primitivo

Novità importanti per il Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria che, per la prima volta, sceglie una donna alla presidenza. Si tratta di Novella Pastorelli, rappresentante di Cantine Due Palme – stabilimenti di Cellino San Marco e di Lizzano, oltre che avvocato ed esperta di diritto vitivinicolo. Una scelta unanime e condivisa da tutti i consiglieri. “Sono orgogliosa del nuovo incarico” sono state le prime parole della neoeletta “e sono altrettanto motivata e determinata nell’affrontare questa importante e stimolante sfida che rappresenta una opportunità unica e concreta per la valorizzazione del nostro territorio”. Ad affiancarla ci saranno i due vicepresidenti Roberto Erario e Francesco Delle Grottaglie e il resto del cda: Dalila Gianfreda (Antica Masseria Jorche), Benedetto Lorusso (Giordano Vini di Torricella), Cosimo Pompigna (Cantina Cooperativa La Popolare di Sava), Giovanni Dinoi (Cantine Pliniana), Francesco Filograno (Cantolio) e Raffaele Sammarco (Produttori Vini di Manduria).

novella pastorelli

Verso la modifica del disciplinare

Tra gli obiettivi che Pastorelli si prefigge di centrare c’è anche la modifica al disciplinare, con il riconoscimento di un’unica denominazione di origine controllata e garantita che includa anche l’attuale Docg “Primitivo di Manduria dolce naturale”. Il passaggio a Docg ha come obiettivo la valorizzazione del genius loci, cioè del nome Manduria. L’iter, avviato nel 2019, passa da alcuni punti importanti, tra cui novità sulle rese di produzione delle uve e aggiunta della menzione qualitativa Gran Selezione per Primitivo di Manduria, Primitivo di Manduria Riserva e Primitivo Dolce Naturale, frutto delle uve prodotte dai vigneti allevati ad alberello pugliese.

A tal proposito Pastorelli si è detta disponibile all’ascolto di tutti i produttori: “C’è una forte apertura verso tutti i soci e non e soprattutto verso coloro che hanno dubbi nei confronti della modifica del disciplinare. Il nostro” ha ribadito “è un Consiglio di amministrazione coeso, all’interno del quale negli ultimi mesi si sono sviluppati sani e costruttivi confronti tra le parti, grazie anche al fatto che all’interno dello stesso persistono tante e diverse figure professionali, tutte utili e indispensabili, ognuno per le proprie professionalità al perseguimento di obbiettivi comuni volti unicamente alla valorizzazione, alla promozione e alla crescita del territorio e del Primitivo di Manduria”. Non solo: Pastorelli ha anche annunciato che “saranno distribuite delle deleghe a ogni consigliere al fine di esaltare le proprie competenze e ascoltare tutti i bisogni del territorio. In quest’ottica” ha concluso “nasce l’intenzione di fissare degli incontri periodici con i viticoltori, i trasformatori, gli imbottigliatori e con tutti i soci e non che vorranno interfacciarsi con il Consorzio”.

Tutti i record del Primitivo di Manduria

Nato nel 1998, il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, lega, sostiene e valorizza la grande Dop, e raduna una squadra composta da 62 cantine e oltre 1.800 soci viticoltori per 5.000 ettari vitati che si estendono in 18 Comuni tra Taranto e Brindisi. La produzione complessiva è di 28 milioni di bottiglie con una quota export del 70%. Oggi la Doc pugliese rientra nella Top five dei vini più esportati con un volume d’affari che si aggira intorno ai 182 milioni di euro.

Eataly

Cominciava così un progetto tutto dedicato alle tradizioni enogastronomiche italiane. Da 15 anni Eataly si occupa di ricercare e raccontare storie di prodotti, produttori, luoghi: in una parola la biodiversità. Un progetto che in questi 15 anni ne ha fatta di strada e oggi ha portato in 16 paesi la gastronomia italiana d’ eccellenza.

Felice a Testaccio da eataly Lingotto Torino
Felice a Testaccio

A Torino “Cuciniamo l’Italia” la più grande cena di sempre

A Torino, dopo la cena inaugurale del 20 gennaio, “Terra! La cena vegetale”: un menu inedito pensato dall’Executive Chef Patrik Lisa, cucina vegetariana e a km zero, si prosegue con grandi cuochi e ristoranti da tutta Italia che approdano da Eataly Lingotto, da Felice a Testaccio con i sapori romani più autentici, all’Osteria Caserma Guelfa, la pizza di Giovanni Mandara di Piccola Piedigrotta di Reggio Emilia. Yoji Tokuyoshi, che porta in città la sua Bentoteca, i sapori toscani dell’osteria Mangiando Mangiando, la Puglia di Lilith, con i classici della tradizione. E ancora, degustazioni nell’Enoteca di Eataly Lingotto, la più grande della città oltre 5.000 etichette e più di 35.000 bottiglie (sabato 22 gennaio di scena i migliori produttori di vini di montagna).

Eataly Lingotto - degustazione di vino

L’appuntamento top è mercoledì 26 gennaio con la più grande cena di sempre, “Cuciniamo l’Italia”, organizzata da Fausto Fratti / Scorticata Eventi per Eataly Torino. In cucina 26 chef da tutte le regioni d’Italia, dalla Valle d’Aosta alla Calabria, isole comprese (tutti gli chef ve li elenchiamo sotto). Un vero viaggio del gusto fra ricette della tradizione e rielaborazioni contemporanee. Ogni chef sceglierà i prodotti per il menu direttamente la mattina stessa della cena al Mercato di Eataly Lingotto: risultato un menu a sorpresa con piatti che sono uno spaccato delle cucine regionali d’Italia in un’incredibile maratona food, con vini selezionati dai Cantinieri dell’Enoteca di Eataly e birre Baladin, più musica live della Bandakadabra (tutte le info su www.eataly.net/it_it/negozi/torino-lingotto) al prezzo di € 110, comprensivo di vini, birre, acqua e caffè. E domenica 30 gennaio gran finale con la possibilità di gustare nei Ristoranti il Tiramisù Eataly proposto in offerta libera (a partire da 2 euro). Tutto il ricavato verrà devoluto al progetto “Orti in Africa” della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.

