Racconti di pancia

La libertà di tornare a mangiare quello che si vuole: il primo assaggio post parto non si scorda mai

Il primo morso dopo il parto è godimento puro, una festa per il palato, per la pancia ma soprattutto la testa. Dopo l'attesa e la fatica, torna la spensieratezza di stare a tavola senza porsi domande

  • 12 Febbraio, 2026
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La pizza rossa del forno, quella bassa e croccante, con i bordi bruciacchiati e l’olio che cola ai lati, il tovagliolo che gronda. La quintessenza della romanità. Sopra, prezzemolo fresco. Posso mangiare il prezzemolo? Sì, posso. E sì, avrei potuto anche prima, ma durante la gravidanza – oltre ad alcune restrizioni – subentrano a volte pensieri intrusivi difficili da scacciare. Mangiare col pancione può rivelarsi sgradevole. Ma dopo la fatica, le contrazioni, le spinte o l’operazione (in questo secondo caso, per mangiare bisogna attendere un po’ di più ma ne varrà la pena), arriva l’assaggio che non ha eguali, che nessuna cena gourmet, degustazione, nessun prodotto di pregio potrà mai equiparare. Il primo morso dopo il parto è godimento puro, una festa per il palato, la pancia ma soprattutto la testa. Libera, finalmente libera. Ce l’hai fatta.

Il primo morso dopo il parto non si scorda mai

Alcune attese di «dolce» hanno ben poco, e con questo argomento dobbiamo iniziare a familiarizzare. Tra voglie, palato alterato, peso da tenere sotto controllo ( con tanto di domande indiscrete) e piccoli fastidi che possono accompagnare il percorso, mangiare in gravidanza può essere difficile. Ci sono i divieti (crudi di pesce, salumi, formaggi a latte crudo), le limitazioni, dettagli che vanno però a nutrire un carico mentale e un senso di responsabilità che continueranno anche dopo, in forma diversa. A mancare è la spensieratezza a tavola, la possibilità di mangiare ciò che si vuole quando lo si desidera senza porsi domande, senza doversi assicurare che le uova del tiramisù siano state pastorizzate, senza ritrovarsi a scansare pomodori ed erbette a crudo al ristorante.

Ma poi, dopo il più grande sforzo che il corpo umano sia in grado di sostenere, arriva. Il senso di libertà. Gorgonzola? Sì, grazie. Prosciutto crudo? Fatti avanti. E se non si allatta al seno, via libera anche a un meritato bicchiere di vino per brindare alla nuova vita.  Ma soprattutto, niente più interrogativi, dubbi, incertezze, rimorsi. Per spiegare il piacere inarrivabile del primo pasto post parto, però, dobbiamo prima percorrere le fasi che lo precedono.

Perché mangiare in gravidanza può essere un incubo

Restrizioni, senso di affaticamento e sì, talvolta anche paranoie. Possono subentrare nella prima fase, dopo aver visto comparire la seconda lineetta sul test. Non tutte le gravidanze sono gioiose. Esistono gravidanze a rischio, che trasformano l’esperienza in terrore puro, esiste il diabete gestazionale, che pone ulteriori divieti a chi vorrebbe solo godersi una pizza fuori. Esistono le paure, tantissime paure. Gravidanze ufficialmente considerate fisiologiche, che si concludono in parti da manuale, ma che nella mente della mamma generano angoscia.

Si chiamano gravidanze arcobaleno e sono quelle che avvengono dopo un lutto perinatale, la perdita di un bambino prima, durante o dopo il parto. Un argomento scomodo, che mette a disagio, ma che dobbiamo imparare a gestire. Perché l’aborto spontaneo accade al 25% delle donne, una su quattro, numeri che i medici ripetono all’infinito dopo aver dato la notizia che plasmerà per sempre la donna e la coppia.

Il cibo durante una gravidanza arcobaleno

Sono nove mesi di ansie, preoccupazioni, senso di colpa per quel che (non) è stato, quel che sarà e a cui non si riesce a credere fino a quell’ultima, lunghissima spinta tanto attesa. È misteriosa, la gravidanza, tra una visita e l’altra puoi solo aggrapparti alla speranza che andrà tutto bene. Ma dopo che hai sentito quelle parole, dopo che il termine «interruzione» ha assunto tutto un altro significato, dopo che sei passata dal dire «quando avremo un figlio» a «se avremo un figlio», dopo tutto quello che (anche a livello fisico) segue un aborto, niente è scontato. E allora il cibo diventa l’unica cosa su cui hai il controllo.

