In Cina abitudini culturali e sociali favoriscono la spreco di cibo, che mina il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare desiderato da Xi Jinping. Così il premier cinese promuove una campagna antispreco, e i ristoranti lo seguono con mezze porzioni e iniziative che limitano le ordinazioni.
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In Cina è a rischio la sicurezza alimentare?

Il mondo continua ad aspettare un veto deciso del governo cinese al consumo di animali selvatici venduti vivi nei wet market del Paese. E invece l’ultima campagna di educazione alimentare promossa da Xi Jinping si concentra sullo spreco di cibo. Significativo è l’invito rivolto dal Presidente ai suoi cittadini: “Vuotate i piatti”, incita il premier cinese preoccupato non tanto dall’impatto ambientale e dalla ricadute sociali del fenomeno, quanto dalla conseguenze economiche di un’abitudine definita “scioccante e dolorosa” perché mina la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari. La frugalità, a più riprese invocata dal regime comunista cinese, diventa infatti in tempi di pandemia un valore ancor più prezioso da difendere: il lockdown ha rallentato l’attività agricola, e negli ultimi mesi, a complicare le cose, ci si è messo anche il maltempo, con le alluvioni che dallo scorso giugno stanno colpendo duramente la Cina centro-meridionale, e le sue campagne. Poi c’è la peste suina, che continua a imperversare nei grandi allevamenti del Paese, complici condizioni sanitarie non sempre specchiate: i prezzi della carne di maiale, pilastro dell’alimentazione cinese, sono schizzati alle stelle, facendo segnare un incremento dell’86%, nell’ambito di un aumento generalizzato del costo dei generi alimentari.

Le consuetudini cinesi a tavola

Dunque, se l’obiettivo del governo resta quello di garantire l’autosufficienza alimentare alla Cina, lo spreco di cibo può costituire un ostacolo difficile da debellare, che minaccia il raggiungimento del traguardo. Secondo una stima dell’Accademia di scienze sociali di Pechino, ogni cinese, in media, spreca 93 grammi di cibo per pasto, soprattutto riso e carne. E il bilancio peggiora nelle mense scolastiche e al ristorante. Questo anche in conseguenza di un’abitudine consolidata tra i cinesi, che vivono il pasto come un momento di socializzazione esaltato dalla condivisione di portate che vengono poste al centro del tavolo, in grande abbondanza. Sempre per una consuetudine culturale, finire tutto ciò che è stato messo nel piatto potrebbe significare che il commensale non ha ricevuto cibo sufficiente dal suo ospite. E questo potrebbe mettere in imbarazzo il padrone di casa. Dunque meglio lasciare sempre qualcosa, anche se questo significa destinare del cibo alla spazzatura.

Xi Jinping contro lo spreco alimentare

Xi Jinping non è nuovo agli appelli antispreco: quando fu eletto, nel 2012, promosse una prima campagna destinata ad arginare un fenomeno responsabile all’epoca di causare uno spreco di derrate alimentari del valore di 200 miliardi di yuan (25 miliardi di euro) ogni anno (mentre a Shangai, una serie di regole stringenti che puniscono lo spreco alimentare da parte di aziende e privati sono in vigore dalla scorsa estate). Da allora, anche grazie ai ripetuti appelli alla frugalità, la piaga è stata ridimensionata, ma il ministero dell’agricoltura calcola che ancora vadano sprecate, annualmente, 35 milioni di tonnellate di cereali.

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Dunque ecco la nuova presa di posizione, che stavolta può contare sulla complicità dei ristoratori. All’appello di Xi Jinping, molti di loro hanno risposto introducendo il sistema delle mezze porzioni in menu. Mentre proprio nella regione di Wuhan è scattata la regola del -1, che invita i commensali a ordinare un piatto in meno delle persone riunite intorno al tavolo, per cercare di porre un freno alla condivisione senza limiti di pietanze, puntualmente lasciate in tavola dopo qualche boccone.

 

a cura di Livia Montagnoli