C’è una trattoria sul mare a Marina del Cantone, la spiaggia di Nerano (in Campania), costruita sotto l’egida della cappella seicentesca di Sant’Antonio da Padova, con la quale condivide le mura. Verso la fine dell’Ottocento, quella piccola lingua di spiaggia fatta di ciottoli rappresentava un approdo e un luogo di ristoro per i pescatori che vi attraccavano le barche in cerca di riposo e nutrimento. A cucinare per loro — e per suo marito, anch’egli pescatore — c’era la signora Maria Grazia, che preparava piatti semplici e genuini, senza fronzoli, per sfamare i lavoratori del mare.

Approdo pescatori a Marina del Cantone
La trattoria va a gonfie vele e, negli anni Cinquanta, diventa un’attività di famiglia: «A un certo punto prende le redini del locale mia nonna Rosa, figlia di Maria Grazia. La trattoria, con quattro tavolini e una terrazza sul mare, diventa il punto di riferimento soprattutto per i nobili che, in vacanza a Capri, raggiungevano la spiaggia di Marina del Cantone con le proprie barche a remi», racconta Rosa Andreone, quarta generazione della famiglia di Maria Grazia, sua bisnonna. Tra i nobili avventori c’era anche il principe Pupetto di Sirignano, che divenne amico intimo della signora Rosa. Fu proprio in una giornata del 1952 che i due amici crearono insieme una ricetta destinata a fare la storia della cucina campana della Costiera: gli spaghetti alla Nerano.

Foto storica trattoria Maria Grazia con annessa cappella
Quando il principe Pupetto riceve la visita di un amico nobile, decide di portarlo nella sua trattoria del cuore: Maria Grazia. Vuole stupirlo con un piatto speciale, cucinato a quattro mani con Rosa. I due si mettono all’opera: «Nonna aveva la fissazione di friggere sempre le zucchine, quindi erano già pronte. Nell’orto non mancava mai il basilico, e c’era sempre un buon formaggio», racconta Rosa Andreone. Grazie all’inventiva del principe e all’estro di Rosa in cucina, nascono gli spaghetti alla Nerano, oggi apprezzati in tutto il mondo.
Peccato che, all’epoca, non tutti ne capissero la bontà: «Mia nonna cominciò a servirli a tutti i commensali, e da allora non abbiamo mai smesso di farlo. Ma allora la prendevano in giro: dicevano “Vuole fare la pasta con i cucuzzielli”, come a sottolineare che fosse un piatto da poveri, per via delle zucchine», racconta ancora Rosa.

spiaggia Marina del Cantone con vista sulla trattoria
Eppure, la caparbietà dà sempre i suoi frutti. «A un certo punto il piatto prende piede e diventa famoso anche tra i politici — eravamo nel periodo precedente a Tangentopoli — e da lì decolla, arrivando fino all’estero», prosegue Rosa. Oggi, gli spaghetti alla Nerano sono uno dei piatti italiani più replicati al mondo, diventati virali anche sui social, con milioni di visualizzazioni.
Ma c’è una magia che regna ancora su quella trattoria nata quasi per caso su una piccola spiaggia della Campania: «In cucina ci alterniamo: oltre ai membri della famiglia, come mio zio, i miei cugini o mio fratello, abbiamo anche collaboratori esterni. Ma quando si tratta di assemblare gli spaghetti alla Nerano, solo mani di famiglia possono toccare il piatto», spiega Rosa. Come un incantesimo da non rompere, la mantecatura degli spaghetti alla Nerano spetta esclusivamente alla famiglia: «Anche se a cuocere la pasta può essere qualcuno di esterno, il momento della mantecatura deve essere eseguito da due membri della famiglia: uno amalgama, l’altro cosparge il Parmigiano». Ed è proprio questa cura, tramandata da generazioni, a rendere quel piatto unico al mondo.
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