Oggi le ostriche evocano lusso, champagne e grandi occasioni. Per migliaia di anni, invece, sono state una delle fonti di cibo piรน accessibili per le popolazioni del Mediterraneo (a cui il Gambero Rosso dedica lโeventoย Rotte Mediterranee โ Terra Mare Visione il 19 giugno a Napoli). Lo raccontano anche i gusci rinvenuti nelle grotte dei Balzi Rossi di Ventimiglia, accanto ai resti degli ominidi preistorici che abitavano queste coste. ยซI primi uomini avevano una scelta semplice: andare a cacciare un orso oppure raccogliere ostriche in riva al mareยป, dice Paolo Varrella, presidente della Cooperativa Mitilicoltori Spezzini e promotore dell’Italian Oyster Festival.
Una battuta, certo, che perรฒ testimonia una veritร storica. ยซLโostrica, piรน di altri molluschi, ha segnato lโevoluzione dellโuomo proprio nel Mediterraneo. Nel 500 a.C. una linea di navigazione collegava Alessandria dโEgitto a Siracusa trasportando ostriche per i mercati della Magna Grecia. I Romani, ovunque andassero, impiantavano coltivazioni: era una loro fonte di proteineยป. Poi รจ arrivato il Medioevo e le incursioni saracene che resero pericoloso sostare lungo le coste. La rinascita รจ ripresa con lโunitร dโItalia, e poi di nuovo un fermo, con il boom economico. ยซFino a ventโanni fa, se dicevi che coltivavi ostriche in Italia ti prendevano per matto. Ti rispondevano: le ostriche si fanno solo in Franciaยป โ ricorda Varrella, che con quella sperimentazione ha cominciato nel Golfo della Spezia.ย
I numeri riportano una realtร molto chiara: ยซLโItalia รจ il secondo consumatore di ostriche in Europa: ne importiamo circa novemila tonnellate lโanno, contro le 600-800 che produciamo. Copriamo un decimo della richiestaยป. Il resto arriva da Francia, primo produttore europeo, Irlanda, Spagna, Portogallo. Il consumo nazionale, intanto, continua a crescere, la quota italiana sulla produzione europea resta una briciola, ma lo spazio รจ enorme: secondo Legacoop Agroalimentare lo sviluppo strutturato della filiera potrebbe valere oltre 60 milioni di euro.
Gli ostricoltori italiani sono circa trecento, molti riuniti in cooperative, tutti collegati in una rete informale che sta provando a costruire unโidentitร comune. ยซStiamo cercando di ragionare come ostrica italiana, come categoria unica, valorizzando le differenze territoriali come peculiaritร di gusto e non come campanilismiยป โ ci spiega infatti Varrella.
Su una cosa, sicuramente, la rete fa quadrato: lโostrica continua a scontare lโIva al 22 per cento, come lโaragosta e lโastice, invece che al 10 del resto del pescato, perchรฉ classificata bene di lusso. Un paradosso, per un mollusco che di aristocratico ha solo l’associazione con lo Champagne: perchรฉ รจ rustico, รจ capace di filtrare e anche di adattarsi dove le sue cugine piรน “democratiche”, cozze e vongole, invece soccombono.ย Qualcosa, perรฒ, si muove: in Parlamento giace da tempo la proposta, finora senza esito, di includerle nellโaliquota agevolata.ย

Ph. cr. Cooperativa Miticoltori Spezzini
Se lโidentitร รจ nazionale, il baricentro produttivo parla con accento sardo. ยซLa Sardegna oggi รจ la prima produttrice in Italiaยป โ conferma Mauro Steri, responsabile del settore pesca e acquacoltura di Legacoop Sardegna.Le cifre raccontano un’accelerazione notevole: dalle cinque tonnellate del 2018 alle oltre 230 attuali, da Santa Gilla a Tortolรฌ, fino a Olbia e San Teodoro. ยซQuando le cozze hanno iniziato a soffrire per la mancanza di piogge, invece di fermarci siamo andati a cercare una strada nuova. Cosรฌ รจ nata lโavventura delle ostricheยป โ racconta Donatella Contu, vicepresidente della cooperativa di Tortolรฌ.