Festa di compleanno anche a Milano e Roma

Anche i due più grandi Eataly, a Milano e Roma, partecipano ai festeggiamenti. Eataly Milano Smeraldo propone un palinsesto ricco di appuntamenti per i 15 anni. Per citarne solo alcuni, dopo la cena d’autore giovedì 20 gennaio firmata da Riccardo Forapani, storico allievo di Massimo Bottura del ristorante Cavallino di Maranello, sabato 22 gennaio una serata Bollicine Night, domenica 23 gennaio cena d’autore firmata dai fratelli Cerea del ristorante Da Vittorio a Brusaporto e martedì 25 gennaio cena d’autore firmata dal siciliano Pino Cuttaia . Il 26 gennaio Cena Eataliana, un percorso degustazione dei piatti iconici di Eataly, in perfetto stile compleanno e il 27 serata A tutta pizza firmata da Fulvio Marino, responsabile delle panetterie di Eataly, e Francesco Pompilio, maestro pizzaiolo di Eataly, e pizze speciali con i migliori prodotti del Mercato.

Da Eataly Roma la celebrazione per i 15 anni di Eataly vede un Cacio e Pepe Festival in programma dal 28 al 30 gennaio, un lungo weekend dedicato a uno dei primi piatti più emblematici della cucina della tradizione romana, mentre il 22 gennaio l’Enoteca di Eataly Roma diventa lo scenario della Notte delle bollicine, con degustazione e sboccatura a la volée dello Spumante Puro di Movia e metodo classico e charmat protagonisti della Masterclass gratuita (fino a esaurimento posti) prevista alle ore 20. E da Bowie, il corner pop della chef Cristina Bowerman, una cena speciale con cinque piatti realizzati dalla chef e cinque vini abbinati. Il 26 gennaio infine gli Osti di Roma, promotori da sempre della tradizione culinaria della città e rappresentanti del progetto Ostissimi, l’Associazione degli Osti di Roma, celebreranno i 15 anni di Eataly con un’esclusiva cena di piatti tipici della cucina romana.

Corrado Assenza da Eataly Lingotto Torino
Corrado Assenza

Gli chef che partecipano a Cuciniamo l’Italia

Valle D’Aosta

• Sabrina Salussolia – Trattoria di Campagna, Sarre (AO)

Piemonte

• Federico Zanasi – Condividere, Torino

• Giuseppe Rambaldi – Cucina Rambaldi, Villar Dora (TO)

Liguria

• Antonio Buono – Casa Buono, Trucco (IM)

Lombardia

• Stefano Baiocco – Villa Feltrinelli, Gargnano (BS)

Veneto

• Marco Bravetti – Tocia! Cucina e Comunità, Venezia

• Andrea Rossetti – Antico Veturo, Trebaseleghe (PD)

Friuli Venezia Giulia

• Stefano Basello – Al Fogolar 1905, Udine

Trentino Alto Adige

• Simone Cantafio – La Stüa de Michil, Corvara in Badia (BZ)

Emilia Romagna

• Daniele Bendanti – Oltre, Bologna

• Giuseppe Gasperoni – Il Povero Diavolo, Poggio Torriana (RN)

Toscana

• Lorenzo Barsotti – La Sosta dei Cavalieri, Pisa

Marche

• Gabriele Eusebi – Cuoco Delle Lettere, Belmonte Piceno (FM)

Umbria

• Giulio Gigli – Une, Capodacqua (PG)

Lazio

• Salvatore Tassa – Colline Ciociare, Acuto (FR)

Abruzzo

• Mattia Spadone – La Bandiera, Civitella Casanova (PE)

Molise

• Marco Pasquarelli – Il Tartufo, Castel del Giudice (IS)

Puglia

• Vincenzo e Francesco Montaruli – Mezza Pagnotta, Ruvo di Puglia (BA)

Campania

• Giuseppe Iannotti – Kresios, Telese (BN)

• Franco Pepe – Pepe in Grani, Caiazzo (CE)

Basilicata

• Michele Castelli e Virginia Caravita – Dimora Ulmo, Matera

Calabria

• Luca Abbruzzino – Abbruzzino, Cava-cuculera Nobile (CZ)

Sicilia

• Corrado Assenza – Caffè Sicilia, Noto (SR)

Sardegna

• Dario Torabi – Old Friend Bistrot, Cagliari

www.eataly.net

a cura di Rosalba Graglia

Scopri il rapporto tra dieta vegana e salute insieme alla nutrizionista Silvia Goggi

Chi è la nutrizionista Silvia Goggi

La svolta per Silvia Goggi c’è stata al secondo anno di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, dopo la laurea in medicina. È allora che scopre un’ampia letteratura scientifica a favore della dieta vegetale, che la spinge a informarsi sempre di più fino a scegliere di diventare lei stessa vegana. Una dietologa vegana, per l’esattezza. Il suo lavoro la appassiona al punto da trasformarsi in una missione: inizia così a fare comunicazione anche sui social, scrive tre libri in tre anni, nel 2021 fonda la Plant Based Clinic e oggi il suo account Instagram conta 162mila utenti. Co-autrice delle linee guida internazionali per la pianificazione di diete a base vegetale, fa il suo esordio letterario nel 2019 con “La mia famiglia mangia green”, quello che lei stessa definisce “il libro che avrei voluto leggere quando ho cominciato questo percorso”. Un anno dopo è la volta di “È facile diventare un po’ più vegano”, seguito nel 2021 da “L’anti-dieta”, un prontuario di buone abitudini da mettere in pratica ogni giorno per stare bene con il proprio corpo senza patire la fame e senza alimentare la cosiddetta diet culture, dannosa alla salute psicologica di ognuno.

Scopri il rapporto tra dieta vegana e salute insieme alla nutrizionista Silvia Goggi

Comunicare la dieta vegana sui social

Il punto di forza della nutrizionista, oltre alla grande preparazione scientifica, è proprio questo: la comunicazione chiara, diretta, esente da quella “superiorità morale” di cui spesso vengono additati i vegani. Silvia Goggi si limita a fornire consigli preziosi, spiegazioni fruibili da tutti, offre spunti di riflessioni, evidenze scientifiche e moltissimi dati, condivide il suo sapere e lo rende accessibile a chiunque. Non manca quel pizzico di ironia che governa la vita sui social network, così come il gergo di Instagram, con meme ed emoticon. L’unico grande assente all’appello è il giudizio: non si parla di peso, di calorie, di detox post vacanze e non si condannano gli sfizi extra. Ci sono, invece, ricette a cui ispirarsi ed esempi pratici su come sostituire il pesce o i latticini. Ma una dieta vegana è possibile per tutti? Sì, se ben studiata insieme a un professionista del settore, come quelli coinvolti nel progetto della Plant Based Clinic, che offre consulenze online e corsi. Pianificare un’alimentazione, però, non significa essere costantemente seguiti da un medico: basta avere delle linee guida di partenza e porre un po’ di attenzione, niente di più. Abbiamo intervistato la dottoressa per capirne di più.

Scopri il rapporto tra dieta vegana e salute insieme alla nutrizionista Silvia Goggi

Quali sono i maggiori pregiudizi verso l’alimentazione vegetale? 

