Storie

L'incredibile azienda agricola nel centro di Roma nata per salvare una zona verde in città

Cobragor sta per Cooperativa Braccianti Agricoli Organizzati. È un'azienda agricola nel quartiere Monte Mario di Roma, oggi diventata anche agriturismo

  • 09 Novembre, 2025
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Nel 1977 un gruppo di disoccupati inizia uno sciopero alla rovescia nelle terre pubbliche allora in stato d’abbandono. Nasce così l’azienda agricola Cobragor, il sogno realizzato del visionario Paolo Ramundo – venuto a mancare nel 2021 – oggi portato avanti dalla moglie Francesca Zubani e dal figlio Francesco.

Francesca Zubani di Cobragor

Francesca Zubani

Gli Uccelli

Il ’68. Anni di protesta, di lotte di classe, di autocoscienza. Anni durante i quali i cortei vedevano studenti e operai marciare fianco a fianco per contestare l’ordine costituito e allargare i diritti. È in questi anni che Paolo Ramundo, insieme a Gianfranco Moltedo e Martino Branca, fondò gli “Uccelli” con un atto di protesta, non violento – «papà non ha mai creduto fosse necessaria la violenza», ci racconta il figlio Francesco – che li ha visti salire sul campanile di Sant’Ivo alla Sapienza, mentre, sotto, gli altri studenti inneggiavano al “Vietnam libero” (per chi volesse approfondire c’è il film “1968 Gli Uccelli”).

Lì sopra ci rimasero per tutta la notte, attirando la stampa e aprendo la strada ad altre forme di protesta. È (anche) da qui che comincia la storia dell’azienda agricola Cobragor, che sta per Cooperativa Braccianti Agricoli Organizzati. «Stavano facendo una manifestazione a Piazza Venezia e la gente urlava “andate a zappare la terra” e mio padre pensò: “Ora ci vado davvero”. Che dire, era un visionario».

Foto tratta dal film “1968 Gli Uccelli”

Foto tratta dal film “1968 Gli Uccelli”

La nascita di Cobragor

«La storia di questo posto è bellissima. Era la vecchia azienda agricola di Sant’Anna Maria della Pietà, l’ex manicomio di Roma, quello che vedete lì», esordisce Francesco Ramundo indicando l’attuale “Parco della Salute e del Benessere”. «L’azienda agricola era stata abbandonata, infatti il casale era distrutto, tutto quello che vedete non c’era, era solo una discarica. Poi nel ’77 è stata occupata da mio padre con un gruppo di disoccupati, una ventina di persone, con i quali ha dapprima bonificato tutta l’area per poi coltivare e piantare alberi. Lavorare la terra fu per loro un atto di rivalsa, rivalsa che si è trasformata in lotta quando si è trattato di difendere le terre dalla speculazione edilizia, considerate che qui era tutto edificabile».

Ironia della sorte, Paolo Ramundo era architetto. «Aveva lavorato anche come architetto, ma a un certo punto ha detto basta: basta costruire, bisognava salvare una zona verde nel cuore della città. Oggi lo dicono in molti, ma allora non era affatto così».

Cobragor azienda agricola

Cobragor oggi

L’azienda si trova a pochi chilometri dal centro di Roma, all’interno del Parco di Casal del Marmo, un’area particolarmente appetibile per i costruttori. Eppure, l’iniziativa di Paolo fu accolta con favore anche dalle forze politiche: «C’era un forte sostegno, sia politico sia da parte dei cittadini, però ci sono stati decenni di minacce di sfratto, tanto che del gruppo originario, alla fine, è rimasto solo mio padre, insieme a mia mamma che si è aggiunta alla cooperativa un paio di anni dopo. La situazione era piuttosto difficile: non c’erano soldi, non si potevano chiedere finanziamenti perché tutto era considerato occupato, abusivo, e così via». Cobragor è stata messa in regola solo nel 2001.

«Oggi paghiamo regolare affitto alla Città Metropolitana, quella che una volta era la Provincia di Roma. La proprietà è dunque dell’ex Provincia e l’intera zona è stata riconosciuta come parco agricolo, una parte della nostra azienda rientra anche nella riserva dell’Insugherata», spiega Francesco mentre passeggiamo tra gli ulivi.

L’azienda agricola nel centro di Roma

«Abbiamo circa 1.500 ulivi e un piccolo frantoio, dove spremiamo direttamente in giornata e produciamo il nostro olio Verdolio». Dei 40 ettari coltivati, 16 sono stati destinati a oliveto e frutteto, 20 ai cereali a rotazione biennale e 4 sono di orto. «Albicocche, cachi, mele, pere, susine e qualche avocado Bacon, che purtroppo necessita di molta acqua, forse mio padre non ne sarebbe proprio contento. Nell’orto invernale stanno crescendo cavoli neri, varie qualità di insalata, zucche… insomma le verdure di stagione», disponibili nel piccolo spaccio in loco – ma riforniscono anche alcuni ristoranti, tra i quali Pizzarium e Panificio Bonci e il ristorante di Pietro Ramundo, il fratello maggiore (L’angolo Cottura Trattoria in via Augusto Dulceri) – e nei piatti del loro ristorante aperto solo nei weekend.

Paolo Ramundo di Cobragor

Paolo Ramundo

«Poi c’è la fattoria didattica, il centro estivo, gli eventi, le recenti camere che ospitano un po’ tutti, dai pellegrini che vogliono intraprendere la via Francigena, i semplici turisti, le persone legate al vicino ospedale e al carcere minorile. Pensate che mio padre voleva attivare anche un’università della terra», racconta Francesco. Gli chiediamo di quel silo tutto colorato che si vede all’entrata dell’azienda agricola: «Quello? È un silo ristrutturato con un murale progettato dall’artista Piero Dorazio, era amico di mio papà». Era amico di molti Paolo Ramundo, da Renato Guttuso – vicino alla cassa del ristorante c’è un suo schizzo – a Giacomo Manzù che regalò agli “Uccelli” cento galline, poi finite a razzolare nelle aule della Sapienza. Uno dei tanti loro atti di ribellione simbolica, come il murale in un palazzo in via Tor di Nona di cui è rimasto solo l’asino che vola, dipinto proprio da Paolo Ramundo insieme ad altri militanti dei collettivi che combattevano per il diritto alla casa. Ma questa è un’altra storia.

Roma – via G. Barellai, 60 – 06 338 6271 – www.cobragor.it

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