Per molti esiste solo l’espresso, ma c’è anche chi preferisce bevande dal gusto meno intenso. Ecco qualche idea per sostituire il caffè in casa o al bar.
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L’espresso al bar per gli italiani è un rituale senza tempo, fra le abitudini più radicate nella cultura tricolore. Così come la moka fatta in casa, preparata al mattino aspettando il familiare borbottio che indica l’arrivo del tanto atteso oro nero. Qualcuno poi preferisce una bevanda da meditazione, da gustare e preparare con lentezza, come il V60 o altri caffè filtro, ma c’è anche chi non ama particolarmente il gusto del caffè. Che fare, allora? Esistono diverse alternative con e senza caffeina da scoprire e assaporare, facilmente reperibili in commercio o da fare in casa. Ecco qualche idea.

Bevande alternative al caffè

caffè di cicoria

Caffè di cicoria

Una delle erbe di campo più antiche e conosciute, con foglie dal sapore amaro e infiorescenze azzurre (che sbocciano in primavera), fondamentali per la preparazione del rimedio Cicory dei fiori di Bach, in erboristeria consigliato per chi tende a preoccuparsi troppo per gli altri. Ma dalla pianta di cicoria si ricava anche il caffè, prodotto a partire dalla radice lunga e affusolata, raccolta in autunno ed essiccata per essere poi trasformata in una bevanda nera. Negli ultimi anni è tornato di moda, ma il caffè di cicoria è stato innanzitutto la bevanda dei nostri nonni, simbolo di miseria e ristrettezze: durante la Seconda Guerra Mondiale, il caffè fu uno dei primi prodotti a essere tagliato fuori, rimpiazzato subito dall’orzo o dalla cicoria. Quei pochi che avevano la fortuna di procurarsi dei chicchi veri, ne conservavano i fondi e li riutilizzavano più volte per preparare altre bevande. Nel 1939 il provvedimento della Camera dei fasci e delle corporazioni emanato dal presidente Costanzo Ciano bandisce l’uso dell’espresso al bar della Camera e alla Presidenza del Senato, un primo passo che dovrà presto essere imitato anche dagli altri circoli privati. Insomma, il caffè di cicoria è una bevanda storica, nata attorno alla prima metà dell’Ottocento e che per tempo ha rappresentato un valido surrogato della tazzina, insieme all’orzo mondo (o nudo), cereale tipico del territorio marchigiano, o il caffè di ghiande, ottenuto tramite tostatura del frutto.

caffè verde

Caffè verde

Forse non tutti sanno che in origine i chicchi della pianta di caffè sono di colore verde. Esiste una bevanda fatta con questi semi crudi, che anziché essere tostati vengono lasciati essiccare, così da mantenere il loro colore naturale. Oggi si trovano in commercio dei preparati solubili, ma è consigliabile partire dai chicchi interi, da macinare e poi infondere con acqua calda per circa 10 minuti. Il caffè verde è diventato di moda negli ultimi tempi perché considerato dimagrante: sembra infatti che l’acido clorogenico presente all’interno del chicco crudo agevoli la perdita di peso, diminuendo l’assorbimento degli zuccheri, e riducendo così l’aumento di glicemia nel sangue. Naturalmente, non esistono bevande miracolose, ma è sicuramente un prodotto che presenta diverse proprietà. Il nostro consiglio, come sempre, è di gustarlo senza preoccupazioni, solo se di vostro gradimento (in più, può essere utile per chi non tollera molto la caffeina, che in questo caso viene assorbita molto lentamente).

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caffè al ginseng

Ginseng

Con la parola ginseng si intendono diverse specie della famiglia delle Araliaceae, dalle cui radici si ricava una droga molto in voga nella medicina cinese tradizionale come tonico ed energizzante. In Occidente, è presente in molti integratori e soprattutto nella variante del caffè al ginseng, che non è un sostituto ma solo un classico espresso a cui viene aggiunto il ginseng. Almeno, così dovrebbe essere, ma nella maggior parte dei preparati in commercio o nei distributori automatici il prodotto è composto in realtà da molti altri ingredienti come latte, zucchero, grassi, aromi e stabilizzanti. Il sapore è quindi piuttosto dolce e l’aspetto è più simile a quello del caffellatte che di un espresso. Nel caso di bevande fatte solo con caffè (in percentuale minore) e radice di ginseng essiccata, si hanno diverse proprietà, a cominciare da quella energizzante per finire con l’azione stimolante e tonica che favorisce la concentrazione; difficile, però, stabilire dei valori nutrizionali per i prodotti commerciali, che presentano appunto più componenti. Senza dubbio, un sostituto valido per chi non ama particolarmente l’aroma del caffè e preferisce i sapori più dolci e rotondi.