Si pensa erroneamente che una dieta vegana sia costituita solo da costosi cibi esotici dai nomi pieni di consonanti. E poi le carenze: c’è questa convinzione che per diventare vegani ci sia bisogno di recarsi in continuazione dal medico per scongiurare il peggio. Niente di più sbagliato! L’alimentazione vegetale porta a numerosi benefici per la salute e comprende alimenti che dovremmo già comunque utilizzare tutti i giorni. Purtroppo, molti di questi cibi come i semi, la frutta fresca e secca, talvolta anche le verdure, vengono spesso trascurati in una dieta “normale”.

Facciamo chiarezza una volta per tutte, allora. Si corrono dei rischi con una dieta plant-based? 

Non se è ben pianificata: organizzarsi e costruire una dieta vegana equilibrata non è affatto complicato. Basta che siano presenti quotidianamente tutti i gruppi alimentari vegetali: cereali e derivati, legumi, verdura, frutta, frutta secca e semi oleosi. E poi ci si deve ricordare di assumere la vitamina B12 attraverso un’integrazione.

Consigli spesa: cosa non deve mai mancare nella dispensa e nel frigorifero di una persona vegana? 

Quello che non dovrebbe mai mancare nel frigorifero o nella dispensa di chiunque. Frutta e verdura non sono un optional per nessuno, così come pasta, riso, pane e simili. Chi è vegano terrà sempre a disposizione legumi sotto varie forme (in vasetto, secchi, in farina, come pasta) per assicurarsi un apporto proteico quotidiano soddisfacente. A questo scopo, anche latte, yogurt di soia, tofu e tempeh possono dare una mano, ma non sono obbligatori. Frutta secca e semi oleosi dovrebbero essere a disposizione, per essere consumati tra un pasto e l’altro o per arricchire insalate o altri piatti.

Seitan, tofu, tempeh: con che frequenza si possono consumare questi alimenti sostitutivi?

Non esiste una linea guida precisa in merito, ma non c’è nulla da temere: del resto, non stiamo parlando di carni processate o formaggi stagionati, per i quali invece esiste eccome un limite ben definito. Dobbiamo anche differenziare tra loro questi prodotti: il seitan è un alimento proteico non dannoso ma che non ha neanche effetti interessanti sulla salute, mentre i derivati della soia come tofu e tempeh di benefici ne hanno diversi, tra cui un effetto cardioprotettivo e la protezione dai tumori ormono-dipendenti.

Via libera, quindi, anche a questi prodotti più pratici e veloci da preparare?

Sì, una volta che la dieta prevede una certa varietà all’interno del gruppo alimentare dei cibi proteici, si possono consumare serenamente a seconda del proprio gusto. La parola d’ordine, come in tutte le altre diete, è sempre una: equilibrio.

Quello dei bambini e l’alimentazione vegana è un tema scottante. Consigli per i genitori o per le donne vegane in gravidanza?

È un argomento scottante perché scalda gli animi dei non addetti ai lavori, ma non per chi si occupa di questo tema a livello scientifico. Una dieta vegana ben pianificata è possibile in ogni fase della vita, quindi anche in gravidanza, allattamento e durante l’infanzia. In queste fasi così delicate è giusto rivolgersi a un nutrizionista a prescindere dalle nostre scelte: così come lo avremmo fatto da onnivori, lo continueremo a fare anche in caso di alimentazione vegetale.

Abbiamo detto che è importante assumere B12. Anche chi segue una dieta vegetariana deve farlo?

Sì. E non è detto che chi consumi derivati animali non ne abbia bisogno!

Oltre al lavoro di comunicazione e alla plant based clinic, ha altri progetti per il futuro? 

Portare sempre più persone a comprendere la scienza alla base di un’alimentazione vegetale, e soprattutto dimostrare quanto sia facile metterla in pratica.

Ci consiglia dei profili a tema da seguire? 

@cucinabotanica per ricette deliziose alla portata di tutti, @joysonfire per rivedere in chiave vegetale i piatti classici della cucina tradizionale, @cibosupersonico per imparare ad amare e maneggiare il cibo vegetale, @vittoriatomassini per il lifestyle cruelty-free a tutto tondo.

instagram.com/silviagoggi/?hl=itplantbasedclinic.com/

a cura di Michela Becchi

degustazione vino

Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 20 gennaio 2022

Per riceverlo gratuitamente via e-mail ogni giovedì ed essere sempre aggiornato sui temi legali, istituzionali, economici attorno al vino Iscriviti alla Newsletter di Gambero Rosso

 

Fiere vino: Wine Paris & Vinexpo Paris conferma

Il mondo delle fiere internazionali si riprende la scena, nonostante le incertezze di questi giorni. La stagione riparte da Parigi, con la conferma del Vinexpo che aprirà un anno ancora ricco di insidie ma soprattutto di nuove opportunità sulla scia di una feroce voglia di ripartire. Gli organizzatori sono stati chiari: nel rispetto delle regole di prevenzione dei contagi, Wine Paris & Vinexpo Paris si farà, come previsto, dal 14 al 16 febbraio al Paris Expo, Porte de Versailles. E ci sarà anche il Gambero Rosso con l’evento Tre Bicchieri in programma il 15 febbraio, oltre a una masterclass guidata da Gianni Fabrizio e Lorenzo Ruggeri dedicata ai premi speciali della guida Vini d’Italia 2022. Un appuntamento in cui verranno presentati i migliori ristoranti italiani di Parigi, premiati nella Top Italian Restaurant.

Wine Paris & Vinexpo Paris: previsioni e aspettative della fiere vino d’Oltralpe

Attesi circa 2.800 espositori 31 diversi Paesi, per una tre giorni che vedrà ovviamente la Francia ben rappresentata in ogni sua regione. Formula ben collaudata, dopo due anni di stop, tra seminari degustazioni di alta qualità, conferenze multi-format con esperti e aree sugli argomenti più popolari. Proprio gli incontri sono tra i fiori all’occhiello della manifestazione per qualità dei contenuti e autorevolezza dei partecipanti.

Seconda una dettagliata preview fornita a Tre Bicchieri da Vinexpo, il dato delle presenze sarà equamente suddiviso tra francesi (52%) e stranieri (48%). Tra i 10 paesi più rappresentati troviamo al primo posto i Paesi Bassi a seguire Usa, Belgio, Uk, Germania e Canada. Profilazione? Il 76% sarà rappresentato da trade buyer, mentre i wine merchants saranno il 14% e l’hospitality il 6%. Nel complesso, l’80% dei visitatori appartiene alla categoria decision-makers, con ben il 64% di purchasing manager, ovvero coloro che direttamente supervisionano gli acquisti. Tra i tanti brand importanti che contribuiranno alla ripartenza del settore fieristico, troviamo gruppi importanti come la brasiliana Grand Cru, Winebow, Vncellars e Zachys per quanto riguarda gli Usa, Auchan, Leclerc, Edeka e Marks & Spencer per il settore della grande distribuzione.

