Per ventโanni abbiamo guardato alla Cina con entusiasmo e una certa sicurezza di chi sa di avere qualcosa di prezioso da offrire. Era il mercato perfetto: grande, in espansione, curioso del mondo. Ci siamo presentati con il nostro vino come si porta un dono nobile, convinti che bastasse raccontare la nostra tradizione per conquistare nuovi consumatori. Abbiamo spiegato i nostri vini descrivendone i tannini, lโaciditร , la mineralitร , abbiamo descritto i suoli e il terroir, abbiamo parlato di paesaggi e di cultura. Abbiamo creduto che il gusto fosse un linguaggio universale, unโesperienza condivisibile senza traduzione. Poi, perรฒ, ci siamo accorti che non era cosรฌ. La Cina ha ascoltato, ha assaggiato, e nel frattempo ha cominciato a studiare. I primi avvertimenti sono arrivati nel 2024: lโexport di vino italiano in Cina si รจ ridotto del 10,2% rispetto allโanno precedente, secondo i dati Istat. Un dato che racconta lโinizio di una fase nuova e piรน incerta.

Il gusto non รจ un fatto naturale. ร una costruzione culturale, un modo di dare senso al mondo. La geografa Elena DellโAgnese dell’Universitร Bicocca di Milano lo spiega chiaramente: ciรฒ che mangiamo รจ anche, e soprattutto, un segno identitario, un confine, una forma di appartenenza. Il cibo e il vino raccontano la geografia dei poteri, delle memorie, dei simboli. E quando si esporta un sapore, si esporta anche un sistema di valori. LโItalia, che ha fatto del vino un emblema della propria cultura, ha pensato che bastasse condividere quella cultura per farla capire. In realtร , ha portato nel mondo la propria idea di gusto, senza rendersi pienamente conto che ogni Paese ha la propria.
Lo scrive con luciditร Fuchsia Dunlop, che รจ stata la prima occidentale a studiare come chef all’Istituto superiore di cucina del Sichuan: ยซla cucina cinese non รจ un insieme di ricette, ma un sistema filosofico del gustoยป. ร un modo di pensare in cui la relazione tra i sapori conta piรน delle singole note. Lโequilibrio รจ lโobiettivo, la dissonanza รจ un errore. La cucina cinese nasce da una visione del mondo in cui ogni elemento deve convivere con gli altri in modo armonioso. ร un pensiero che deriva da secoli di taoismo e confucianesimo, dove il cibo non รจ unโesperienza estetica ma una forma di conoscenza. In tale prospettiva, un vino considerato raffinato in Italia puรฒ risultare eccessivo, mentre un gusto che noi definiremmo semplice puรฒ essere percepito come elegante e misurato.
LโItalia, nei primi anni Duemila, ha cercato di โeducareโ il consumatore cinese, come se bastasse insegnargli la grammatica del vino per farlo diventare familiare. ร stato un approccio piรน culturale che commerciale. Ci siamo comportati, spesso senza accorgercene, come una potenza coloniale del gusto.

