Recensioni

In un vecchio borgo di battaglie si nasconde una trattoria toscana in cui il tempo non passa mai

Ad Anghiari, tra mura e memorie di battaglie, una vecchia insegna resiste senza tempo, servendo ottima trippa, grandi bringoli e accoglienza vera

  • 11 Novembre, 2025
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Anghiari appare allโ€™improvviso, distesa sulla collina come una promessa mantenuta. Le sue strade si arrampicano e precipitano insieme, dritte, vertiginose, ricordano quelle di San Francisco nella loro geometria medievale. Cโ€™รจ qualcosa di antico e ostinato in questo borgo toscanoย che deve la fama a una battaglia lontana, quella del 1440, quando Firenze e Milano si contesero questo lembo di terra e Leonardo da Vinci cercรฒ di fermarne il furore sulla parete di Palazzo Vecchio. La storia, qui, non se nโ€™รจ mai andata: si sente nel selciato, nelle finestre strette, nellโ€™odore di legna che arriva dai camini.

รˆ in una di queste stradine che si apre Ristorante Nena, unโ€™insegna discreta, quasi sussurrata, protetta da un paio di ombrelloni bianchi e vasi di fiori rossi. Dentro, il tempo cambia ritmo. Sopra al piccolo bancone di legno, un grande quadro domina la stanza: รจ Nena, la fondatrice, che negli anni Sessanta aprรฌ questo locale con la stessa naturalezza con cui si apre una porta di casa.

Qui la modernitร  non entra

Il bancone nella sala principale – Foto Sonia Ricci

Il ritratto – datato 1992 – sembra guardare ancora tutto: i clienti, i bicchieri, le tovaglie di carta. Forse anche Paolo e Sergio, i due uomini che oggi accolgono, con le parannanze scure e i modi gentili di chi conosce il valore del silenzio. Cordiali ma schivi, premurosi ma mai invadenti: un equilibrio raro, da vecchia scuola di osteria.

La sala principale รจ un piccolo teatro della memoria. Le pareti coperte di quadri, le luci giallognole che ammorbidiscono ogni cosa, come un filtro caldo sugli anni. Lโ€™aria ha una temperatura emotiva: ci si sprofonda dentro, come su un divano. Sul bancone, una coppa gigante – chissร  quale vittoria celebra – e una vecchia macchina del caffรจ ancora operativa, fedele come un animale domestico. Dietro, il bancone metallico con il computer delle comande, segno che la modernitร  ha bussato ma senza disturbare troppo.

Tra prosciutti e madie

Il prosciutto tagliato al coltello – Foto Sonia Ricci

Bastano quattro scalini per cambiare prospettiva. Nellโ€™angolo verso i bagni, compare un prosciutto maestoso, poggiato su un porta-prosciutto di marmo e metallo. La carne rossa e soda, le venature bianche, il coltello accanto che sembra sussurrare โ€œprendimi e tagliaโ€. Non lo fa nessuno, naturalmente, ma tutti lo pensano. Dietro una tenda, unโ€™altra scena: il pane sciapo, toscano, disposto su una vecchia madia in legno. Che bei mobili, penso, mobili dedicati al cibo, al gesto, alla lentezza. Sempre piรน rari.

Sughi “finti” e profonditร 

La trippa – Foto Sonia Ricci

In cucina cโ€™รจ Palmira, che lavora come si parla a bassa voce, in accordo con Paolo e Sergio. Da quella stanza arrivano profumi che raccontano una Toscana di ieri, ma ancora viva: trippa, pappa al pomodoro, bringoli al sugo finto, ovvero pancetta, carota, sedano, cipolla e una sporcata di pomodoro. I bringoli – sรฌ, simili ai bigoli ma piรน ruvidi – sono il piatto migliore: sapore lungo e deciso, pasta soda, condimento che abbraccia senza ungere. Un piatto goloso, ma non stanco. Un piatto che fa sorridere.

Pappa al pomodoro – Foto Sonia Ricci

La pappa al pomodoro segue da vicino: cremosa, quasi collosa, acida il giusto, capace di tenere insieme la semplicitร  e la profonditร . รˆ il tipo di piatto che non si dimentica perchรฉ restituisce un gesto, un tempo, una madre che mescola con il mestolo di legno. Le โ€œbocche di ranaโ€ ai fegatini e funghi – nome curioso, pasta corta e ondulata – perdono qualcosa nella cottura, ma il condimento รจ di quelli che rimangono in gola con dolcezza.

Poi cโ€™รจ la verdura di campo, tritata fine, saltata con olio e aglio: un verde intenso, quasi nero, dal sapore minerale, pulito, di bosco e di brace. Sarebbe un finale perfetto, ma assaggiamo anche il dolce: il Pan di Caffรจ. Una specie di panna cotta piรน densa, vellutata, immersa in un lago di caffรจ. Buono ma non memorabile. Mentre la carta dei vini, scritta su dei simpatici fogli protocollo, รจ interessante con molte referenze regionali e con buoni ricarichi.

Veduta di Anghiari dall’alto – Foto Sonia Ricci

Fuori, Anghiari scende a picco verso la valle. Il vento sposta un poโ€™ le tende allโ€™ingresso, la statua in piazza continua a puntare lโ€™orizzonte. Dentro, invece, tutto resta fermo: il rumore dei piatti, il bicchiere di vino, la voce di Palmira che chiama dalla cucina. E il cliente, che da tempo non si sentiva cosรฌ a casa, sorride in silenzio, con unโ€™ultima cucchiaiata di pappa al pomodoro.

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