“L’edizione 2022 si preannuncia davvero come una rassegna storica con più di 2800 espositori, 31 Paesi presenti e una reale voglia, sia tra i visitatori che tra gli espositori, d’incontrarsi e creare business” è il commento di Cinzia Colizzi, Italian market manager di Vinexposium “Se ogni espositore prepara correttamente la sua partecipazione utilizzando i suoi e-inviti, siamo estremamente convinti dell’enorme successo di questa edizione 2022. Sappiamo bene che tutte le fiere da settembre 2021 hanno visto un calo dei visitatori dal 10 al 30%, ma con un forte aumento della qualità e, soprattutto, una voglia di scambiare, acquistare e imparare come mai prima d’ora”.

Quanto vale il vino italiano in Francia?

Ammonta a 187 milioni di euro la spesa francese per l’importazione dei vini italiani. Considerando i dati Istat del periodo gennaio-ottobre 2021, si registra una crescita di quasi 15 punti percentuali. Se si considerano le quantità, nei primi dieci mesi dello scorso anno, l’Italia ha spedito 68 milioni di litri di vino, in crescita del 3% rispetto ai 65,8 milioni di litri del 2020. Nei quantitativi, l’import italiano è pressoché stabile tra 2021 e 2020, con 17 milioni di litri di vino importato.

Fiere vino: ProWein rinviata a maggio, ma è scontro con London Wine Fair

Alla fine, la notizia che circolava da giorni è arrivata: la Messe Düsseldorf ha ufficialmente annunciato lo spostamento di ProWein in primavera, 15-17 maggio. Una decisione presa in seguito alla consultazione con i partner e le principali associazioni di settore, che si sono pronunciati a favore del rinvio: non c’erano le condizioni per mantenere le date del 27-29 marzo. Per la fiera tedesca un rinvio che pesa tantissimo, dopo due anni di stop.  “Noi vogliamo e abbiamo bisogno di ProWein” è il commento del presidente della fiera, Wolfram N. Diener “Ma vediamo nel mese di maggio il momento ideale per raggiungere il nostro scopo. Per allora, infatti, ci aspettiamo non solo una riduzione del tasso di infezione del virus, bensì anche un maggior numero di persone in grado di poter raggiungere e partecipare alla fiera”. Attesi 6800 esibitori per un totale di 13 padiglioni, tre in più rispetto alle scorse edizioni. Rinviata anche la ProWein goes city, l’evento parallelo che coinvolge gli appassionati di vino, con degustazioni ed eventi nella città tedesca. Ma qui si apre una guerra a distanza con il Regno Unito, che aveva già programmato la sua London Wine Fair dal 16 al 18 maggio all’Olympia (in versione digitale il 9 e 10 maggio). Non l’hanno presa bene gli organizzatori:  “Questa è una mossa estremamente aggressiva da parte di ProWein; un attacco diretto sia alla London Wine Fair che al mercato delle bevande del Regno Unito”, è il commento al vetriolo della event director Hannah Tovey Abbiamo fatto numerosi tentativi di contattarli nella scorsa settimana, ma non hanno avuto la cortesia di rispondere”.

Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 20 gennaio 2022

Per riceverlo gratuitamente via e-mail ogni giovedì ed essere sempre aggiornato sui temi legali, istituzionali, economici attorno al vino Iscriviti alla Newsletter di Gambero Rosso

 

LEGGI Versione stampabile

  • BIOTECH – Sprint italiano sulle Tecnologie di evoluzione assistita. Una proposta di legge apre nuovi scenari
  • FINE WINE – Salgono i prezzi, mentre si riduce l’offerta. A che punto è l’Italia? La classifica di Wine Searcher
  • AGRICOLTURA – Aumentano energia e materie prime: ora si teme effetto paralisi. Le richieste al Governo
  • EXPORT – Agroalimentare Made in Italy a 52 miliardi di euro negli 11 mesi: a spingere è il vino
  • RISTORAZIONE – L’allarme di Fipe: “In 2 anni persi 56 miliardi di euro”. I nuovi trend nella ricerca The Fork
  • PIEMONTE LAND – Si va verso un nuovo Statuto per ricucire lo strappo con il Barolo: il 3 febbraio l’assemblea decisiva
  • ANTEPRIME – Anche il Sagrantino sceglie la primavera: appuntamento a Montefalco il 25 e 26 maggio
  • FIERE – ProWein slitta a maggio nelle stesse date di London Wine Fair: è scontro. Vinexpo Paris resta a febbraio
  • ESTERI – Fine della moratoria: per andare in Russia lo Champagne deve rinunciare al suo nome
Parità di genere - illustrazione di Ilenia Tiberti

La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti con dedizione questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l’intervista a Camilla Lunelli, Responsabile della comunicazione e dei rapporti esterni di Cantine Ferrari.

Camilla Lunelli

Intervista a Camilla Lunelli

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

Nella mia esperienza lavorativa, sia precedente che all’interno della nostra azienda, non ho mai sperimentato discriminazioni in quanto donna; ritengo però che il nostro sistema sociale sia ancora impostato in modo penalizzante per il ruolo femminile. Ci si aspetta, infatti, che sia per lo più la donna a dover gestire gli impegni familiari, soprattutto con l’arrivo di un figlio, il che implica un importante gap rispetto all’uomo, in termini di disponibilità di tempo, energie e costanza e spinge spesso a fare un passo indietro nella sfera lavorativa.

In quale modo si riesce a superare questi ostacoli?
Ho la fortuna di avere al mio fianco un marito che ritiene importante una equa divisione dei compiti familiari. Ciò ha permesso a me di continuare a seguire i molti impegni e le trasferte che il mio lavoro richiede, anche dopo l’arrivo dei nostri 3 figli, e a lui di coniugare il suo impegno professionale con la possibilità di godersi la paternità in maniera piena e arricchente.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Sono felice di lavorare con un team tutto al femminile e di offrire opportunità di crescita venendo allo stesso tempo il più possibile incontro alle loro esigenze familiari; mi piacerebbe poterlo fare anche con degli uomini e dei padri, incentivando così la redistribuzione dei ruoli e lascio dunque aperte le porte in questo senso.

