fatta, sto ancora aspettando una risposta definitiva» scherza Andrea — nel frattempo hanno dato forma a qualcosa di molto concreto: un’azienda agricola rigenerativa nella campagna di Sutri, tra i paesaggi più suggestivi della provincia di Viterbo.

Quando raggiungiamo Andrea per intervistarlo sono le 9.30 del mattino, è sveglio da quattro ore ed è in giro con le sue mucche al pascolo. Gli chiediamo di raccontarci la storia della fattoria convinti di ascoltare quella classica, dell’azienda di famiglia ora alla terza generazione passata da padre in figlio. E invece niente di tutto questo: «Io mi occupavo di altro e nei primi anni Duemila insieme a un gruppo di amici abbiamo creato un brand di abbigliamento. Viaggiavo tanto e facevo una vita che definirla diversa da quella attuale, è usare un eufemismo».
Andrea è di Sutri, dal suo paese nonostante gli impegni di lavoro non si era mai staccato ed è qui che conosce Silvia. «Sapevo della loro azienda agricola e conoscevo il signor Franco, suo padre. Quando all’inizio della nostra storia ho messo piede in fattoria ho capito che stavo facendo una vita che non mi apparteneva». Come le mucche del signor Franco, aggiungiamo noi.
Franco Faraoni aveva continuato il mestiere iniziato da suo padre un secolo fa senza cambiarlo di una virgola «c’erano 12 mucche tutte in stalla – ricorda Andrea – appena le vidi mi resi conto che quello non poteva e non doveva essere l’unico modo di fare allevamento». Era il 2007 quando Andrea propose al signor Franco il primo grande cambiamento che, inutile negarlo, il papà di Silvia non accettò di buon grado: quello di liberare le mucche dalle stalle.
Inizialmente, la fattoria era impostata per tenere dodici vacche legate in posti fissi, ma Andrea realizzò una stalla nuova con stabulazione libera. Questo cambiamento ha consentito agli animali di muoversi liberamente, di avere accesso a delle cuccette e di andare a mangiare quando volevano. Questo fu il primo grande cambiamento che, di fatto, ha aperto la strada a quelli avvenuti poi e che hanno definito Fattoria Faraoni per ciò che è realmente oggi: un’azienda che vuole restituire fertilità alla terra attraverso l’allevamento.
«Le nostre vacche tornano in stalla solo per essere munte quindi una volta al giorno» dice Andrea, spiegandoci che le mucche asciutte (quelle senza latte e che quindi non devono essere munte) sono fuori stalla praticamente h 24. Dunque pascolo libero, rispetto dell’animale e anche del vitello che qui da Fattoria Faraoni resta con la mamma il più a lungo possibile, bevendone ovviamente il latte e senza vivere il trauma della separazione; il distacco avviene gradualmente rispettandone lo sviluppo e le esigenze. Per quanto riguarda la gestione del pascolo, quello di Fattoria Faraoni si basa su un sistema di divisione in parcelle, che permette un utilizzo sostenibile e rigenerativo delle risorse del terreno.

Andrea è un autodidatta e ha imparato studiando le tecniche di pascolamento delle mandrie africane o del Nord America. Le mucche vengono spostate continuamente da una parcella all’altra seguendo un preciso programma di rotazione: ogni area ha il tempo necessario per rigenerarsi prima di essere nuovamente pascolata. In questo periodo dell’anno, per esempio, bastano circa venti giorni perché l’erba torni pronta ad accogliere gli animali.Un approccio che punta a ristabilire l’equilibrio naturale evitando il sovrasfruttamento del terreno e che permette una crescita ottimale dell’erba garantendone la biodiversità. In questo modo, poi, si arricchisce il suolo di sostanza organica, con benefici che si riflettono anche sulla produttività dell’azienda. «Da quando abbiamo iniziato ad applicare questo metodo abbiamo triplicato il carico di bestiame», racconta Andrea. Un risultato che dimostra come lavorare in equilibrio con la natura non significhi produrre meno, ma produrre meglio.

Quando chiediamo ad Andrea di raccontarci nel dettaglio qual è la produzione interna di Fattoria Faraoni ci parla subito del loro latte fermentato: «È un latte vivo al quale vengono aggiunti dei fermenti selezionati. Viene mantenuto a temperatura controllata, il gusto non è acido ed è molto vicino a quello del latte fresco appena munto». Oltre alla indubbia bontà, il prodotto ha anche un valore aggiunto: contribuisce alla salute della flora batterica a livello intestinale e può essere consumato anche da alcune persone che hanno una controllata intolleranza al lattosio.
Il latte vivo di Fattoria Faraoni costa 5 euro al litro, attenzione però a non fermarsi al singolo prezzo: «È importante che il consumatore comprenda che non stiamo vendendo solo un litro di latte, ma stiamo offrendo un’idea di sostenibilità e rispetto per la natura.» La sua produzione, infatti, si basa su quelle pratiche agricole che abbiamo raccontato qualche riga fa, sistemi nient’affatto semplici da gestire e portare avanti Inoltre, il latte destinato alla vendita rappresenta una percentuale molto bassa rispetto al totale, perché – l’abbiamo detto ma vale la pena ribadirlo – i vitelli restano accanto alla mamma molto a lungo e per tutto quel tempo berranno il latte necessario alla loro crescita.
E ancora, nella composizione di quei cinque euro al litro, ci sono una serie di investimenti e adeguamenti tecnici che ovviamente hanno un costo. E poi un aspetto fondamentale, che è la corretta retribuzione del lavoro sulla quale Andrea non intende – legittimamente – indietreggiare di un passo: «Io non voglio essere un agricoltore di vecchia scuola, piegato dalla fatica. Dobbiamo calcolare adeguatamente le nostre ore di lavoro, altrimenti il rischio è quello di non poter garantire nel prossimo futuro dei prodotti di qualità perchè nessuno vorrà occuparsene».

E in ultimo per chi si trovasse a passare per Sutri nel weekend, meglio ancora se all’ora di pranzo, il consiglio è di prenotare per tempo un tavolo da Silvia e Andrea Faraoni: il giardino che circonda la loro bella casa di campagna accoglie una ventina di tavoli dove mangiare molto bene a prezzo fisso. Per 35 euro a persona arriverà un antipasto pieno di formaggi della fattoria (tra cui la loro buonissima mozzarella, il primo sale, qualche caciotta e sfizi vari tra cui delle pizzette fritte super golose) un primo e un secondo e poi sì, sorrisi, gentilezza, un cagnolone che gironzola pacioso tra i tavoli e pure qualche gallina.
E tutto questo no, un prezzo non ce l’ha.
Fattoria Faraoni – Località la Bagnara – Sutri (Vt) – Tel. +39 338 220 58 65 – www.fattoriafaraoni.it
Photo Credit: Roberto Liberati
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