Mescolanze

In Molise ci sono tre borghi in cui si parla e si mangia croato

Biscotti rituali, minestre corroboranti e ricettari bilingue per tramandare cinque secoli di cultura slavomolisana

  • 12 Dicembre, 2025
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Siamo abituati a guardare all’Adriatico come al nostro mare, ma l’Adriatico è piuttosto un ponte e i nostri dirimpettai hanno condiviso con noi secoli e secoli di storia. Insieme alla storia, la lingua. E insieme alla lingua, ovviamente, la cucina.

I croati molisani

Chi conosce la Croazia sa che la dominazione veneziana su Istria e Dalmazia ha lasciato il segno sulle città e sugli usi e costumi dei croati. Non molti sanno però che in Italia c’è tutt’oggi un’isola linguistica croata che risale al sedicesimo secolo. Siamo in Molise, nei comuni di Acquaviva Collecroce, Montemitro e San Felice del Molise, in provincia di Campobasso. Qui sopravvive una variante antica denominata croato molisano o slavomolisano (naš jezik, la nostra lingua, o na-našu, a modo nostro), portata in questa zona dai profughi dalmati del XV-XVI secolo, che fuggivano dall’invasione turca dei Balcani, come era già successo per alcune popolazioni albanesi, trovando rifugio nel Regno di Napoli e ripopolando terre che erano rimaste abbandonate a seguito del rovinoso terremoto del 1456 e della Peste del 1495.

Con la denominazione di “schiavoni” (dal latino medievale sclavus, propriamente “prigioniero di guerra slavo”, da cui anche schiavo) si indicavano i popoli slavi che abitavano le coste e l’entroterra dell’Adriatico orientale. Nome che si è mantenuto in alcuni toponimi (anche se le comunità linguistiche slave sono estinte), come San Giacomo degli Schiavoni o Ginestra degli Schiavoni, nel Sannio. I paesi di Acquaviva Collecroce (Živavoda Kruc), Montemitro (Mundimitar) e San Felice del Molise (Filic), invece, hanno mantenuto fino ad oggi l’uso della lingua croata molisana e delle loro tradizioni tipiche. La loro lingua è tutelata dalla legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche (la legge 482/1999, in attuazione dell’art. 6 della Costituzione).

Il croato molisano, in special modo per i più anziani, è la lingua quotidiana, quella di casa, ma anche quella dei segnali stradali. Nei tre paesi si è riusciti a preservare la trasmissione alle nuove generazioni di questa ricca mescolanza in modi alterni, grazie soprattutto al lavoro di alcune associazioni, come Naš Život di Acquaviva Collecroce, Comunità croata del Molise “Luigi Zara” di San Felice del Molise, RIKA Cooperativa di comunità di Montemitro e agli sportelli linguistici croati Kamastra.

La cucina e la ritualità

Varak – foto @facebook.com/sportellicroatidelmolise

I tre borghi sono in una zona rurale ricca, conosciuta per la produzione soprattutto di olio extravergine e di vini di qualità (come la Tintilia della Cantina Claudio Cipressi di San Felice del Molise). Dopo secoli è impossibile discernere totalmente la tradizione culinaria croata da quella molisana, ma sicuramente alcune ricette note della zona appenninica tra Molise e Abruzzo traggono origine dalla loro mescolanza. Grazie ad alcune raccolte in doppia lingua (come il progetto Kako biše slako della fondazione Agostina Piccolo) sappiamo delle Džrklje, frittelle dolci, e della Štrijola, una robusta zuppa di pane, lardo, uova e prezzemolo. Tra le minestre c’è anche il Varak, zuppa di legumi cotta lentamente nel paiolo, tipica del 7 agosto, festa di San Donato, cui Acquaviva Collecroce dedica anche un appuntamento estivo.

Le festività sono dei momenti rituali ancora molto sentiti: sempre ad Acquaviva Collecroce durante la vigilia di Natale c’è l’accensione della Smrcka, il suggestivo fuoco tradizionale (simile alla tradizione della più nota ‘Ndocciata di Agnone). Così come sentitissima è la Sfilata del Maja del primo maggio, una festa antica che omaggia la primavera con la “pagliara”, una sorta di personificazione del mese di maggio, struttura conica fatta di rami e fiori indossata da un uomo che la porta in giro per le vie della cittadina tra canti e balli tradizionali. A seguire, 40 giorni dopo Pasqua, c’è l’Ascensione, con i tipici tagliolini al latte radicati in molte regioni del Sud, dalla Basilicata alla Campania, che nella cucina slavomolisana sono in versione dolce o salata (con il lardo, chiamati rizandze s mbliken).

Kolaci e Pandice, Acquaviva Collecroce – foto @facebook.com/sportellicroatidelmolise

Nella stagione invernale forse il culmine dei riti festivi è la festa di San Biagio, il 3 febbraio. Nella chiesa cattolica c’è la consueta benedizione alla gola dei fedeli che, nei paesi croato molisani (soprattutto ad Acquaviva), viene seguita da un’altra benedizione speciale, stavolta sul cibo: tipici della giornata, infatti, sono i Kolace (dolci ripieni di mosto cotto, marmellata di uva, noci e mandorle tritate, miele, cannella e scorza d’arancia) e le Pandice (pagnottine unite a coppie e incise al centro con una chiave).

Dolci Tradizioni, Acquaviva Collecroce – foto @facebook.com/dolcitradizionidipecavincenzo

Al panificio Dolci Tradizioni di Acquaviva Collecroce è possibile assaggiare queste specialità, insieme agli altri cavalli di battaglia della cucina locale, come fiadoni, caragnoli, pigne pasquali e focacce di San Giuseppe.
Grazie a una web radio locale, Cujemo se, animata dal gruppo etnomusicale Kroatarantata, scopriamo che a Montemitro con il termine Kolac si indica un biscotto secco e quelli che vengono chiamati Kolacica sono ripieni con la kaškavuneska (cioè il composto di marmellata d’uva, mosto cotto, frutta secca, caffè e cioccolato). Nel paesino (352 abitanti, chiamato anche il “borgo dei poeti” per le tante raccolte di poesie scritte in croato molisano) un punto di riferimento per gli acquisti di prodotti locali, dai grandi formaggi molisani ai salumi tipici, è Makarska 11 Emporio voluto dalla cooperativa RIKA, che accoglie anche per caffè e aperitivi (magari in lingua).

 

*foto di copertina: preparazione del Varak, Acquaviva Collecroce @facebook.com/associaionenaszivot

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