Inoltre, cerco di parlare spesso di queste tematiche e ritengo importate il fatto di essere parte di associazioni come quella delle Donne del Vino e la Fondazione Bellisario, sempre molto attente a questo genere di argomenti, che si impegnano a portare all’attenzione dell’opinione pubblica, proprio nella speranza di accelerare cambiamenti altrimenti molto lenti.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Premesso che non mi è mai piaciuto molto il concetto delle “quote rosa”, negli anni mi sono convinta del fatto che comunque possano rappresentare un utile acceleratore di processi di cambiamento sociale, con l’obiettivo di arrivare ad eliminarle prima possibile, perché non più necessarie. Inoltre, credo che sia importante vedere più donne ricoprire posizioni con ruoli decisionali, sia nelle istituzioni, che nelle aziende pubbliche e private.

Sicuramente sono necessarie delle politiche di sostegno sociale che vadano incontro proprio alle esigenze femminili, incentivando uguaglianza salariale, accesso al mercato del lavoro e conciliazione famiglia-lavoro, cercando di cambiare proprio l’approccio culturale su quest’ultimo tema. Guardando a una prospettiva di medio termine, ritengo possa essere positivo anche incentivare le ragazze ad approcciare percorsi universitari in materie scientifiche, magari con sbocchi nel mondo della tecnologia e del digitale, destinati a essere sempre più centrali in futuro.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.
Sono convinta che i talenti siano distribuiti in modo equo tra uomini e donne, quindi, statisticamente se più del 50% degli assunti sono uomini, non necessariamente si stanno portando in azienda i migliori talenti. Quindi certamente sul Pil questo elemento ha un impatto, proprio perché a volte si rischiano di perdere talenti femminili. Ritengo importante lavorare all’eliminazione del pregiudizio che spesso ancora c’è nell’assumere una donna temendo che possa “dare” meno di un uomo. Ma per fare questo, come detto prima, bisogna arrivare a una equa distribuzione del lavoro non remunerato in famiglia fra uomini e donne.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Il mio consiglio è quello di avere fiducia nelle proprie capacità e perseguire con convinzione e impegno il proprio progetto, pur conoscendo i sacrifici che questo può comportare; altrettanto importante è secondo me il fatto di non rinunciare assolutamente alla gioia di una famiglia. Ciò richiede la ricerca, sempre faticosa ma possibile, di un equilibrio tra i due mondi che si può ottenere solo grazie alla condivisione con il partner, su basi egualitarie, del carico di lavoro richiesto dalla famiglia. Per questo credo sia molto importante lavorare sull’educazione di genere e trasmetterla ai bambini, di entrambi i sessi, fin dalla primissima infanzia.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Ho sempre creduto molto nell’importanza dell’educazione di genere, anche tramite la proposta a bambine e bambini di esempi positivi di donne che hanno perseguito il proprio sogno e lasciato un segno, nei campi più svariati. Per questo ho letto molte volte ai miei figli “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli”, che presentava la vita di grandi donne di tutto il mondo. In occasione dell’uscita della versione del libro dedicata alle donne italiane, nel 2021, ho avuto l’emozione, l’onore e il privilegio di essere selezionata fra le 100 donne ritratte nel libro. Non credo che la mia storia abbia nulla di straordinario, ma proprio per questo spero possa incentivare qualche bambina a non scoraggiarsi dinanzi alla prospettiva di coniugare un percorso professionale di soddisfazione con una vita familiare ricca e intensa.

illustrazione di Ilenia Tiberti

> Scopri tutte le puntate della rubrica Parità di genere

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI
THE BEST IN ROME & LAZIO

Ve l’avevamo annunciato più di un mese fa: con l’apertura del W Rome a inizio dicembre, la Capitale dà il via alla nuova ondata di inaugurazioni di grandi hotel in arrivo nei prossimi mesi. Basta guardare i molti cantieri che punteggiano la città, e le gru che tagliano il cielo per rendersene conto, e tracciare una mappa delle destinazioni che trova in via Veneto uno degli snodi principali. Dal Rosewood nella ex sede della Banca d’Italia a Nobu nell’ex Grand Hotel, dal Mandarin Oriental (ancora da confermare, ma l’indiscrezione del Sole 24 Ore indica i Villini Sallustiani come possibile location) fino al Rome Edition, sempre del gruppo Marriot Bonvoy (che conta ormai 30 brand), solo poche centinaia di metri separano l’avamposto W dalle altre insegne che potrebbero dare nuovo lustro alla strada della Dolce Vita, oggi decisamente appannata. Il Dabliu dal canto suo, con l’approdo a Roma – il primo in Italia – lancia una nuova sfida abbandonando per l’occasione gli abiti più informali per inaugurare una nuova declinazione dell’ospitalità: moderna sì, ma anche lussuosa, che segue il filo del design firmato Meyer Davis. Con la proposta gastronomica a fare da traino.

W Rome: i tre bar firmati Broccatelli

E che proposta! L’hotel parte in quarta e cala un poker d’assi: Ciccio Sultano, Fabrizio Fiorani, Emanuele Broccatelli, Pier Daniele Seu, un dream team che mira a posizionare la struttura nelle traiettorie degli amanti del buon bere e buon mangiare, senza però cedere alla tentazione del fine dining. In perfetta armonia con il mood Dabliu, seppur in versione deluxe, si punta al sodo: piatti robusti, grande stile, portate in condivisione, ricette di tradizione con un quid in più, insomma: un family style a tutto godimento (anche nel prezzo: si rimane intorno ai 50, euro più euro meno, considerando le opzioni in sharing). Del resto, qui, le famiglie sono già arrivate e con loro giovani e meno giovani a occupare i tavoli per il pranzo della domenica e oltre. Con un’offerta a tutto tondo che parte dalla mattina finisce a notte fonda davanti al bancone guidato con disinvoltura da Broccatelli, che si fa uno e trino per l’occasione.

romwv-giardino-clandestino- romwv-rooftop-W rome Marriot

Attualmente il bar operativo è quello del lounge al piano terra – dove girano signature, grandi classici, invecchiati sui 15-18 euro a drink e poi vini (Broccatelli firma anche la cantina) – ma a breve ci saranno altri due spazi, il Giardino Clandestino in un cortile al piano terra (che avrà una sua proposta ancora più affordable e molto italiana), e l’Otto rooftop bar. Ne riparleremo.

Aperitivo Eterno_2 W rome Marriot

Intanto si parte da qui e si accompagnano i drink con assaggi di impronta molto molto sicula: pane e panelle, sfincione, arancini, ma anche taco con pesce o con caponata, prosciutto S.Ilario, quasi un marchio di fabbrica di Ciccio Sultano, “la cena nasce dall’aperitivo” fa lui, che dopo il Duomo e i Banchi a Ragusa e Pastamara al Ritz Carlton di Vienna apre ora una collaborazione che potrebbe – chissà – essere preludio di altre espansioni. “Ogni posto è unico replica deciso” con il sodale Fiorani, pastry chef di razza, che dall’Oriente più estremo è ormai stabilmente al fianco di Sultano a orchestrare un’offerta che non lesina in golosità.

