Sembra uno chalet delle Alpi, con il legno, le piste da sci e il panorama di montagna. Invece siamo sull’Etna, dove tra neve e colate laviche da quasi cinquant’anni Concetto e Paola portano avanti uno dei rifugi gastronomici più particolari della Sicilia. Qui il piatto simbolo, il Monte Tonda, non è mai uscito dal menu.
In mezzo le difficoltà di un territorio vulcanico che non risparmia nulla e nessuno, quando decide di mettersi in movimento. La lava lenta e cocente scende spesso lungo i pendii del versante nord e nord est dell’areale, fino a lambire le propaggini estreme orientali di Linguaglossa. Suoli scuri, basaltici, dal colore quasi lunare e lambiti da un vento sferzante a quota 3000, paragonabile solo alla Bora triestina. Proprio dove partono gli sky lift alla base, giace il piccolo chalet Monte Conca, dedicato nel nome al toponimo locale, che rivede la cucina tipica con fantasia e tanta tradizione.

«Siamo inquilini del Comune da sempre – dichiarano i titolari – Nel 2002 abbiamo superato persino il terremoto restando in piedi per miracolo e ripartendo ancora una volta dall’ospitalità per turisti e appassionati dell’amata “Muntagna”». Loro stessi venivano a sciare sul comprensorio e pista dopo pista avevano individuato una piccola struttura che produceva e lavorava ceci.

«Oggi manca il cuore, l’amore per le cose vere – continua Concetto – Noi abbiamo vissuto i tempi del mangiare d’asporto in un piccolo gazebo e poi il cambiamento radicale ispirati dalle bellezze architettoniche dei borghi alpini». Le difficoltà non comprendevano solo l’agibilità, ma anche i servizi elementari come la corrente elettrica e il rifornimento tramite autobotti di acqua potabile, che tutt’oggi manca in zona. E poi la viabilità impegnativa, irta di curve a gomito e bellissima nel paesaggio tra foreste e cime innevate pure d’estate.

«In realtà qui, con le Amministrazioni del passato, erano previsti una chiesa, una pista d’atletica e tante attività rimaste solo su carta» afferma Paola sentendosi ormai una mosca bianca isolata dal resto del mondo. Eppure i clienti non mancano, premiati da ricette gustose dalla forte impronta isolana. Fritti e verdure, formaggi e sughi densi e corposi che ricalcano le preferenze delle massaie a tavola. Immancabile la fettuccina fatta in casa ai funghi porcini, unico superstite di una vasta gamma di prodotti artigianali da farina e uova, non sempre replicabili per mancanza di approvvigionamenti e tempistiche di lavorazione.

Una media di oltre 100 coperti al giorno, sia d’inverno che d’estate da mattina a sera, tutti incuriositi dalla location con vista sull’Etna e dai piatti a menù. La specialità che non hanno mai cambiato in quasi mezzo secolo è il Monte Tonda, maccheroni alla norma con aggiunta di pancetta affumicata e poi cotti al forno. O la crostata finale con mele cotogne e ricotta fresca, altro emblema della Sicilia dell’entroterra dove pascoli e coltivazioni da sempre dominano le vallate fertili a ridosso del mare.
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