Passiti, muffati, liquorosi, fortificati. Sono i vini che piรน di ogni altro raccontano la storia dell’enologia: lo spiega bene il professor Attilio Scienza che invita a non banalizzarne la comunicazione e a difenderne laย fragile identitร : in fondo, sono lโunica vera ereditร della viticoltura primigenia. Oggi purtroppo i vini dolci sono quelli cheย fanno piรน fatica a trovare spazio nei consumi contemporanei. Molte cantine scelgono di puntare tutto sulle versioni secche di vitigni normalmente usati per lโappassimento, alcune addirittura decidono di tagliare la produzione dei passiti. Relegati per anni al ruolo di vini da dessert, penalizzati dal calo del consumo a fine pasto e da una serie di luoghi comuni che li descrivono come pesanti e stucchevoli, i vini dolci vivono una stagione drammatica.
Eppure il fascino che deriva dalla storia รจ ancora enorme. Tant’รจ vero che nel 2025 l’azienda veronese Pasqua ha deciso di investire sul passito dell’isola di Pantelleria avviando una collaborazione con il progetto vitivinicolo dell’attrice francese Carole Bouquet nella “terra del vento”: con l’etichetta Sangue d’oro – il nome รจ tutto un programma – la cantina della Valpolicella cercherร di ridare nuova dignitร al vino dolce da zibibbo, a partire dall’innovazione nel campo degli abbinamenti.
Nel frattempo sui vini dolci si scrivono tanti libri: sono ormai soltanto prodotti โda leggereโ piรน che da bere? La domanda รจ lecita. Ne abbiamo parlato con quattro autori che ai vini dolci hanno dedicato libri, degustazioni e anni di studio e divulgazione.

ยซQuando mi sono avvicinato al vino c’era il mito dei grandi Vin Santo degli Avignonesi. Erano vini desideratissimi e recensiti ovunque. Dal 2004 i vini dolci sono diventati la mia passione. Per me una grande azienda vitivinicola รจ sempre stata quella che sa fare un grande vino dolceยป, racconta Andrea Gori, ristoratore, sommelier e critico enogastronomico, autore di โManuale di conversazione sui grandi vini dolciโ (Trentaeditore, 2026). ยซPoi c’รจ stata la scoperta dei Riesling tedeschi, ma soprattutto degli abbinamenti. In Toscana c’รจ una tradizione meravigliosa: il crostino di fegatini. Se lo servi con il Vin Santo, allโinizio del pasto, funziona meglio dei bianchi, troppo leggeri, e dei rossi, che risultano amarognoliยป.
Anche per Massimo Zanichelli, degustatore professionista, wine writer e documentarista, autore de โIl grande libro dei vini dolci dโItaliaโ (Giunti, 2018) dove ha espresso una vocazione da enciclopedista del vino italiano, tutto nasce da un Vin Santo. ยซIl mio interesse per il vino รจ arrivato tardi. Venivo praticamente dallโastemia. Studiavo storia dell’arte e giravo la Toscana quando, per caso, soggiornando presso un affittacamere fui investito da un profumo inebriante. Chiesi cosa fosse e il proprietario mi rispose: “ร il mio Vin Santo”. Da lรฌ รจ cambiato tutto. Poco dopo assaggiai il Vin Santo 1989 di San Giusto a Rentennano e capii che c’era un mondo da esplorareยป.
Per Cinzia Benzi, scrittrice, gastronoma e donna del vino, autrice di โChรขteau dโYquemโ (Seipersei, 2023), la folgorazione รจ legata alle origini. ยซSono nata a Canelli e cresciuta letteralmente sopra la cantina sociale locale. Da bambina vedevo arrivare i carri pieni di moscato e respiravo quei profumi durante la vendemmia. Ma il colpo di fulmine รจ arrivato da adolescente, quando mio padre mi fece assaggiare alcuni vini dolci italiani e un Sauternes. Mi dissi: devo capire tutto di questo vino. ร stato uno dei motivi che mi hanno portata a studiare enologia a Bordeaux e ad approfondire il tema della muffa nobileยป. Alberto Brunelli, enologo e degustatore, responsabile dellโarea tecnica del Consorzio Tutela Vini Valpolicella e docente di analisi enografiche allโUniversitร di Verona, autore con la giornalista e divulgatrice Sissi Baratella di โVini passiti dโItaliaโ (Edagricole, 2023),ย ricorda la svolta durante gli anni di formazione. ยซTra San Michele all’Adige e il Friuli sentivo parlare soprattutto di ettari, fatturati e grandi numeri. Poi arrivรฒ il Ramandolo e fu una rivelazione. Mi fece capire che nei passiti c’รจ probabilmente l’aspetto piรน umano e artigianale del vino. Dietro queste bottiglie ci sono persone, attese, gesti, scelte che raramente possono essere sostituite dalla tecnologiaยป.