Intanto, perรฒ, non ci siamo accorti di come in Cina il vino sia diventato un oggetto di ricerca scientifica. Universitร , centri di design e laboratori di neuroscienze stanno studiando il modo in cui il vino viene percepito, raccontato e sperimentato dai consumatori cinesi. Due studi pubblicati nel 2025 โ Rethinking Wine Tasting for Chinese Consumers: A Service Design Approach Enhanced by Multimodal Personalization e Designing Wine Tasting Experiences for All: The Role of Human Diversity and Personal Food Memory โ mostrano la nascita di un approccio completamente nuovo alla cultura del vino, in cui lโesperienza sensoriale รจ analizzata con la stessa attenzione con cui si studierebbe un comportamento cognitivo o un atto linguistico.
Nel primo, Rethinking Wine Tasting for Chinese Consumers, i ricercatori propongono un modello di service design sensoriale che combina tecnologia, psicologia e cultura gastronomica. Attraverso interviste, osservazioni etnografiche e prototipi digitali, esplorano come i consumatori cinesi interpretano il vino, come costruiscono il piacere del bere e quali metafore sensoriali usano per descriverlo. Lโobiettivo non รจ tradurre il linguaggio occidentale della degustazione, ma creare un vocabolario nuovo, fondato sulle esperienze culturali locali: i ricordi olfattivi, le texture familiari, le associazioni cromatiche e tattili legate al cibo quotidiano. Il risultato รจ un modello di degustazione che dialoga con la memoria e con lโimmaginario visivo piรน che con la tecnica enologica.
Il secondo studio, Designing Wine Tasting Experiences for All, amplia questa prospettiva introducendo la nozione di diversitร sensoriale e culturale. Gli autori analizzano come la percezione del gusto vari in base allโetร , allโorigine, alle abitudini alimentari e persino alle capacitร sensoriali individuali. Attraverso esperimenti di degustazione immersiva e prototipi di interfacce multisensoriali, mostrano come il vino possa essere โripensatoโ come esperienza accessibile, empatica, personalizzabile. Lโattenzione si sposta cosรฌ dal prodotto al visitatore, dal vino alla relazione che il corpo costruisce con esso.

In questi studi, il vino non รจ piรน un simbolo di status o un oggetto da collezionare: diventa un campo di esplorazione cognitiva e culturale. ร lโincontro tra una millenaria tradizione gastronomica โ quella che, come ricorda Fuchsia Dunlop, considera il gusto una forma di conoscenza โ e una nuova cultura scientifica del sentire, che utilizza lโintelligenza artificiale, la realtร aumentata e la psicologia del consumo per comprendere come nascono le emozioni del gusto. ร una visione che sposta lโattenzione dalla bottiglia al cervello, dal terroir alla percezione, e che mostra quanto la Cina stia cercando di costruire una propria modernitร del vino, fondata sullo studio, sulla sensibilitร e sullโinnovazione.
La Cina รจ un esempio di come un Paese possa trasformare un prodotto straniero in un laboratorio per pensare se stesso. Per decenni lโItalia ha esercitato un potere morbido, costruendo intorno al vino un racconto di autenticitร , bellezza, paesaggio. Quel racconto ha funzionato, ma oggi il baricentro si sposta. Il gusto globale non รจ piรน un flusso a senso unico dallโEuropa verso il mondo: รจ un dialogo tra culture che producono, interpretano e reinventano gli approcci al vino.

Sia chiaro, lโItalia continua a essere un gigante del vino. Ha saputo costruire nel Novecento un modello che รจ diventato riferimento internazionale. Dopo la crisi della viticoltura di massa, ha investito in qualitร , in ricerca, in territori. Ha trasformato il vino da prodotto contadino a simbolo culturale e tecnologico. ร un caso raro di rinascita economica e identitaria che ha portato il Paese ai vertici mondiali del settore. Oggi perรฒ il contesto รจ cambiato. Il futuro del vino si gioca non solo sulla qualitร , ma sulla capacitร di capire i nuovi linguaggi del gusto, di leggerne le implicazioni geopolitiche e culturali.
LโItalia ha giร dimostrato di saper cambiare tutto quando sembrava impossibile. Ha ripensato la viticoltura, ha reinventato la sua immagine nel mondo e ha trasformato il vino in una delle espressioni piรน avanzate della cultura nazionale. Quella stessa energia di trasformazione serve di nuovo oggi. Serve per affrontare unโepoca in cui il gusto diventa oggetto di studio, di politica, di innovazione. Serve per restare protagonisti in un mondo dove il vino non รจ soltanto tradizione, ma conoscenza.
Il vino italiano รจ nato come ereditร contadina, รจ diventato industria e poi cultura. Ora puรฒ diventare ricerca. LโItalia possiede lโesperienza, i territori, la competenza per guidare anche questa nuova stagione. Ma deve tornare a guardare avanti. Le rivoluzioni del gusto non si fanno una volta sola. Si fanno ogni volta che cambiano le geografie del mondo.
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