L'intervista

"Ecco come sono nate le bollicine dell'Etna". Parla Maria Carella, l'enologa che sta rivoluzionando il metodo classico siciliano

Quando ha iniziato, le colleghe erano pochissime: "รˆ un mestiere che non lascia tempo per la famiglia". L'enologa di Cantine Nicosia si racconta e lancia la sfida: puntare sugli sparkling del vulcano dosaggio zero

  • 02 Ottobre, 2025
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Cโ€™รจ una donna che, zitta zitta e piano piano, sta rivoluzionando il mondo del metodo classico dellโ€™Etna. Maria Carella รจ una delle – ancora troppo poche – enologhe italiane emergenti. Palermitana, si laurea in scienze agrarie a Palermo, poi frequenta il Master di specializzazione a Milano sulla gestione del sistema vitivinicolo con maestri come Scienza e Brancadoro. I primi passi professionali li muove nella cantina Miceli a Pantelleria, ma la palestra piรน importante รจ quella di Calatrasi a San Cipirello, in provincia di Palermo, dove lavora con un team di enologi provenienti da tutto il mondo, soprattutto dallโ€™Australia e dalla Nuova Zelanda. Ormai da 17 anni lavora sullโ€™Etna per Cantine Nicosia, con sede a Trecastagni, maturando una specifica expertise nel campo delle bollicine.

Chi sono stati i suoi maestri?

Difficile citare qualcuno in particolare. Preferisco ragionare di stile del vino: guardo ai vini del Trentino e dellโ€™Alto Adige, cerco la pulizia, la freschezza e lโ€™eleganza.

Quante donne eravate alla scuola di enologia?

Pochissime: un 10% del totale.

Quante occasioni di confronto con le colleghe?

Allโ€™inizio della mia attivitร  professionale ho trovato delle enologhe australiane e neozelandesi nell’azienda Calatrasi. Nei primi anni 2000 cโ€™era grande attenzione per uno stile internazionale e loro hanno fatto da apripista. In quella fase non cโ€™era molto rispetto per le caratteristiche del territorio. Quellโ€™azienda produceva molte Igt: lavorava su vini di massa piuttosto che differenziarli per territorio come oggi facciamo noi. Adesso lโ€™attenzione รจ sullโ€™autoctono.

Che cosa significa essere donna nel mondo maschile dellโ€™enologia?

Per me รจ sempre stato tutto molto spontaneo e naturale. Non mi sento diversa da un enologo uomo: ho sempre fatto questo e mi sono sempre trovata bene. Le donne enologhe nel frattempo sono aumentate ma restano minoranza. Faccio parte dellโ€™Associazione delle donne del vino (provenienti da vari settori professionali) che qui in Sicilia ha numeri importanti e una grande attenzione per la promozione del lavoro femminile.

La Sicilia รจ sempre piรน ricca di enologheโ€ฆ

รˆ vero. Tra le altre segnalo Laura Orsi e Lorenza Scianna di Tasca dโ€™Almerita, Irene Vaccaro di Vivera e Maria Cannavรฒ dellโ€™azienda Cannavรฒ. Ma il confronto รจ in generale con tutti i colleghi.

Che cosa si dovrebbe fare ancora per allargare la presenza femminile tra gli enologi? Dipende dal sistema o dalle donne?

Dipende dalle donne. รˆ un mestiere faticoso: devi farlo per passione e hai poco tempo per la famiglia.

Da Palermo a Catania. Come sei arrivata da Nicosia?

Mi ha spinto la voglia di crescere e di esplorare. E ho colto la voglia di cambiamento dellโ€™azienda che voleva investire sul territorio e sulla qualitร . Sapevo che loro cercavano e ci siamo trovati. Il mio arrivo coincide con lโ€™inaugurazione della nuova cantina nel 2008: da lรฌ comincia un nuovo percorso di crescita dellโ€™azienda.

Che effetto le ha fatto lโ€™Etna appena arrivata?