Ambienti di transizione, lagunari, ricchi di nutrienti, dove lโostrica concava raggiunge la taglia commerciale in tempi piรน che dimezzati rispetto alle acque fredde della Bretagna. Dietro cโรจ il lavoro di progetti come OstrInnova di Sardegna Ricerche con la Fondazione IMC di Torregrande, che ha introdotto le “poches“, le cassette galleggianti di scuola australiana. E cโรจ una visione: ยซUn futuro che permette ai pescatori di laguna di diversificare lโattivitร , di avere un reddito garantito da una coltivazione e non piรน da unโattivitร aleatoria come la pescaยป โย sintetizza Steri.
Quella ricchezza, perรฒ, ha un rovescio. Walter Rizzardini, del consorzio ittico di Santa Gilla, lo conosce bene: dopo la moria da caldo di unโestate torrida, questโanno le piogge eccezionali tra gennaio e febbraio hanno fatto precipitare la salinitร della laguna fino allโuno per mille, per un mese e mezzo. ยซLe ostriche e le cozze rimangono chiuse, resistono quindici, venti giorni. Poi si devono aprire: hanno fame, hanno bisogno di ossigeno. E appena cominciano a filtrare lโacqua dolce, muoionoยป. Le perdite hanno toccato lโottanta per cento. ยซSono due anni che siamo in perditaยป โ ammette. Per questo in laguna la collaborazione con la ricerca รจ vitale: lโUniversitร di Cagliari ha installato boe che monitorano in tempo reale le acque e soprattutto le temperature, sentinelle silenziose di un equilibrio sempre piรน precario.
A SโEna Arrubia, nellโOristanese, Alberto Porcu, presidente dellโomonima cooperativa, racconta invece una partenza in salita per altre ragioni: ยซUn biologo ci disse: avete lโacqua perfetta per un allevamento di ostriche. Ma per ottenere la classificazione delle acque ci sono voluti due anni di lottaยป. Oggi le sue ostriche raggiungono la taglia commerciale in appena otto mesi.
Uno spirito artigiano anima poi realtร minuscole come lโittiturismo Feraxi, a Muravera,ย sulla costa sud-orientale dellโisola, dove la cooperativa di pescatori attiva dal 1976 le alleva quasi solo per la propria tavola, facendole diventare occasione per raccontare il territorio attraverso escursioni in kayak, visite agli allevamenti e degustazioni direttamente in laguna. Un modello che unisce acquacoltura e turismo esperienziale e mostra quanto questa filiera possa generare valore ben oltre il semplice prodotto.

Lโostricoltura, intanto, sta riscrivendo anche il rapporto tra allevamento e ambiente. Niente mangimi, niente farmaci: il mollusco filtra, e basta. Tra i filari trovano rifugio cavallucci marini e avannotti, piccole oasi di biodiversitร . E poi il carbonio: per costruire il guscio lโostrica sottrae ioni carbonato allโacqua, contrastando quellโacidificazione che soffoca i mari. ยซCon lโUniversitร Caโ Foscari di Venezia abbiamo fatto i calcoli: un quintale di ostriche coltivate sequestra definitivamente, in un anno, circa 40 chili di CO2 equivalenteยป โ spiega Varrella, oggi osservatore esperto nel comitato internazionale UNI-ISO che lavora alle linee guida sui crediti di carbonio generati dalla molluschicoltura.
E poi ci sono anche i benefici trasversali: ยซOgni settimana abbiamo una fotografia della situazione del mareยป โ dice Varrella. Un mare ultra controllato a vantaggio di tutti, bagnanti compresi. Segno di come la pesca e i lavori legati al mare siano asset fondamentali per una sostenibilitร totale: economica, ambientale e sociale.ย
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