Sì alla razionalizzazione della produzione, no alla nazionalizzazione dei fondi della nuova Pac. È quanto è venuto fuori dal convegno Il vino di domani: le sfide della nuova Pac tra gestione delle produzioni e gestione del rischio, che si è tenuto nella giornata conclusiva del Mercato dei vini dei Vignaioli indipendenti di Bologna.

«Fondamentale adattare il potenziale vitivinicolo alle condizioni di mercato», ha detto Samuel Masse presidente del Cevi (la Confederazione europea dei vignaioli indipendenti): «Com’è avvenuto in passato con le quote latte, la sovrapproduzione fa crollare il prezzo e, di conseguenza, fa cadere i produttori. Una spirale che non possiamo accettare per la viticoltura». Il sistema delle autorizzazioni all’1% ha regolamentato il mercato, ma oggi potrebbe non essere più sufficiente. «È necessario trovare un equilibrio: produrre ciò che serve, proteggere i terreni, sostenere le aziende agricole a conduzione familiare».

In questa fase, però, c’è il rischio concreto di smantellare il pacchetto agricolo con la nuova Pac, che si muove in due direzioni: taglio delle risorse per il 20% e risorse per il vino facoltative (ogni stato membro potrà, quindi decidere per cosa usare i fondi). «Quale equilibrio bisogna trovare tra libertà nazionale e coerenza europea? – si chiede Masse – Di certo se ogni Paese definisce le proprie priorità, si andrà incontro ad una deregolamentazione perché alcuni paesi potrebbero decidere di non usarli, altri potrebbero proprio rinunciare agli strumenti vitivinicoli».
Sulle criticità della Pac è intervenuto anche l’europarlamentare della Commissione Agricoltura Stefano Bonaccini, sostenendo che così com’è non voterà il bilancio europeo: «I rischi di crisi sono davanti agli occhi. Se si taglia del 20% la Pac, mi dovete spiegare come si può sostenere l’agricoltura». Non da meno, l’ex governatore dell’Emilia-Romagna ha contestato la cancellazione della politica di coesione che toglie alle regioni la possibilità di destinare le risorse: «Io non mi fiderei di vedere i fondi della mia regione gestiti direttamente da Roma o da Bruxelles. Su questo mi batterò affinché si cambi direzione».

«Sappiamo che nella prossima Pac ci saranno meno soldi per vino e agricoltura, visto che sarà la difesa ad avere priorità – ha ribadito il segretario generale del Ceev (Comitato europee delle imprese del vino) Ignacio Sànchez Recarte che, soffermandosi sul Pacchetto vino ha ricordato che – Se i pochi soldi a disposizione saranno usati per distruggere i vigneti, il vino non potrà avere l’autorità morale per chiedere poi alla politica altre risorse. Quindi – ha concluso – i fondi europei devono essere per chi vuole investire nel settore».
Dello stesso avviso la presidente Fivi Rita Babini: «Fuorviante che l’estirpo sia inserito tra le misure Omc, che invece dovrebbero essere tutte rivolte ad una crescita aziendale e non alla gestione della crisi. Sono altri e diversi, invece gli aspetti sui cui intervenire. Quelli che non rispondono più alle esigenze del mercato e del settore: dalle rese massime previste dai disciplinari all’eccessiva apertura ai superi di produzione, fino al sistema di riclassificazione. Su questo e su tanti altri temi, il dialogo tra istituzioni e protagonisti del sistema produttivo sarà fondamentale».
Un dialogo iniziato a Bologna ma su cui si continuerà a discutere al tavolo di filiera vino, di cui anche Fivi adesso è parte attiva.
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