Cosa si mangia da Giano del W Marriot

Passi dal W Lounge alla stanza accanto e riprendi il gioco lasciandoti condurre da Ciccio e dal giovane Nicola Zamperetti (già visto al Pastamara) in una proposta bifronte (come l’insegna suggerisce): siciliana e non solo, tradizionale e non solo. Così tra proposte isolane e altre più genericamente mediterranee, non mancano incontri con altre colture, come la salsa chimichurri versione Trinacria che accompagna il polpo al carbone. Ma la parte del leone la fanno le paste home made, siano i classici isolani (Norma e sarde su tutti) o il signature omaggio al Duomo: gli spaghetti Taratata con quella salsa al limone che infonde luce e carattere.

Cavolfiore alla griglia w rome giano

E poi c’è la griglia, che spinge alla condivisione: c’è il polpo, appunto, o il pollo ruspante disossato e ripieno di erbette (che riscuote già un buon successo), la costata di manzo o il cavolfiore per la proposta veg, stufati, brasati e guazzetto le alternative, e poi le verdure che tornano protagoniste in una serie di contorni che più domestici non si può: caponata – certo – ma anche spinaci, carciofi, patata con cipolla o tartufo.

Wow Moment_ Zucchero x Fabrizio Fiorani Falsi d'autore 2 W rome Marriot

E poi si volta pagina, e si passa a un altro gioco, coloratissimo e goloso senza incertezze, che parte con una macchinetta delle meraviglie: si mette un soldino e si ottiene la propria delizia.

Zucchero Confectionary

I dolci di Fabrizio Fiorani e la boutique Zucchero

Fare squadra con uno come Fiorani significa avere idee, talento, suggestioni che potrebbero bastare a se stesse, e con una condivisione di intenti che moltiplica le prospettive: “io freno la sua opulenza, lui mi indirizza sul gusto” spiega Fiorani. Fianco a fianco, traducono ognuno secondo il proprio vocabolario una visione comune. E allora ecco che la conclusione del pasto – ma potrebbe essere anche fuori da questo – parla la lingua di una quotidianità aumentata.

Cannolo del Sultano_ W rome Marriot

Via le salse a specchio, via le mousse e le monoporzioni, dentro i dolci nostrani: “i pasticceri italiani quasi si vergognano a fare dolci italiani” fa Fiorani che rilancia portando grandi classici d’autore, il cannolo, soprattuto – “nessuno ha il coraggio di portarlo al tavolo” e allora qui trovi Il Cannolo più buono della tua vita – e poi tiramisù (con gli occhiali), gelato alla vaniglia e via così, in una carta che si trasforma in una collezione di Polaroid, ma che tra la Cesare’s Choice dove Cesare è Cesare Murzilli, pastry chef dell’hotel, non manca di omaggiare un classico di casa Sultano, l’Olio, sale, grano che tanto successo ha avuto al Duomo.

Zucchero x Fabrizio Fiorani Falsi d'autore 2 W rome Marriot

E se non dovesse bastare così, dopo le noccioline americane e i lamponi, falsi d’autore della piccola pasticceria, ci si può trasferire in quell’angolo che affaccia su strada ed è il regno privato di Fiorani: Zucchero, la caffetteria che probabilmente godrà anche di uno spazio esterno, a sottolinearne l’autonomia, dove i divertenti packaging trasformano cioccolatini in in blister di pillole della felicità  “senza bisogno di prescrizione”, infilano i biscotti in barattolini trasparenti e offrono ai più golosi le confezioni do it yourself di cannoli con cialde croccanti e farciture d’autore da comporre al momento e regalare senza incertezze.

Ciccio Sultano, Fabrizio Fiorani, Emanuele Broccatelli, Pier Daniele Seu,

E poi il caffè che arriva dritto dritto dalle Modbar (e si aspettano le selezioni di Faro).

romwv-rooftop-W rome Marriot

L’atteso rooftop del W Rome

Basterebbe già così, e invece no: perché mentre l’inverno ancora si fa sentire, i lavori continuano a passo di carica, per arrivare pronti all’appuntamento con i primi caldi, che a Roma non si fanno certo aspettare. Allora si sale su in cima, e si apparecchia per godere della vista sull’Istituto Svizzero e quel casino dell’Aurora che conserva l’unico dipinto murario di Caravaggio, reduce da un’asta andata deserta (si replica i primi di aprile, chissà se la nuova vendita all’incanto avrà più fortuna) e ponentino. E, insieme, di gioire del bubble bar sempre firmato Broccatelli – Champagne, spumanti, sidri, kombuche e via così – delle cucina outdoor di Sultano, tutta crudi, insalate, griglia e della pizza. E qui entra in gioco l’ultimo degli assi: Pier Daniele Seu l’ultimo degli assi del poker. Ancora una piccola incursione in un altro spazio, stavolta nelle intimità delle stanze, dove – neanche a dirlo – oltre al servizio in camera firmato da quello stesso dream team di cui sopra, ci sono solo i “classici” snack d’albergo. Ma senza timore di delusioni: oltre agli spirits e ai cocktail RtD di Drink It by Broccatelli, ci sono le Patatas Nana di Senigallia e  i biscotti di Prato di Mattei. Mica male.

W Rome – Roma – via Liguria, 26-36 – https://www.marriott.it/hotels/travel/romwv-w-rome/

a cura di Antonella De Santis

Edizione numero 14 per la Rossa di Hong Kong e Macao, due regioni in cui il comparto ristorativo “ha dimostrato ancora una volta grinta, resilienza, creatività e dinamismo dopo un 2021 difficile”, come illustrato da Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale delle Guide Michelin. Così, nonostante la pandemia, le chiusure e tutto ciò che la cronaca ha reso ormai familiare a tutti noi, sono emersi in questi lunghi mesi, nuovi talenti, tendenze e orientamenti capaci di superare i molti ostacoli, una cosa che “dovrebbe dare speranza in tutto il mondo”, insomma: “grandi cose stanno per arrivare” dice convinto Poullennec, “qualcosa” aggiunge “che vale davvero la pena celebrare”. Ecco allora le 11 nuove insegne che si possono fregiare del macaron: 2 bistellati e 9 con una Stella, insegne “capaci di innovare nonostante le circostanze”.

