Ristoranti, Storie

Menu fisso sempre uguale e niente caffè: ecco la trattoria di Cagliari amata da Gigi Riva

A Cagliari un indirizzo storico di cucina di mare conserva intatto il suo rito: menu fisso, prezzi popolari, pareti dedicate al calcio e un tavolo diventato meta di culto laico

  • 08 Luglio, 2026
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  • 08/07/26

La Stella Marina di Montecristo sembra una trattoria come ce ne sono tante. Sta lì, in via Sardegna, nel quartiere Marina di Cagliari, con un’aria un po’ dismessa e una vetrina che porta i segni del tempo e l’età che ha, come quelle vecchie signore a cui non importa mostrare le rughe. E forse è proprio questo il punto: dall’esterno non le daresti due lire, ma poi varchi la soglia e capisci che prima o poi da quelle parti saresti dovuto passare. 

Giacomo Deiana è il titolare e ha quel modo di fare rassicurante da oste, simpatico e accogliente. Lui e la sua famiglia – il fratello Valentino, la sorella Adriana ai fornelli – sono arrivati da Esterzili, paesino di cinquecento anime nella Barbagia di Seulo, passando per anni di duro lavoro a Milano. Sono rientrati a Cagliari nel 1990 con le idee chiare: aprire una trattoria e creare un luogo a loro immagine somiglianza, senza dover per forza rincorrere modelli che appartenevano a un altro tipo di ristorazione. 

Menu fisso e niente caffè

Partendo dal menu, che non si sceglie, un po’ come capita negli agriturismi fuori dalle città. Arriva ed è quello, da sempre. Capesante, cozze e cannolicchi gratinati. Poi piccoli cartocci di corvina o rana pescatrice, fregula ai frutti di mare, grigliata e frittura di calamari. Si chiude con qualche dolcetto, mirto o limoncello. Stop. Non c’è caffè. Il caffè non è previsto. Se vuoi il caffè, vai al bar all’angolo. Il pesce arriva dai pescatori del Golfo degli Angeli o dalla zona di Sant’Antioco. Zero chilometri, o quasi. Quando Giacomo ha del tonno di Carloforte fuori dall’ordinario, lo dice con un filo di orgoglio e un entusiasmo genuino di chi lo ha toccato con mano quella mattina stessa. Adriana è la regina dei fornelli, con una mano non ricerca le mode del momento.

Il menu fisso senza dubbio è una scelta radicale. In un’epoca in cui ogni ristorante aggiorna la carta ogni settimana, propone degustazioni e abbinamenti audaci, avere un menu che non cambia mai è quasi un atto sovversivo, e al contempo una forma di rispetto enorme verso il cliente. È la filosofia della trattoria vera, quella che non esiste quasi più: il cuoco sa, il cliente si fida. Eppure è uno dei luoghi più iconici di Cagliari. Quello che chiunque arrivi in città finisce prima o poi per cercare, grazie a quel sistema antico e infallibile che si chiama passaparola. E anche i prezzi sono rimasti sempre popolari, lontani da rincari e dalle logica da trappola per turisti. 

Il museo sentimentale del calcio italiano

Qui, alla Stella, però anche le pareti parlano: sono memoria storica della città, tappezzate letteralmente di fotografie, maglie autografate, sciarpe rossoblù, poster, ritagli di giornale. Una sorta di museo informale del Cagliari Calcio e delle sue leggende, ma anche un catalogo di passaggi illustri che copre decenni di vita culturale, sportiva e artistica. Tra tutte le maglie, lo sguardo non può non fermarsi sulla maglia indossata da Paolo Rossi durante i Mondiali del 1982: un regalo, un simbolo che fa intuire quanto questo luogo sia carico di significati emotivi. 

Alla Stella sono davvero passati in tanti: Federico Buffa, Alberto Cerruti, Tardelli. Gianni Brera dopo i Mondiali del ’90. Tullio De Piscopo che una sera ha improvvisato un assolo di percussioni con posate e bicchieri rischiando di distruggere mezza sala. Roberto Donadoni, Vinicio Capossela, Fausto Leali. I presidenti. I calciatori. I politici. I musicisti. 

E poi c’è lui. Sulla sinistra, accanto all’ingresso, c’è una sedia, uno striscione rossoblù in alto con la scritta “Cagliari-Campioni d’Italia 1969/70”, e la sciarpa della squadra. Gigi Riva ha cenato alla Stella Marina di Montecristo ogni sera, eccetto la domenica, per quasi trent’anni anni, dall’estate dopo i Mondiali di Usa ’94. Il suo menu era sempre lo stesso, o quasi: qualche antipasto, il minestrone, le triglie, e qualche volta, l’ossobuco, di cui andava matto. Per lui cambiava tutto, anche la regola del caffè, che arrivava apposta a quel tavolo. Perché Rombo di Tuono era la regola, ma anche l’eccezione. Giacomo Deiana non lasciava mai nessun altro sedersi a quel tavolo. Mai. Era il tavolo di Gigi, riservato con cura e discrezione. «Gigi è stato per me come un fratello maggiore o un padre» — ha detto il giorno della morte del campione, nel gennaio 2024, e il pianto nella voce non lasciava spazio a nessun dubbio. «Amava la riservatezza, io l’ho protetto spesso da telecamere e curiosi e lui sapeva che qui aveva il suo rifugio sicuro». 

Questo è forse l’aspetto più commovente di tutta la storia: la Stella Marina era il rifugio sicuro di Gigi Riva. L’uomo più famoso della Sardegna, il calciatore più amato d’Italia, il recordman di gol in Nazionale con 35 reti in 42 partite, l’uomo che aveva rifiutato offerte stratosferiche pur di restare nell’isola che lo aveva adottato e trascorreva le sue serate  in una viuzza a due passi dal porto, con la fregula di Adriana. Dopo la sua morte, quel tavolo è diventato una meta. E i tifosi guardano quella sedia con la stessa intensità con cui si guarda un luogo sacro. È un pellegrinaggio laico, come lo ha definito qualcuno. Anche i campioni di quel Cagliari tricolore tornano alla Stella Marina, almeno tre volte all’anno, tutti insieme. Gente che ha fatto la storia del calcio italiano che si ritrova a mangiare capesante gratinate in una trattoria del quartiere Marina, nella goliardica condivisione dello stare insieme tra amici, a casa di un amico. 

Stella Marina di Montecristo – Cagliari – Via Sardegna, 140 – 347 578 8964

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