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Ha contribuito a creare Internet in Italia. Poi ha cambiato vita per dare una seconda possibilità agli altri

Ugo Bressanello ha lavorato alla nascita di Virgilio, Excite e con Tiscali. Nel 2005 si è fermato e ha fondato Domus de Luna: oggi il progetto coinvolge quasi 250 persone e alla Locanda dei Buoni e Cattivi di Cagliari

  • 13 Luglio, 2026
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Prima Internet, quando in Italia era ancora una promessa tutta da costruire. Poi, nel 2005, una scelta che ha cambiato completamente direzione alla sua vita. Ugo Bressanello aveva lavorato alla nascita di Virgilio e di Excite e con Tiscali quando decise di fermarsi. Quello che doveva essere un anno sabbatico è diventato Domus de Luna, una realtà che oggi conta cinque cooperative, una fondazione e quasi 250 persone tra dipendenti e collaboratori, con oltre sei milioni di euro investiti ogni anno nell’inclusione sociale.

Al centro di questo universo c’è anche un ristorante. La Locanda dei Buoni e Cattivi di Cagliari è nata per rispondere a una domanda tanto semplice quanto difficile: cosa succede dopo? Dopo una comunità, dopo il carcere minorile, dopo un percorso di protezione. Qui il cibo è diventato un mestiere e il lavoro una possibilità concreta di ricominciare.

Da Internet a Domus de Luna: la seconda vita di Ugo Bressanello

«La ristorazione non è un lavoro qualsiasi, ci devi credere», dice Bressanello. Passare le ore in una cucina può essere massacrante, ma imparare a cucinare, servire, rispettare un turno e assumersi una responsabilità può anche cambiare il destino di una persona. È quello che da anni accade alla Locanda.

Bressanello è nato a Roma, ha “creato” internet a Milano negli anni in cui tutto era ancora una promessa meravigliosa. Poi, nel 2005, si è fermato. Quella che doveva essere un anno sabbatico è diventata la sua vita.

Cosa succede dopo il carcere? La nascita della Locanda dei Buoni e Cattivi

Domus de Luna nasce nel 2005, quando gli orfanotrofi stavano chiudendo e servivano case, comunità, luoghi capaci di accogliere bambini e ragazzi fuori famiglia. «Mi sono detto: perché non proviamo a dare una mano ad aprire delle case?». Bressanello è un padre adottivo e dalla sua esperienza è nato un ragionamento che voleva essere una anche una ricompensa per la fortuna e il benessere ricevuto dalla vita. Da lì sono arrivate le comunità, i centri diurni, le attività di prevenzione, la musica, lo sport, l’arte, l’assistenza alle famiglie esplosa durante il Covid. Un sistema che oggi tiene insieme cura, prevenzione, lavoro, accoglienza, cibo. Oggi sono oltre diecimila le persone assistite, con più di duemila minorenni in condizione di povertà assoluta. Quattrocento bambini sotto i quattro anni. «Sono numeri vergognosi. E non se ne parla»: Bressanello lo dice senza alzare la voce, con un po’ di mestizia, ma con gli stessi occhi, buoni e pieni di speranza, con cui guarda il mondo. 

La Locanda è arrivata dopo, nel 2010, come risposta a una domanda semplice e gigantesca: cosa succede dopo? Dopo la comunità, dopo il carcere minorile, dopo la protezione. Perché curare una ferita è necessario, ma non basta se poi non esiste un posto dove imparare a stare nel mondo. I Buoni e i Cattivi nascono proprio così, da una canzone di Vasco Rossi cantata con i ragazzi del carcere minorile: «Pensando a chi avrebbe avuto più bisogno di opportunità, abbiamo pensato proprio a loro». All’inizio lavoravano soprattutto giovani usciti da percorsi giudiziari, con addosso uno stigma pesante, in una terra dove trovare lavoro è difficile per tutti e quasi impossibile se non hai una famiglia, una rete, qualcuno che ti presenti dalla parte giusta. «Se poi hai anche sbagliato e sei finito in carcere, hai proprio la croce sopra». La Locanda nasce per togliere quella croce, o almeno per non lasciare che diventi l’unico modo in cui una persona viene guardata.

«Eravamo partiti dicendo: facciamo le cose buone, però semplici, una pasta, un’insalata. Non funzionava». La svolta è arrivata quando professionisti come Roberto Petza hanno aiutato a impostare una cucina vera: fornitori locali, prodotti scelti, stagionalità, preparazioni fatte al momento. «Ci ha chiesto di avere un certo tipo di fornitori, la cucina fatta al momento, i produttori del posto». Un ristorante dove toranre perché si sta bene, non tanto per fare beneficenza. La Locanda mette infatti in crisi una certa idea comoda di ristorante sociale, come se il valore etico dovesse compensare una debolezza gastronomica. Qui accade il contrario: la qualità diventa parte del progetto sociale. «Se devo venire a mangiare giusto per farti la carità non ha senso». Fare bene da mangiare significa dare dignità al lavoro di chi lo prepara e lo serve, di permettere a un ragazzo di non sentirsi “quello aiutato”, ma una persona che sa fare qualcosa, che può crescere, sbagliare, imparare, magari partire, magari restare e diventare tutor per chi arriva dopo.

Perché un ristorante sociale deve prima di tutto far mangiare bene

Nel tempo, il modello si è allargato. Non più solo ragazzi con problemi di giustizia, ma anche madri con figli accolte nelle comunità, persone con disabilità, giovani con autismo, rifugiati, storie diverse accomunate da una stessa necessità: non essere definite per sempre dal proprio punto di partenza. «Questo è un posto dove tu hai avuto la tua storia complicata, guardi soprattutto al domani, e poi qual è stato il tuo problema, vediamo di non dimenticarcelo ma di andare oltre». Eccola la filosofia della Locanda: impedire al passato di cancellare tutto e trasformare il dolore e gli errori in una parte del percorso.

La cucina stessa segue un’idea di inclusione: piatti vegetariani, senza glutine, senza lattosio, carne, pesce, verdure, una carta che prova unire esigenze diverse. «Lo spirito è quello di un luogo dove hai da mangiare per tutti». Una parte degli ortaggi arriva dalla fattoria sociale, con l’ambizione di aumentare sempre di più l’autoproduzione, in un viaggio fatto insieme che serve per crescere, per trovare una breccia reale nel futuro. E se i meloni vengono male, si impara. Come si è imparato a cucinare, a servire, a stare in sala, a reggere il ritmo di un lavoro vero. «Oggi sei orgoglioso, oggi ti riscatti: quando entri nei Buoni e Cattivi non sei lo sfigato, anzi sei quello che magari va a Parigi a cucinare all’Unesco», come è capitato lo scorso anno in occasione degli eventi per la candidatura italiana della cucina italiana. 

Oggi la cooperativa dei Buoni e Cattivi comprende la Locanda, il Circolo, il Rifugio, le camere, e conta oltre settanta persone al lavoro. Dentro l’universo più ampio di Domus de Luna, i numeri diventano ancora più grandi: comunità, fattorie, oasi, case confiscate alla criminalità e restituite a una funzione nuova. Per non addolcire la realtà, ma raccontare la fragilità in modo nuovo e costruire l’inclusione in un modo concreto che fa rima con un contratto, un turno, un errore da correggere, un cliente che torna.

Locanda dei Buoni e Cattivi — Via Vittorio Veneto 96, Cagliari

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