Fuori confine

La churreria senza tavoli dove i churros si fanno ancora come 50 anni fa

Allโ€™alba, tra le strade bagnate e una fila silenziosa davanti alla porta, due uomini friggono churros e porras in silenzio: niente tavolini e nessuna scenografia turistica

  • 05 Marzo, 2026
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Madrid, alba. Le strade sono ancora bagnate, lucide come specchi opachi. Fuori piove, il bel tempo non รจ ancora arrivato. La notte non se nโ€™รจ andata del tutto, resta incollata agli angoli dei palazzi, ai marciapiedi, ai passi di chi cammina piano. Poi, quasi per caso, si intravede una piccola porta. Sopra una tenda verde un poโ€™ sbiadita, mangiata dal tempo e dalle intemperie. Tre parole scritte in bianco, senza fronzoli, con estetica noiosa, a caratteri grandi: Churrerรญa – Patatas Fritas. Siamo a Chamberรญ, in Calle Ponzano, uno dei quartieri storici della zona centrale di Madrid, molto apprezzato dai madrileni, borghese e signorile.

Fuori da Churreria artesana Julian Cuenca – cosรฌ si chiama il piccolo locale – cโ€™รจ sempre fila. Nessuno parla molto. รˆ una di quelle line silenziose che solitamente si incontrano alle poste. Ci si affaccia dentro e subito si capisce che questo posto non รจ come gli altri, non assomiglia ai bar di Madrid che servono churros, i mitici dolci dalla forma cilindrica e allungata tipici della cucina spagnola. A Madrid sono un’icona locale. Quelli piรน comuni, specialmente al Nord, sono sottili, corti, striati, compatti e croccanti, a forma di nastro o a bastoncini. Nelle cioccolaterie piรน famose diย Madrid, come la 1902 o la San Ginรฉs, i churros condividono la scena con leย porrasย (che letteralmente significa โ€œbastoniโ€).

Una delle ultime churrerie tradizionali di Madrid

In questa piccola churreria tradizionale di Madrid non cโ€™รจ spazio per la scenografia: niente tavolini ordinati, nessuna tazza di cioccolata fumante da fotografare, nessuna caricatura turistica, si respira solo quotidianitร . Una quotidianitร  quasi ruvida. Il locale รจ minuscolo, dietro il banco lavorano due uomini timidi, si sta in piedi in attesa del proprio turno, non c’รจ nemmeno uno sgabello dove appoggiarsi e riposare le ginocchia che da giorni battono chilometri madrileni. Pacchi su pacchi, impilati di fronte al vetro del banco, rendono difficile perfino parlare con l’uomo che serve i clienti. Sono scatoloni pieni di farina, brick di cartone con cioccolato da scaldare, probabilmente a casa, zucchero. Quello spazio minuscolo contiene anche un piccolo frigo.

L’impasto รจ appoggiato direttamente sul banco, lato sinistro, esattamente dall’altra parte una bilancia datata, sacchetti bianchi di plastica appesi come bandiere stanche e un chiodo contiene i sacchetti di carta che tra poco diventeranno unti e stropicciati. Dietro il bancone tutto sfrigola. Cโ€™รจ una macchina che sembra uscita da unโ€™altra epoca: una pressa metallica con una grande leva che, girando, spinge lโ€™impasto dei churros – farina, acqua e sale – direttamente nellโ€™olio bollente. Lโ€™olio canta, il vapore riempie la stanza. Lโ€™odore รจ fortissimo, si impregnano i vestiti, i capelli, le mani. Ma nessuno sembra preoccuparsene. E quindi nemmeno noi.

Aspirali di porras e metri di churros

Sempre durante l’attesa del proprio turno, sul banco appare una cosa gigantesca: una spirale enorme di porras, dorata, quasi ipnotica, trasuda olio. Le porras sono le cugine piรน grandi dei churros, piรน spesse, piรน morbide dentro, meno croccanti fuori. Piรน buone, secondo noi. Uno dei due uomini prende la spirale e comincia a tagliarla. Ha una manualitร  incredibile, allenata da anni di fritture, il suono รจ lo stesso per minuti interi, toc toc toc. I bastoncini escono perfetti, tutti uguali senza righello. Ce lโ€™ha in testa tramite un gesto antico, preciso, ripetuto migliaia di volte. Lโ€™olio schizza, il banco รจ unto e il pavimento pure. Le scarpe fanno ciaf-ciaf. รˆ una bottega piena di silenzi e suoni.

Poi arrivano loro. I churros. Piรน sottili, con quella forma a scalini che nasce direttamente dalla bocca della macchina. Cadono nellโ€™olio bollente, si gonfiano, si arricciano leggermente, lo zucchero si caramellizza nellโ€™olio. E basta. Allโ€™assaggio sono buoni, non buonissimi, forse. Un poโ€™ unti, forse troppo. Ma in fondo non importa, perchรฉ qui succede qualcosa che i locali perfetti, puliti e turistici non potranno mai imitare: qui dentro non si vende solo un dolce, si respira un pezzo di cittร . La si puรฒ osservare restando in fila di fronte alla vetrata appannata.ย Senza storytelling, senza marketing, solo duro lavoro che inizia ogni mattina all’alba. E solo alla fine lo capisci davvero: questa piccola stanza nascosta dietro una tenda verde รจ una delle poche churrerie tradizionali rimaste in vita a Madrid.

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