Ero abituata alle varietร  della Sicilia occidentale, ricche di colore, intense, concentrate: vedere alla prima lavorazione il nerello mascalese completamente trasparente รจ stato uno shock. Ma al di lร  del colore c’รจ tanta sostanza: dal nerello vengono bellissimi prodotti eleganti e, nel frattempo, sono anche cambiate le tecniche di produzione. Allโ€™inizio i vini dellโ€™Etna non erano capiti nei concorsi per i colori scarichi. Adesso sono molto apprezzati. Sono prodotti di montagna e hanno caratteristiche diverse da altri terrori.

Si puรฒ dire che sullโ€™Etna cโ€™era una viticoltura antica, ma unโ€™enologia tutta da inventare?

Qui tutto era tradizionale: in passato si faceva il โ€œpista e ammuttaโ€ (โ€œpesta e pressaโ€), un vino โ€œroselloโ€ che si consumava nelle osterie e nelle bettole. Oggi si consuma diversamente e lโ€™enologia รจ cambiata negli ultimi anni con lโ€™avvento dei tecnici e di nuove tecnologie.

Etna rosso o Etna bianco? Nerello o carricante?

(Sorride; ndr.) Non posso discriminare lโ€™uno o lโ€™altro, ognuno ha il suo spazio. Sono prodotti completamente diversi: possono coesistere, vanno di pari passo. Dal nerello puoi avere un rosso fresco ed elegante, dal carricante ottieni la freschezza. Entrambi molto acidi, devono essere capiti. Ma si comportano molto bene nei lunghi affinamenti. Prima si produceva molto nerello, adesso cโ€™รจ un cambio di rotta: il carricante cresce, รจ molto richiesto dai mercati, sta per raggiungere i quantitativi del nerello.

Come vede il presente e il futuro dellโ€™Etna?

Oggi รจ un traino per tutta la Sicilia: un territorio unico, riconosciuto allโ€™estero, che propone vini originali e irripetibili. Per il futuro bisogna giocarsi bene le carte: qui non si possono fare milioni di bottiglie. I produttori devono spingere come un territorio unico: con maggiore collaborazione e sintonia tra le aziende si possono ottenere bei risultati.

Nicosia ospita la lavorazione di altre cantine, segue anche quelle? Quali spunti ne ricava per la sua professione?

รˆ un arricchimento: arrivano uve da tutti i versanti e hai una visione completa dellโ€™Etna. รˆ come fare tante microvinificazioni. Alcune aziende hanno il loro enologo e quindi nella quotidianitร  portiamo avanti le richieste aziendali: ogni cantina ha i suoi progetti, non cโ€™รจ nulla di standardizzato, dipende da territori, uve e mercati. Alcune realtร  sono piรน conservatrici: vogliono pochi solfiti e lavorazioni naturali. Esperienza interessante ma difficile da gestire.

Qual รจ stata la sua esperienza piรน sfidante?

Senza dubbioย ilย metodo classico. Le uveย autoctone etneeย sono predisposte alla spumantizzazioneย e il vulcano possiede tutte le caratteristiche ideali, a partire dall’altitudine delle vigne.ย Per me รจ una magia: con i lieviti non sai cosa puรฒ succedereย e l’evoluzione che deriva dai lunghi affinamenti รจ sorprendente.ย Le variabili sono tante, ma noi abbiamo scelto di abbracciareย il rischio di questa lavorazione.ย ย 

Sullโ€™Etna Nicosia รจ ormai un punto di riferimento per le bollicineโ€ฆ

Tutto nasceย con l’annata 2011: il nostro metodo classico da nerello in bianco รจ stato il primo ad ottenere la certificazione a Doc Etna.ย Un percorso che abbiamo valorizzatoย con nuovi macchinari e tecnologie che ci rendono del tutto autosufficienti, con tanta comunicazione e tanti eventi dedicati, comeย la manifestazione Bolle in Vigna, giunta ormai alla sesta edizione.ย 

Dopo lโ€™azienda Benanti, arrivate voi con la spumantizzazione del carricante che, a breve, rientrerร  nel nuovo disciplinare della denominazione.

Esatto,ย ancheย il nostro primo metodo classico da carricanteย risale alย 2011. Ma abbiamo un primato tutto nostro. Siamo, allo stato attuale,ย lโ€™unica aziendaย ad aver presentato un carricanteย che rimane sui lieviti per 60 mesi.

Tutti i vostri spumanti sono senza dosaggio. Come si spiega una scelta enologica cosรฌ estrema?

