L’Albania vuole costruire un’identità nella mappa mondiale del vino e per farlo, il primo ministro Edi Rama ha chiamato il noto enologo e presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella a capo della regia del progetto. Il suo compito sarà di guidare un piano di rilancio e valorizzazione della viticoltura albanese. Nel paese, Cotarella vede potenzialità concrete e l’obiettivo sarà far emergere ciò che esiste, dandogli metodo, ricerca e strumenti.
«L’Albania possiede territori fortemente vocati alla produzione vitivinicola, capaci di esprimere vini di grande personalità e autenticità – spiega – Oggi le sorprese più interessanti arrivano proprio da aree meno conosciute ma ricche di identità, e l’Albania ha tutti i numeri per diventare uno di questi casi». Il piano prevede studi sui terreni, analisi climatiche e approfondimenti genetici sulle uve per verificare l’adattabilità dei vitigni alle diverse aree del Paese.

Kallmet, Shesh i Zi, Shesh i Bardhë, Vlosh, Puls sono nomi che per molti consumatori europei dicono ancora poco, ma che potranno essere il fulcro della grammatica della viticoltura del territorio. «L’idea è costruire un’identità enologica autenticamente albanese – dice Cotarella – I nuovi impianti richiederanno almeno cinque o sei anni per arrivare a produzione, mentre collaborando con cantine già esistenti si potranno ottenere risultati più rapidi, anche nell’arco di due o tre anni».
La vite ha radici antiche nel Paese e oggi il vigneto albanese conta circa diecimila ettari. Ma la sfida non riguarda solo le vigne: riguarda tecnologia, certificazione e la capacità di presentarsi all’estero con standard riconoscibili.

Nel progetto è prevista anche una cantina sperimentale all’interno dell’Università di Tirana, con un laboratorio per le analisi del suolo e del vino. L’obiettivo è farne un punto di riferimento scientifico e formativo per il settore. Il premier albanese lega il rilancio del vino anche al turismo: negli ultimi anni l’Albania è entrata con forza nelle rotte dei viaggiatori europei e le cantine potrebbero diventare un motivo in più per fermarsi, scoprire l’entroterra e dare valore a territori ancora poco raccontati.
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