Vini capaci di sedurre, insomma: eppure oggi i vini dolci fanno fatica a trovare consumatori. Perchรฉ? ยซIl problema รจ che li abbiamo messi alla fine del pastoยป, sintetizza Gori. ยซOggi si beve meno vino e l’attenzione si concentra all’inizio della cena: bianchi, rosati, bollicine. Quando arrivi al dessert la gente รจ stanca, ha giร smesso di prestare attenzione al vino. I vini dolci arrivano nel momento peggiore possibileยป.
Una riflessione condivisa da Zanichelli. ยซSe oggi una persona decide di bere meno, il vino che sacrifica รจ quasi sempre quello finale. E i vini dolci non sono mai stati al centro del desiderio collettivo. Perรฒ รจ un peccato, perchรฉ rappresentano la storia autentica dell’enologia. Fin dalle origini i vini erano dolci e spesso nemmeno fermi. In un’epoca in cui tutti parlano di territorio e tradizione, dovremmo ricordarci che molti passiti custodiscono una storia molto piรน antica di tanti vini oggi celebratiยป. Per Benzi il problema รจ anche comunicativo. ยซFa sorridere che oggi si parli continuamente di low alcol e poi ci si dimentichi che esistono giร vini naturalmente poco alcolici come il moscato d’Asti, le malvasie o alcune tipologie aromatiche. Sono vini che rispondono perfettamente alle richieste contemporanee, ma non vengono raccontati nel modo giustoยป.
Brunelli allarga lo sguardo. ยซLa crisi riguarda il vino in generale, ma per i vini dolci รจ ancora piรน evidente perchรฉ partivano giร da una posizione di nicchia. Perรฒ attenzione: una cosa รจ dire che se ne consumano meno, un’altra รจ dire che sono morti. Se fossero davvero morti, le aziende smetterebbero di produrli. Invece continuano a farlo: in Valpolicella ci sono persino giovani produttori che li inseriscono per la prima volta nelle loro gammeยป.

Ma quali sono i principali responsabili della crisi? ยซPer anni sono stati descritti come vini femminili, pesanti, stucchevoliยป, osserva Zanichelli. ยซOggi l’alcol รจ diventato il nemico numero uno e molti pensano che i vini dolci siano piรน alcolici degli altri. Ma spesso non รจ vero. Alcuni hanno gradazioni moderate, mentre tanti rossi moderni arrivano tranquillamente a 15 gradiยป. Poi aggiunge: ยซLa parola stucchevole รจ usata troppo spesso. Io ho degustato centinaia di passiti per il mio libro e non ricordo una sola serata in cui qualcuno non abbia chiesto un secondo bicchiere. Un grande vino dolce non รจ mai stucchevole. Come tutti i grandi vini รจ soprattutto equilibratoยป.
Secondo Gori una parte delle responsabilitร ricade anche sul mondo della sommellerie. ยซI giornalisti continuano a parlarne bene, mentre molti sommelier si sono adagiati su alcuni automatismi. Per anni abbiamo sentito dire che con il cioccolato e con il gelato il vino non si abbina. ร stata una scorciatoia. Invece questi vini hanno un potenziale gastronomico enormeยป. Infine, manca un poโ di conoscenza. ยซC’รจ anche un problema culturaleยป, aggiunge Brunelli. ยซOtto persone su dieci non sanno nemmeno che cosa sia davvero un vino dolce. Se il consumatore non conosce il prodotto, รจ inevitabile che non lo scelgaยป.