I nostri spumanti si basanoย sui vitigni autoctoniย e sono millesimati: per noi รจ importante mantenere le caratteristicheย varietali e quelle del territorio.ย Parliamo di vini di montagna: aggiungere il dosaggioย ed accrescere il grado zuccherino potrebbe sminuirneย leย caratteristiche. La morbidezza che veniva dai dosaggiย delle nostre prime annate non ci convinceva: abbiamo preferito allungare i mesi di affinamento sui lieviti piuttosto che fare aggiunte. In queste bolleย ci ispiriamoย alla filosofia del territorio, puntandoย a vini secchi ed eleganti. Per ora il disciplinare ci limita un poโ€™, ma grazie alle prossime modifiche potremo indicare il dosaggio zero in etichetta.

Il metodo classico sembra sempre piรน la scommessa dellโ€™Etna. Il suo lavoro puรฒ avere lโ€™effetto di trascinare anche le altre realtร ?

รˆ una nuova realtร  emergente che ha buone possibilitร : il territorio lo consente, ma non saranno mai grandi numeri. Se aumentano la aziende etnee che lo producono รจ un bene, purchรฉ il processo sia regolamentato: dico no a prodotti stucchevoli o frutto di tagli.

Bianchi e bollicine sono i vini del presente e del futuro. Cโ€™รจ ancora spazio per i rossi?

Bianchi e bollicine trainano i mercati. Ma io sono un poโ€™ conservatrice: penso che se un prodotto รจ ben fatto si vende lo stesso. Tra i rossi, nerello mascalese e frappato sono le nostre varietร  piรน di tendenza. Perรฒ il mercato รจ vario e ci stupisce sempre.

Vendemmia 2025: sarร  finalmente unโ€™ottima annata?

Ha piovuto tanto dโ€™inverno, lโ€™estate รจ stata calda ma senza picchi: le prospettive sono valide, dobbiamo aspettare ancora qualche settimana. In questi versanti abbiamo uva sana, direi ottima, e una discreta produzione: potremmo fare dei bei prodotti.

Il cambiamento climatico fa paura? Come influisce sulla sua professione?

Ci sono periodi storici ciclici: nel 2003, per esempio, ci fu unโ€™estate caldissima. Sono situazioni che si ripetono. In questo momento sto seguendo delle sperimentazioni in collaborazione con lโ€™universitร  di Catania sulle varietร  reliquia siciliane per capire come si comportano. Dalle degustazioni emergono alcune varietร  interessanti, specie sotto il profilo delle elevate aciditร . Un progetto che ci potrร  dare degli spunti in futuro.

Soffrite il problema delle rese eccessive rispetto alle turbolenze del mercato?

Sullโ€™Etna le rese non sono mai eccessive. Le ultime vendemmie, poi, sono state poco produttive. Il calo dei mercati cโ€™รจ ma non ne abbiamo sofferto.

Cโ€™รจ un tema di stile per avvicinare il pubblico attuale?

Se si fa un prodotto rappresentativo del territorio non si perde mai. Il mercato chiede ancora vini piacioni, morbidi e facili da bere. Per un progetto di territorio il concetto รจ ben diverso.

Cosa pensa dei low alcol e no alcol?

Abbiamo avuto richieste dal Nord Europa, ma non mi sento pronta per quel tipo di mercato. Alla fine si ottiene un prodotto salutare, ma per farlo senza alcol bisogna caricarlo con altri elementi per permettere la conservazione. In ogni caso, per me se manca lโ€™alcol non รจ piรน vino. Viceversa, un vino low alcol, raccolto prima e con una lavorazione diversa, potrebbe essere una soluzione valida.

Che cosa pensa del vino naturale?

Dico ยซNรฌยป. Non sono molto propensa. Per fare un vino naturale serve una cura maniacale, attenzione in ogni passaggio. Sono vini che non hanno una lunga vita in bottiglia, vanno bene solo per alcuni mercati e sono difficili da bere: troppo colore nei bianchi, volatile alta nei rossi. Anche io riduco al minimo le lavorazioni ma non sono estremista. Non possiamo abbandonare le uve a se stesse: serve sempre la mano dellโ€™uomo.

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