Tutti ormai sanno cosa sia l’enoturismo, ma pochi sanno davvero farlo in modo efficace. Per aiutare le aziende ad orientarsi in un percorso in continua evoluzione e trasformare l’accoglienza in un asset strategico di sviluppo c’è un nuovo strumento: è il libro “Vino & Turismo. Teoria e pratica dell’enoturismo in cantina”, presentato oggi, 10 giugno, al Senato e scritto a quattro mani da Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini, entrambi presidente e direttore di Ceseo (Centro studi enoturistici e oleoturistici dell’Università Lumsa).

La prima regola da seguire la si trova nella prefazione del manuale curata da Paul Wagner (anche se la frase è presa in prestito dalla scrittrice Maya Angelou): “Le persone dimenticheranno ciò che hai detto, dimenticheranno ciò che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”.
Fino ad ora, invece, la sensazione è che il settore abbia ha fatto l’esatto contrario: tante parole, tante descrizioni dei vini, poche esperienze. Ma le cose stanno cambiando.

Su come ripensare alle visite in cantine insiste Donatella Cinelli Colombini che, nel volume diviso in due parti, si occupa proprio sulle indicazioni pratiche di accoglienza: «Bisogna dare meno informazioni. Chi è addetto all’hospitality deve conoscere a fondo l’azienda, i suoi vini e il suo territorio ma non deve raccontare tutto quello che sa». Il suggerimento è quello di non superare gli 8 minuti di narrazione per non annoiare il turista, magari dividendo il racconto in “puntate”.
«Sconsiglio – si legge nelle pagine del libro – di incentrare la spiegazione solo sui processi produttivi perché potrebbero somigliare a quelle delle altre cantine della denominazione. Se vent’anni fa, quando le cantine turistiche erano poche, poteva risultare interessante, oggi rafforza l’opinione dei visitatori italiani che giudicano le cantine tutte uguali». Ritorna poi la regola del ricordo da conservare, di cui sopra: «Se i turisti fanno qualcosa di pratico, come pesarsi su un’antica bilancia o partecipare alla vendemmia turistica, ne saranno felici».

Pone l’accento sul gap formativo, Dario Stefàno che nel libro si occupa di illustrare la parte teorica dell’enoturismo, cercando anche di inquadrarlo da un punto di vista degli adempimenti legislativi: «Con questo volume – spiega il senatore e docente di Management e Marketing del Turismo alla Lumsa – abbiamo voluto colmare un vuoto nel panorama della formazione dedicata all’enoturismo. Sempre più imprese decidono di iniziare questa attività, ma il mercato non riesce ancora ad offrire figure specializzati nell’hospitality in cantina».
Le competenze oggi più richieste dal mercato sono le lingue straniere, la comunicazione, l’organizzazione di eventi e il marketing management (sia in riferimento alle esperienze prima della visita sia post, attraverso strumenti come wine club e l’e-commerce).

|Enoturismo – Da sin_Lara Loreti
Guardando al presente non idilliaco per i consumi di vino e agli scenari vitivinicoli futuri, bisogna considerare anche quanto questa attività diventerà sempre più centrale nel business aziendale: «L’offerta turistica – continua Stefano – rappresenta per le imprese vitivinicole una concreta opportunità di diversificazione e ottimizzazione del reddito».
«L’ampia partecipazione di quasi 100mila persone nell’ultima edizione di Cantine Aperte la scorsa settimana dimostra il momento positivo dell’incoming in cantina, sempre più visto come “uno spazio” in cui rallentare e riconnettersi con sé stessi e con l’ambiente attraverso esperienze outdoor e di turismo rigenerativo», aggiunge la presidente del Movimento turismo del vino Violante Gardini Cinelli Colombini.
Per capire il futuro del settore basti guardare un dato: «Il comparto – ricorda Donatella Cinelli Colombini – cresce in Italia del 9% l’anno e nel mondo addirittura del 13%, a fronte di consumi di vino che continuano a scendere. Ciò significa che nell’arco di un decennio, supererà per grandezza le vendite stesse del prodotto. Ma come accade per tutte le cose che crescono così in fretta, bisogna imparare a gestirle bene: o si gestisce o si subisce», conclude la produttrice che 33 anni fa diede il via al format Cantine Aperte, apripista di tutto quello che sarebbe venuto dopo. E che ancora verrà.
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