Metti una sera d’estate a Rovigno, in Istria, con le sue placide acque e al tramonto del sole, accolti nella tradizionale imbarcazione a remi a fondo piatto – la batana – che si dirige verso l’antico nucleo urbano peninsulare per fare tappa a una delle sue caratteristiche taverne. Lì, allo Spaccio Matika, la cena prenderà il via e si gusteranno gli eccellenti prodotti locali (dal pesce al vino all’olio) accompagnati – e quest’altro aspetto renderà la sosta difficile da dimenticare – dai canti tradizionali dei pescatori, le bitinade.

Foto Rovinj Tourist Board

Foto Silvija Jacic
In una città come Rovigno divenuta negli ultimi tempi meta tra le più glamour e raffinate, oltre che tra le più care, di tutta Europa, la perla dell’Istria intende conservare e proporre quel forte rapporto che la lega da sempre al mare e che è rappresentato dalla pesca e insieme da quelle antiche tradizioni tramandate di generazione in generazione e che ancora oggi vengono offerte al visitatore in una sosta – che comprende il giro in batana, la cena “come una volta” e la musica tradizionale, al costo di 70 euro a persona – che mantiene un sapore autentico.

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La città croata è del resto un crogiolo di civiltà (da quella veneziana all’Impero asburgico passando per l’appartenenza al Regno d’Italia quindi all’annessione dell’Istria alla Jugoslavia con il difficile dopoguerra) che si sono depositate e stratificate nel corso del tempo. Per dire, quando entrò nell’orbita veneziana, tra il IX e il X secolo, Rovigno vi rimase fino al 1797 dopo aver giurato fedeltà a Venezia nel lontano 1283. Nella seconda metà del XVIII secolo la città contava oltre 13.000 abitanti – quasi gli stessi di oggi (14.300, sebbene tali presenze raddoppino se non addirittura triplichino durante la stagione estiva) – ed era una delle città più densamente abitate dell’Adriatico: la sua era una popolazione composta per lo più di pescatori, marinai, carpentieri navali, scalpellini e agricoltori, che costituivano la maggior parte della forza lavoro attiva.

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Ed è assai bella la tradizione delle bitinade, una forma originale di canto popolare rovignese che allo Spaccio Matika, durante la cena, vengono eseguite dagli esperti bitinàduri della Società artistico-culturale “Marco Garbin” della Comunità degli italiani di Rovigno, oppure dal gruppo folcloristico “Batana”. Nate tra i pescatori di Rovigno che trascorrevano lunghe ore nelle loro barche pescando o riparando le reti, le bitinade hanno una particolarità che, pur nate in tempi assai antichi, le rendono ancor oggi straordinariamente moderne: non avendo le mani libere per suonare uno strumento, i pescatori inventarono un modo per ottenere, con le sole voci, eccellenti esecuzioni che ricordano quelle di un’orchestra. L’irripetibilità di ogni esecuzione è figlia dall’improvvisazione. Protagonisti di questi canti sono storie d’amore e di mare, racconti di vita e di pesca.

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Lo Spaccio Matika (o Spàcio in rovignese), che è il “teatro” di queste serate gastronomico-musicali ed è di proprietà di Romano Matika, fa parte dal 2006 dell’Ecomuseo Batana che orgogliosamente vanta l’iscrizione nel Registro UNESCO delle migliori pratiche nella conservazione del patrimonio culturale immateriale. Lo spaccio, che è il negozio di vendita di vino al dettaglio spillato dalle grandi botti, era anzitutto un luogo di aggregazione, dove si stava in compagnia, mangiando qualcosa, giocando a carte e certamente cantando.

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Sono gusti e sapori semplici quelli preparati dalla coppia Marisa e Sergio Ferrara e offerti con ospitalità dai coniugi Zvjezdana e Darvin Kliman che ricordano, come amano dire da queste parti, quelli di un gustoso brodetto di pesce. Vi troveremo anche sardoni salati, calamari fritti, generosi piatti di pasta e pesci appena catturati dai pescatori. E ad allietare la sosta, insieme all’eccellente olio istriano, i vini locali: dalla malvasia al terrano.
Spaccio Matika, Via Švalba 35, Rovigno
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