Michelin Hong Kong e Macao

Sono 249 i ristoranti inclusi nella guida, insegne che propongono una vasta gamma di cucine – dall’America Latina, alla Coreana alla Singapore, definendo quest’area come una meta gastronomica tra le più interessanti al mondo. In totale, l’edizione 2022 premia con le Stelle 71 ristoranti a Hong Kong e 15 ristoranti a Macao. Tra questi, 11 novità, che celebrano la creatività e la grinta dei più brillanti talenti locali, molti giovani che stanno orientando il panorama della ristorazione verso con grande personalità, ma senza tradire le proprie origini “i nostri team sono stati particolarmente lieti di vedere un numero crescente di chef onorare le proprie radici introducendo gemme gastronomiche della loro cultura”. Nessun nuovo Tre Stelle, dunque, si aggiunge ai 7 già presenti, perfetta espressione del cosmopolitismo di questi luoghi: ci sono i francesi Caprice e L’Atelier de Joël Robuchon, l’italiano 8 1/2 Otto e Mezzo di Umberto Bombana, che festeggia l’undicesimo anno in cima all’Olimpo della ristorazione internazionale (e che è anche in cima alla nostra Top Italian Restaurant), il giapponese Sushi Shikon, e poi i cantonesi Forum, Lung King Heen, T’ang Court. 

Hong Kong

  • 7 Ristoranti a 3 Stelle
  • 12 ristoranti a 2 Stelle (2 promossi)
  • 52 ristoranti a una Stella (5 new entry, 4 neo promossi)
  • 64 ristoranti Bib Gourmand (5 new entry, 2 neo promossi)
  • 15 esercizi di Street Food (2 new entry)
  • 49 Ristoranti Michelin selezionati
  • 2 ristoranti Michelin Green Star (1 nuovo)

Macaoo

  • 3 ristoranti a 3 Stelle
  • 5 ristoranti a 2 Stelle
  • 7 ristoranti a una Stella
  • 7 Ristoranti Bib Gourmand
  • 8 esercizi di Street Food
  • 20 ristoranti selezionati da Michelin (1 nuovo)
  • 1 Ristoranti Michelin Green Star

I nuovi ristoranti con Due Stelle

Octavium, locale di ispirazione italiana, e Yan Toh Heen, cantonese, si uniscono ad altri 15 ristoranti con due stelle Michelin a Hong Kong e Macao (Amber, Arbor, Bo Innovation, Écriture, L’Envol, Sun Tung Lok, Ta Vie, Tate Dining Room, Tin Lung Heen, Ying Jee Club). Guidato dallo chef austriaco Roland Schuller e dallo chef tedesco Bjoern Alexander, Octavium riceve una seconda Stella “per la padronanza dei classici italiani, meticolosamente preparati per esaltare i sapori naturali di ingredienti di qualità”. Tra gli elementi di spicco, “la pasta artigianale fatta in casa e il menu degustazione con particolare attenzione ai prodotti di stagione”. Mentre per Yan Toh Heen si premia “l’eccellenza nella raffinata cucina cantonese, le tecniche di cucina cinese antiche, gli ingredienti di prima qualità, le presentazioni moderne”. 

I nuovi ristoranti con Una Stella

Sono i 9 nuovi ristoranti premiati con una stella – di cui 5 complete new entry – che fanno salire a 59 il numero totale dei locali con un macaron tra Hong Kong e Macao. Ci sono il neobistrot di stile parigino Belon dello chef Matthew Kirkley, il Chbaat dello chef Manav Tuli che propone una versione super raffinata di cibo di strada indiano, Hansik Goo – primo avamposto oltremare dello chef Mingoo Kang dello stellato Mingles di Seoul, che serve alta cucina coreana con interpretazioni creative. I M Teppanyaki & Wine nella sua nuova location, Sushi Wadatsumi, sushi in stile Edomas con l’executive chef Kin-san, la cucina cantonese di Seventh Son, e quella di Yong Fu spin off dell’omonimo ristorante stellato di Shanghai. Mono dello chef Ricardo Chaneton propone una audace cucina di ispirazione venezuelana con ingredienti latinoamericana, mentre quella di Whey – chef Barry Quek – è una rivisitazione della moderna cucina europea con influenze classiche di Singapore

La Stella Verde

Nel secondo anno dall’introduzione della Stella Verde, che valorizza la sostenibilità, si premia il Due Stelle Amber, dello chef Richard Ekkebus, per il lavoro a stretto contatto con i produttori, l’impegno nel trovare alternative vegetali per pellicole e packaging, eliminare l’uso di plastica, ridurre sprechi e riusare rifiuti alimentari, i corsi per diffondere la consapevolezza e le buone pratiche anche nello staff. Amber si unisce alle Stelle Verdi di Roganic a Hong Kong e all’IFT Educational Restaurant di Macao.

Gambero Rosso Channel significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 133 e 415 di Sky.

Alle 6.00 e alle 6.30 (alle 12 e 12.30, e alle 21 e 21.30) doppia puntata con Giorgione in cammino: Sardegna. Alle 9 e alle 20 incontriamo ancora Giorgione, stavolta nel ciclo Terricciola per parlare di zuppe e alle 13.3o ci accompagna al Lago di Bracciano per parlare di caciofiore. In Vito con i suoi si affrontano quattro diversi piatti: alle 11.30 pollo al limone e torta ai fagioli, alle 18 polpettone in crosta e semicotti. Alle 7 e alle 19 nella nuova puntata di  Parola di chef incontriamo Francesco Pompetti. Alle 13 Max sfida alle calorie con polpette di zucca – lasagna con pesce. Alle 20.30 Peppe Guida in Questa terra Peppe Guida e i suoi fratelli prepara pollo arrosto, risotto asparagi e gamberi e gnocchi della nonna.

I programmi di oggi

 

Saperebere: le origini del libro

Saperebere compie 10 anni. E questa è la copertina della prima edizione. Non ne avete una copia? È rara… Ne furono stampate solo 250. Volete sapere perché? Prendetevi 5 minuti per leggere. Non tutti sanno come è nato questo libro…” Con questo post pubblicato sulla sua pagina facebook nel gennaio 2020 Fulvio Piccinino, grande storico del bar e della liquoristica italiana, dava il primo segnale di quello che sarebbe successo nei mesi successivi. Nelle righe seguenti l’autore di molti libri fondamentali dell’editoria di settore (su tutti da ricordare quello sul Vermouth, ma anche i volumi dedicati al gin e agli amari) ripercorre quando nel 2007 lavorava a Biella presso l’Hotel Agorà come barman e sommelier e si trovò a sostituire il collega Bruno Squarzoni per alcune lezioni presso un istituto alberghiero della provincia. In quell’occasione Piccinino si rese conto che le storie dei cocktail e i distillati erano un ottimo mezzo per veicolare cultura, parlando di storia e sociologia. Il seme era piantato e quando arrivò la chiamata del direttore di una scuola salesiana, amico del preside, che voleva creare dei corsi di barman per ragazzi disagiati a rischio sociale, Piccinino accettò senza riserve. Come scrive lo stesso autore “Lavorare con l’alcol potrebbe essere un pericolo, però se conosci i pericoli del fuoco è più difficile che ti scotti”.

