Sardegna

La nuova mappa vitivinicola del Mandrolisai nasce dalla tradizione dei murales sardi

In Sardegna, l'artista-muralista Mauro Patta ha disegnato un percorso per i 7 comuni della Dop che va oltre la semplice cartografia, per abbracciare la via dell'emozione e della curiosità

  • 24 Giugno, 2026
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Si parla spesso di racconto del vino e di schemi di comunicazione che siano meno tecnici e più facilmente comprensibili dal pubblico di appassionati di vino. Il Consorzio vini Mandrolisai ha preso alla lettera questo dettame tutto contemporaneo e, per costruire la mappa del territorio vitivinicolo dei sette comuni di questa preziosa area della Sardegna centrale, si è affidato a un artista-muralista, come Mauro Patta.

Il legame con la street art

Ne è nata una creazione grafica (foto in apertura) che guarda alla street art da un lato e alla lunga tradizione dei murales sardi dall’altro. Ora, l’ente di tutela ha in mano uno strumento promozionale che mette assieme emozione, informazione e interpretazione. Boschi, colline, vigneti, chiese, pascoli e nuraghi del Mandrolisai (area viticola in decisa crescita, da cui Gambero Rosso ha scelto uno dei migliori vini per rapporto qualità-prezzo nel 2024 e la cantina emergente nel 2022) fanno parte di una grande rappresentazione che «integra la vocazione viticola col patrimonio storico-paesaggistico», ha sottolineato lo stesso artista sardo, originario di Atzara, uno dei comuni nei cui territori ricade la denominazione d’origine controllata.

Doc Mandrolisai – vigneti

Progetto culturale più vasto

Massimiliano Mura, presidente del Consorzio, si sofferma sull’importanza di un progetto culturale che cerca di andare oltre il semplice aspetto informativo, per collegarsi al senso di appartenenza . «La scelta di coinvolgere un artista profondamente legato a questo territorio non è casuale. La nuova mappa – ha spiegato il presidente Mura – non è stata concepita come un elaborato tecnico, ma come un progetto culturale capace di restituire il carattere identitario del Mandrolisai attraverso segni, colori e relazioni visive».  L’ente di tutela ha preferito insistere su un approccio differente nella comunicazione, privilegiando l’invito a osservare e a scoprire. Del resto, in un periodo in cui l’enoturismo sta portando a casa risultati interessanti per le cantine italiane, il vino del Terzo Millennio deve andare oltre la semplice cartografia, giocare sul coinvolgimento emotivo e attivare la curiosità.

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