Il vino mediterraneo sta vivendo una nuova primavera. A guidare la riscossa sono soprattutto piccoli progetti che vanno oltre la semplice logica del profitto. Chi fa vino nelle piccole isole o sui crinali a picco sul mare deve affrontare una logistica complessa, vincoli paesaggistici rigidi e la pressione dell’overtourism, che spinge verso attività più facili. In questi contesti, produrre vino diventa più una missione che una professione. A volte, è anche l’unico modo per evitare il tracollo idrogeologico. Se ne parlerà all’evento del Gambero Rosso Rotte Mediterranee – Terra Mare Visione il 19 giugnoa Napoli.

I nuovi vini costieri sono luminosi, con un’espressione aromatica molto mediterranea – che a tratti ricorda proprio la macchia – ma più precisi che nel passato “remoto” e più incisivi che in quello recente. Lo sono soprattutto i bianchi, proposti sempre più spesso in versione secca anche dove un tempo si puntava su sole e brezze per fare vino dolce. Spesso hanno gradazioni alcoliche più contenute rispetto a quelli delle zone interne, parzialmente alterati nel loro profilo dal riscaldamento globale. Anche se non possono eguagliarne l’acidità, compensano con una sapidità intensa, quasi marina, che li rende tutto meno che piatti. Forse legata ai venti salmastri? Un’idea suggestiva, per ora impossibile da dimostrare. Probabilmente deriva da diversi fattori, tra cui la ricchezza fenolica dei vitigni, che si traduce in note pungenti. che rafforzano la sensazione salina.

Ischia – Vigneti
Di certo, la prerogativa è esaltata da alcuni suoli, soprattutto vulcanici o calcarei. Non è un caso che la Campania, che li ospita entrambi, sia diventata uno dei territori con il filone di vino costiero più solido. Dai Campi Flegrei con una serie di splendide Falanghina a Ischia, con la Costa d’Amalfi che fa storia a sé: suoli rocciosi, di origine dolomitica; poche vigne impervie strette tra i limoneti, pochissimi produttori. Ma è proprio qui che Marisa Cuomo e Raffaele Ferraioli producono il Fiorduva, primo bianco della costa italiana a superare certe soglie di posizionamento, finendo nelle carte dei vini più importanti al mondo.
Nelle note di degustazione che seguono il punteggio è espresso in centesimi

95/100
Profilo inizialmente silenzioso e riservato, quasi austero. Emergono note di cappero sotto sale, pietra focaia, camomilla e verbena, con un tocco tostato da legno già molto ben integrato. Il sorso è fresco, salino e dinamico; sebbene sia ancora “stretto” in questa fase giovanile, mostra energia trascinante e più finezza rispetto al passato. Finale lungo, fumé.

Da vigne nell’Alto Cilento, ma non lontane dalla costa. Nocciola, zenzero e affumicature intense delineano un naso molto interessante, arricchito da pepe bianco e lievi accenni mielati. Il sorso è fresco e salino, caratterizzato da un tocco erbaceo appena pungente che ne ravviva la progressione insieme a qualche rimando idrocarburico. Chiusura lunga, lievemente ammandorlata.

93/100
Un profilo insolito che spazia tra il floreale e lo speziato: camomilla, verbena, iodio e pietra focaia, con un timbro affumicato vulcanico che cresce nel bicchiere. Il sorso ha profondità, precisione e salinità superiori alla media; il frutto, solare e maturo, riempie il finale, mentre un tocco di idrocarburo aggiunge spessore.

92/100
Da vigna sul versante sud del Vesuvio, che domina il golfo di Napoli, ha un naso complesso con zafferano, fiori secchi, capperi sotto sale, pepe e fieno. In bocca è salato, appena erbaceo e leggermente tattile, con una chiusura un filo contratta, ma energica e sfiziosa. Invita al sorso successivo.

Iodio, erbe spontanee e mela renetta, seguiti da accenni di mentuccia e spezie. Il sorso è estremamente sapido, con richiami di acciuga e ostrica nel retro-olfatto; un leggero accenno tattile – quasi di tannino – dà struttura e ulteriore vivacità a un finale di ottima persistenza.

92/100
Sottile e balsamico, con note di fiori gialli, agrumi canditi e noce moscata, un sottofondo affumicato all’inizio leggero e poi sempre più intenso. É una bocca che conquista: dotata di energia vulcanica, con una sapidità molto intensa che stimola la salivazione. Finale sulfureo, decisamente territoriale.

90/100
Un bianco molto tecnico, ma ben impostato: iodio, macchia mediterranea, susina e mandorla dolce. Fresco, ma anche di buona struttura; la precisione d’esecuzione si traduce in buona finezza e scorrevolezza. Finale coerente, tra scorza d’agrume ed erbe spontanee.

89/100
Profilo singolare, in linea con il colore ambrato: nocciola, crema di limoni, mandarino e un tocco sulfureo/affumicato. Avvolgente e ricco, quasi metà tra il classico bianco e un orange. Sebbene non brilli per freschezza, trova i giusti contrappunti ammandorlato che rinfrescano. Il finale è affumicato, ravvivato da qualche ritorno di erbe spontanee.
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd