Il cannonau, che con il vermentino è il vino simbolo della Sardegna, continua a raccontare la storia della tradizione e insieme a rispondere alle esigenze del gusto contemporaneo. Da un lato mantiene la sua vocazione a produrre vini imponenti e di forte personalità, dall’altro si apre a interpretazioni più slanciate e moderne, come avevamo notato durante le degustazioni per la guida Vini d’Italia 2026 che privilegiano freschezza, bevibilità ed eleganza.
Negli ultimi tempi diversi produttori, infatti, si sono messi a riscrivere la narrazione di questo vitigno storico. E, così, il Cannonau si fa più sottile con tannini setosi e un profilo gustativo che guarda alla finezza piuttosto che alla sola potenza.

L’etichetta che abbiamo premiato nella guida BereBene 2026 del Gambero Rosso (ora in formato digitale) per il miglior rapporto qualità-prezzo regionale viene prodotta nel Sud Sardegna da una cantina cooperativa in attività da 70 anni con oltre 300 conferitori, una produzione di quattro milioni di bottiglie l’anno e 1200 ettari vitati. Sono questi i numeri di Cantine di Dolianova che offre una gamma molto varia di vini, spaziaziando da quelli quotidiani a vere e proprie selezioni.


La vinificazione in rosa delle uve cannonau donano al Rosada di Cantine di Dolianova un bouquet dai profumi nitidi e freschi di pesca, fragola e lampone, accompagnati da un tocco di menta. In bocca è succoso e croccante, con un frutto ben definito. Il finale, leggermente dolce, resta armonioso e goloso, rendendo il vino immediato, equilibrato e di grande piacevolezza.
Gli ettari vitati di questa realtà cooperativa si trovano nella regione del Parteolla, in provincia di Cagliari, dove i protagonisti sono barbera sarda, cannonau, nuragus, monica e vermentino.
Tra gli altri assaggi più convincenti dell’ultimo anno annoveriamo un rosso e due bianchi. L’Anzenas è un Cannonau con un bouquet di ciliegie, mirto e tenui sensazioni di eucalipto. La beva ha leggerezza, con tannini ben integrati e una buona freschezza. Il Prendas ’24 offre toni minerali con ritorni balsamici e mediterranei, tè verde e cenni floreali, un Vermentino agile e fresco con un finale di note di mandorle sgusciate. Una bocca sapida dalle sensazioni mentolate e una buona lunghezza per il Perlas ’24.
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