E anche se lo sai bene che quella del prezzemolo è una leggenda, una diceria del passato, anche se i medici ti assicurano che non perderai il bambino se ne addenti una foglia, quel prezzemolo non lo mangi. Diventa un tic, un gesto automatico. Non succede nulla, ti ripeti. Eppure non lo fai. Perché, in fondo, perché rischiare?

Io, alle volte, il prezzemolo lo scanso ancora oggi.

Mangiare in travaglio: miele, datteri e tanta acqua

A prescindere dalle emozioni vissute in gravidanza, quel primo «morso da mamma» non si dimentica. Perché tra gestazione e parto avviene ciò che più spaventa ogni donna incinta: il travaglio. Un viaggio complesso, doloroso ed emozionante, in cui è fondamentale nutrirsi, almeno un po’. Durante i corsi di accompagnamento alla nascita, le ostetriche suggeriscono di impacchettare nella borsa dell’ospedale snack energetici e bottigliette d’acqua: un tempo si consigliava di rimanere a digiuno in caso di cesareo d’urgenza, oggi per fortuna le raccomandazioni sono cambiate e si dà più importanza al benessere della donna, che ha bisogno di rimanere lucida e in forze.

Mangiare in travaglio, però, è difficile. E fa schifo. Nausea, stomaco chiuso, gambe a pezzi per le contrazioni difficili da gestire da sdraiata, labbra secche: salvavita in questi casi è il miele in formato squeeze, da spremere direttamente in bocca. Aiuta a recuperare energia e non richiede alcuno sforzo di masticazione o suzione. Acqua, tanta, anche quella comoda da avere in formato piccolo e squeeze, da spruzzare pure sul viso se necessario (spoiler: lo sarà).

Altri spuntini consigliati: datteri e cioccolato, magari uniti insieme. Burro d’arachidi barrette energetiche. Non è questo il momento di stare a guardare la qualità, il travaglio è una giungla da cui devono uscire vive due persone, per le specialità fatte in casa ci sarà tempo dopo. E poi, se la donna lo desidera, c’è lei, “Santa Epidurale”: approfittate della sua mano gentile per riposare, riprendere fiato, ma anche per sgranocchiare qualcosa (sempre chiedendo prima conferma all’ostetrica).

Il sapore di una nuova vita

Non mangerai per molto tempo, ma non sentirai fame, non alla fine. Da quella prima contrazione che fa tremare il cuore non si torna indietro: stai per guardare negli occhi il tuo bambino e quel panino al salame che hai sognato per nove mesi improvvisamente non ti sembrerà più così importante, la promessa di ordinarti un chilo di sushi l’avrai già dimenticata. Però poi lo addenterai. Il nigiri e il sashimi, la salsiccetta affumicata e la carbonara. Berrai quel caffè che negli ultimi tempi ti faceva bruciare lo stomaco, il cappuccino che nei primi mesi ti aveva nauseata al punto da non riuscire a tollerarne l’odore. Non leggerai più ossessivamente le etichette, affonderai il cucchiaio nel tiramisù senza porti domande. Amici e parenti verranno a trovarti con in mano il tuo cibo preferito (o almeno, così dovrebbe essere), ti aiuteranno a fare scorte da tenere nel freezer (familiari in ascolto: più teglie di lasagne e verdure pronte, meno body e tutine. Grazie). Mangerai senza pensieri e ti renderai conto di quanto ti fosse mancato un gesto così apparentemente banale, che invece significa molto.

Ad alcune di noi, quelle che la gravidanza l’hanno vissuta nel terrore tra un’ecografia e l’altra, nella paura di ritrovarsi di fronte a un monitor silenzioso, quelle che sono state etichettate solo come un numero, basterà davvero poco per ritrovare la spensieratezza. Un pezzo di pizza rossa col prezzemolo, per esempio; il sapore di una nuova vita. La sua ma anche la tua.

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