tè matcha

Tè matcha

Il tè matcha ha conquistato in breve tempo il palato di tanti appassionati, grazie alla diffusione nel 2017 del matcha latte, un cappuccino di colore verde denso e spumoso. Ma cos’è esattamente il matcha? Si tratta di un tè verde giapponese, presente in due varianti principali: il matcha cerimoniale da degustare in purezza, e il matcha gastronomico impiegato soprattutto nella preparazione di gelati, dolci e latte. In qualsiasi caso, stiamo parlando di estratti in polvere di colore verde che contengono una maggior quantità di vitamine del gruppo B e A, betacarotene, calcio e ferro rispetto alle altre varietà di tè. Valore nutrizionale fondamentale del matcha è l’epigallocatechina, derivato dei polifenoli che ha un effetto antiossidante 20 volte superiore a quello della vitamina E. Per preparare una buona bevanda occorre mettere in sospensione nell’acqua calda 1 o 2 cucchiaini di polvere, da mescolare velocemente fino a quando non si sarà sciolta nel liquido: per farlo, i giapponesi usano il chashaku, un’apposita paletta, e il chasen, una frusta in legno.

yerba mate

Yerba mate

La yerba mate è una bevanda ricavata dall’omonima pianta, molto diffusa nell’America Meridionale già in tempi antichi. Si gusta di solito sotto forma di tè mate o come infusione da bere calda o fredda e presenta diverse proprietà: ha effetti sazianti, aiuta a eliminare i grassi, è diuretica e ricca di polifenoli che garantiscono un’azione antiossidante sulle cellule dell’organismo. In più, è una bevanda energizzante, ottima alternativa al caffè: contiene una sostanza simile alla caffeina, la mateina, che stimola il sistema nervoso e aiuta a mantenere la concentrazione. Presente anche la caffeina, insieme a tannini e minerali, vitamina C e vitamine del gruppo B.

caffè d'orzo e fette biscottate

Orzo

Insieme a quello di cicoria, il caffè d’orzo (chiamato anche semplicemente orzo) è stato uno dei primi surrogati del caffè in tempo di guerra, ottenuto dall’infusione dell’orzo tostato e macinato. È una bevanda tipicamente italiana, spesso offerta ai bambini e ai più giovani che non possono ancora consumare caffè e molto gradita da chi preferisce evitare la caffeina. Uno dei prodotti più popolari è la versione solubile, da diluire in acqua bollente, o in granuli, ma c’è anche la possibilità di fare il caffè d’orzo con la macchina per espresso o la moka, oltre a caffettiere specifiche adatte alla preparazione di questa bevanda.

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golden milk

Golden milk

Proprio come l’avocado e le bacche di goji, anche la curcuma è stata sotto la lente d’ingrandimento di medici ed esperti negli ultimi anni. Considerata un superfood, questa spezia ricca di proprietà è entrata sempre più nelle nostre cucine anche sotto forma di bevanda: il golden milk (latte d’oro) è un drink goloso che spopola da diverso tempo, a base di latte (solitamente vegetale, di soia o mandorla), miele, acqua, pepe nero e curcuma. In Italia è un prodotto recente, ma nei Paesi del sud Asia è consumato già da anni, considerato fondamentale per la filosofia ayurvedica, che si propone di raggiungere il benessere anche attraverso la sana alimentazione.

cascara

Cascara

Una bevanda ancora poco conosciuta in Italia, tutta da scoprire: la cascara è un prodotto di recupero nel mondo caffeicolo, fatto con le bucce dei chicchi di caffè. A metà fra un caffè filtro e un tè, la cascara è un infuso ricavato dalle bucce essiccate (il nome, letteralmente, significa proprio “guscio”, “buccia” in spagnolo) che, nonostante derivi dalla stessa pianta, ha un gusto completamente diverso da quello del caffè. Fra gli aromi più presenti, note di ibisco, petali di rosa, frutti rossi, mango, profumi floreali che ricordano terre lontane, forse più vicino a un tè che a un filtro. Anche la preparazione è simile a quella del tè: si può scegliere di infondere le bucce semplicemente con un filtro immerso in acqua calda (fra i 90° e i 100° C), oppure utilizzare la French Press.