Ma c’รจ un tema sul quale tutti concordano: la necessitร di liberarli dall’etichetta di “vini da dessert”. ยซIo sto male quando sento questa definizioneยป, dice Benzi. ยซSono vini a tutti gli effetti. Nessuno si sognerebbe di dire che un Riesling รจ un vino da dessert, eppure quando diventa dolce cambia improvvisamente categoria. Non ha sensoยป. Zanichelli rincara la dose: ยซI vini dolci si abbinano male con i dolci. Sembra una provocazione, ma รจ cosรฌ. Molto meglio i formaggi, il pesce, certe preparazioni salate. Basta con il Vin Santo e i cantucci elevati a dogma. Sono vini che meritano molto di piรนยป.
Avverte Gori: ยซBisogna spostarli all’inizio del percorso gastronomicoยป. Lโinnesco del suo libro parte proprio da una cena al Four Seasons di Firenze, ยซquando con lo chef Vito Mollica giocammo โal contrarioโ: Sauternes sugli antipasti: quaglia farcita alle albicocche e vellutata di pollo con royale di fegatini. Il pubblico di esperti convenne che la dolcezza, se ben guidata, sa dialogare con sapiditร , spezie, umami. Da lรฌ lโidea di un manuale che fosse insieme mappa e invito alla libertร ยป. Spiega: ยซIl moscato d’Asti con le ostriche, con un carpaccio di pesce o a bordo piscina รจ straordinario. Un muffato sulla carbonara puรฒ cambiare completamente la percezione del piatto. Uno Chรขteau d’Yquem sul pollo arrosto รจ un classico. Per secoli questi vini sono stati consumati a tavola e non alla fine del pastoยป. Anche Benzi suggerisce accostamenti che escano dagli schemi: ยซMoscato d’Asti con pane, burro e alici. Oppure con le ostriche. Passito di Pantelleria con cous cous e caponata. Sauternes con pollo arrosto. Persino una carne rossa cotta a bassa temperatura puรฒ dialogare magnificamente con un passito rossoยป.

ร vero: i vini dolci sono un grande prodotto culturale. Ma affrontare il futuro raccontando soltanto una storia gloriosa non sembra oggi una grande strategia. ยซLo storytelling da solo non bastaยป, avverte Brunelli. ยซServe educazione del consumatore, ma serve anche una ristorazione preparata. Troppo spesso questi vini vengono serviti male, alla temperatura sbagliata, o peggio ancora vengono proposti solo perchรฉ bisogna svuotare una bottiglia aperta da settimaneยป. Per Benzi la sfida รจ soprattutto generazionale: ยซMolti Millennials e ragazzi della Gen Z non hanno mai incontrato questi vini. Non li rifiutano: semplicemente non li conoscono. Il problema รจ tutto quiยป.
Secondo Zanichelli, ยซquesti vini non colonizzeranno mai il mercato. Sono troppo costosi da produrre, richiedono sacrifici enormi e di solito escono in quantitร limitate. Ma proprio per questo andrebbero cercati. Sono vini unici, speciali. Non vini da meditazione, come si diceva una volta. Preferisco chiamarli vini da conversazione. Perchรฉ danno sempre voglia di condividerli con qualcunoยป. Ma la chiave di volta passa dalle modalitร di consumo. Conclude infatti Gori: ยซLe aziende devono spiegare questi vini ai ristoratori perchรฉ molti ristoratori ancora non si fidano. Ma lo stesso vale per i produttori: fossi in loro li farei assaggiare appena si entra in cantina, magari alle dieci del mattino, freschi. Vin Santo, Sciacchetrร , Recioto: bisogna cambiare completamente prospettivaยป. Liberare i vini dolci dalla prigione del fine pasto: รจ la lezione per il futuro.
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