Saperebere: dal corso alla dispensa, dalla dispensa al libro

Nel 2009 i corsi partirono grazie a un contributo regionale: un percorso classico di bartending di 100 ore, con borse lavoro e stage, un modo costruttivo per toglierli dalla strada dando loro un futuro professionale. Ma è proprio in quest’occasione che i creatori dell’iniziativa si rendono conto dell’assenza di un supporto cartaceo che possa fungere da libro di testo. Come scritto dallo stesso Fulvio “I soldi per comprare un manuale non ci sono, e poi a mio parere sono troppo dogmatici, si limitano alle ricette con qualche nozione sui distillati. Ho bisogno, viste le caratteristiche di questi ragazzi, che spesso hanno abbandonato il percorso scolastico, di qualcosa che gli porti anche qualche nozione extra di cultura generale. In fin dei conti la storia dei cocktail e dei distillati è fatta spesso da uomini che hanno fatto la Storia con la S maiuscola. Il mio ideale sono i libri di Zingales, sulla storia dei cocktail ed il mio libro preferito è ‘Saper Bere dalla Barbera al Whisky’ ma rileggo almeno venti volte ‘Cocktail da Tutto il Mondo’. Inizio a scrivere una dispensa con queste caratteristiche. Il nome, manco a dirlo è Saperebere, tutto attaccato, un chiaro omaggio, dove si uniscono i due verbi alla base della mia idea di insegnamento. Nelle mani dei ragazzi fa una brutta fine. Stropicciata, strappata e spesso dimenticata ovunque. Nel 2010 decido, a spese mie, di rilegare la dispensa in un libro, compatto, tascabile e robusto. Il libro non ha ovviamente editore, è auto prodotto e lo vendo al prezzo di copertina di 9,50 alla scuola, tramite il fondo stanziato per il corso”.

La fortuna di Saperebere

Quello che doveva essere poco più che l’insieme di alcune dispense piace molto, e si comincia a pensare di dotarlo di vita propria:“Ne vendo anche alcune copie extra, ad appassionati. Al che mi viene l’idea di poterlo pubblicare ufficialmente. A nessuno però interessa un libro senza foto, con molte nozioni storiche che dovrà essere economico per dare a tutti la possibilità di acquistarlo. E poi in fondo a chi interessa il libro di un barman sconosciuto, che non vince una gara mettendo formaggio ed acciughe come decorazione in miscele improponibili. E poi è dal 2005 che blatera di polibibite futuriste, create da un movimento che fu colluso con il fascismo facendo serate in un bar del centro di Torino, l’Xo Cafè. In quegli anni funzionano i libri di cocktail, patinati, copertina rigida e con foto stupende dei grandi classici. L’unico a pensare a questa opportunità è una piccola casa editrice torinese, la Graphot. Il figlio, Alberto Giachino, è stato mio cliente in quegli anni. Mi danno fiducia e stampiamo le prime 1000 copie. Il libro piace, ed il sito è un ottimo veicolo di conoscenza. Arriviamo ad oggi: le copie sono oltre 10.000. Ed ecco spiegato perché, nonostante io possa permettermi di pubblicare anche con altre case editrici, continuo a farlo con loro. Sarò meno distribuito nelle librerie importanti ma non mi interessa. Non dimenticate mai chi vi ha dato una mano. Riconoscenza e coerenza non passano mai di moda”.

Saperebere Complete Edition

Da poco è uscita l’ennesima ristampa di questo classico che pare non voler vedere diminuire il proprio successo, intitolato Saperebere Complete Edition. Sarà anche per la concomitanza con il decennale ma il progetto pare più giovane e bello che mai. “Complete Edition” è infatti tutt’altro che un titolo marketing, ma si basa su un’importante implementazione dei contenuti. Se il vecchio Saperebere contava 236 pagine, la nuova versione arriva addirittura a 445 pagine. Il volume viene integrato da tutte quelle nozioni che negli anni erano andate ad arricchire le varie sezioni del sito omonimo e tutte le modifiche legislative avvenute in questi ultimi anni.

  • Dettagliati paragrafi sul funzionamento di alambicco continuo e discontinuo. I principi fisici, le temperature di ebollizione dei vari alcoli e sostanze volatili.
  • Un capitolo su barili botti e tini, con la loro costruzione e i meccanismi chimici che regolano l’invecchiamento.
  • I Disciplinari Europei ed Extra Europei che regolano la produzione di acquaviti, distillati, vini aromatizzati e liquori.
  • Gradazioni massime, alambicchi utilizzati, tipologie di prodotto, tempi di invecchiamento, quantità minime e massime di zuccheri, pratiche consentite e vietate di cognac, armagnac, brandy spagnolo, brandy italiano, pisco, grappa, vodka, gin, jenever, whisky (scozzese, giapponese, canadese e francese), whiskey irlandese, bourbon whiskey (Kentucky, Tennessee, Missouri), calvados, rum, cachaca,tequila,mezcal e sochu.
  • 19 foto a colori a mezza e tutta pagina poste in un prezioso inserto con i principali alambicchi utilizzati in distillazione.
  • Più di 100 foto in bianco e nero lungo le pagine per spiegare materie prime, alambicchi e botti di ogni acquavite e distillato.
  • Paragrafi di Vermouth di Torino ed Amari riveduti e corretti alla luce dei due libri pubblicati.

Un libro più tecnico e professionale che però mantiene l’impostazione della ricostruzione storica, pensato per dare modo ai barman di rispondere alle curiosità dei clienti ma anche come strumento di lavoro per aziende, distillatori e (importante sottolinearlo) giornalisti. Già, perché chi si occupa di queste tematiche nel quotidiano come noi è assolutamente devoto e debitore a questo libro, fonte continua di informazioni ma anche di conferme e di riferimenti certi. E se ad oggi bisognasse designare l’abecedario, l’Artusi, il testo di riferimento della nostra nazione per quanto riguarda il mondo della liquoristica, del bar e della distillazione, il nome è uno e uno solo: ben tornato Saperbere, e ti auguriamo altre 100 di queste ristampe.

Saperebere Complete Edition – Fulvio Piccinino – Graphot – 445 pp. – 32 €

a cura di Federico Silvio Bellanca

.

index.php
Abbonati a Premium
    [polylang]
X
X