maca

Maca

Chiamata anche “ginseng delle Ande” o “ginseng peruviano”, la maca è una pianta erbacea che cresce tra i 2500 e i 4000 metri d’altezza, tipica delle zone andine e considerata in passato un dono degli dei perché in grado di donare energia e resistenza alle tribù alle prese con grandi carichi di lavoro, carestie e intemperie. La polvere di maca può essere diluita in acqua calda o fredda, oppure aggiunta ai frullati, allo yogurt o altre bevande. Pur essendo priva di caffeina, ha un forte potere energizzante, è ricca di vitamine A, B e C, e presenta buone percentuali di ferro, calcio e zinco. Stimola la concentrazione ed è indicata anche per combattere i sintomi influenzali, poiché capace di rafforzare il sistema immunitario.

masala chai

Masala chai

Divenuto popolare anche nei Paesi occidentali, il masala chai è il prodotto d’eccellenza dell’Asia Centrale, diffuso soprattutto in India, Nepal e Pakistan. Letteralmente, il nome potrebbe essere tradotto come “tè con mistura di spezie” e non è difficile intuirne il motivo: per prepararlo, si parte proprio dalle spezie, che vanno fatte bollire per alcuni minuti in acqua affinché rilascino il loro aroma. Si aggiunge poi il tè nero, che viene lasciato in infusione per pochi minuti, e il masala è pronto. Viene servito tradizionalmente con il latte, ma molti preferiscono gustarlo in purezza, talvolta addolcito con un po’ di zucchero o miele. La sua storia affonda le radici in tempi antichi ed è legata a doppio filo con la tradizione ayurvedica e la medicina delle erbe: secondo i racconti popolari, la bevanda – nata dapprima come puro infuso di spezie in acqua – si è diffusa per scopi depurativi, per curare disturbi lievi come mal di testa, mal di stomaco e febbre. Nell’Ottocento, grazie alla dominazione britannica, le piantagioni di tè iniziano ad acquisire valore, e gli indiani decidono di aggiungere le foglie di tè nero al chai. La tradizione del latte, invece, arriva un secolo dopo, quando per mantenere bassi i costi, i venditori cominciano a insaporire la bevanda con latte e zucchero, diminuendo così la quantità di tè, la più costosa delle materie prime, e contenendo i prezzi.

kombucha

Kombucha

Sono tante le teorie circa l’origine del kombucha, secondo alcuni nato nella Manciuria, regione dell’Asia nord orientale, e chiamato così in omaggio al medico coreano Kombu che per primo usò la madre (la base della fermentazione) per curare l’imperatore giapponese Inyko. La parola sembrerebbe infatti l’unione del nome Kombu e il termine cinese “cha”, che significa tè. Altri racconti narrano invece che la bevanda sia stata inventata nel 220 a.C. in Cina, dove era conosciuta come “tè dell’immortalità”. Fra tante incertezze, un fatto è sicuro: da sempre il kombucha viene considerato un elisir di lunga vita, benefico per la salute e disintossicante secondo la medicina tradizionale cinese. Ma cos’è esattamente? Una bevanda fermentata che può essere fatta con il tè o altri infusi e che, come tutti i fermentati, rappresenta un alimento probiotico, ovvero in grado di arricchire il nostro microbiota, la comunità di microbi che vive in simbiosi con il nostro organismo e ci permette di mantenere uno stile di vita sano. Per molti è la panacea di tutti i mali, dall’asma alla pressione alta, passando per arteriosclerosi e dissenteria, ma il vero beneficio accertato della bevanda è quello di contribuire al funzionamento della flora intestinale. Per prepararlo, occorre partire da una madre chiamata SCOBY (Symbiotic Colony of Bacteria and Yeast), un insieme di lieviti e batteri dall’aspetto gommoso che, in presenza di ossigeno, attiva il processo di fermentazione. Basta poi aggiungere tè e zucchero o anche altri infusi, tisane oppure il caffè.