Degustazioni

Il Passito di Pantelleria di Carole Bouquet: cosa abbiamo scoperto degustandolo a Vinitaly

"Io l’ho sempre servito come un aperitivo e abbinato a pietanze salate”. L'attrice francese parla del suo Passito di Pantelleria, protagonista con altre quattro grandi etichette di una degustazione che ha messo a confronto visioni produttive differenti

  • 15 Aprile, 2026
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L’occasione è nata dalla recente collaborazione tra la famiglia Pasqua, nome storico della viticoltura in Valpolicella, e Carole Bouquet, attrice francese ormai da anni profondamente legata a Pantelleria, dove ha fondato un’azienda agricola. Il suo passito, Sangue d’Oro (dall’annata 2022 prodotto insieme a Pasqua) è stato il punto di partenza di un dialogo più ampio, volto a indagare le diverse interpretazioni di uno dei vini dolci più identitari del Mediterraneo.

Carole Bouquet – foto pasquawines

Pantelleria, con i suoi terrazzamenti di pietra lavica, l’alberello pantesco patrimonio UNESCO e condizioni climatiche estreme, rappresenta un unicum nel panorama vitivinicolo italiano. Qui lo Zibibbo, ovvero il Moscato d’Alessandria, trova una delle sue massime espressioni, grazie a una viticoltura eroica che combina tradizione secolare e adattamento continuo all’ambiente. Il confronto ha messo in luce quattro approcci distinti. Accanto al Sangue d’Oro, simbolo di un progetto che coniuga sensibilità internazionale e radicamento territoriale, si sono affiancati tre nomi storici della produzione artigianale pantesca: Salvatore Murana, Ferrandes e Marco De Bartoli.

Pantelleria

L’amore di Carole Bouquet per Pantelleria

«Mi sono innamorata di Pantelleria fin dal primo istante – racconta Carole Bouquet – anche perché quel luogo non dà vie di mezzo: o te ne vai o ci rimani per sempre. Io ho scelto di rimanerci, ma la mia intenzione iniziale non era di certo fare vino. Poi però entri per forza a contatto con la cultura del posto e quindi anche io ho iniziato a produrre uno dei vini più identitari che conosca». Ciò che è emerso con chiarezza è la straordinaria versatilità del Passito di Pantelleria. Non possiamo parlare semplicemente di un vino dolce, ma di un qualcosa che sente incredibilmente il vento, il mare e la terra lavica. I quattro vini assaggiati a Vinitaly, pur partendo da una base comune – uve appassite al sole, concentrazione zuccherina elevata, intensità aromatica – hanno trasmesso molto bene le diverse sfumature, soprattutto nell’equilibrio tra freschezza e dolcezza e, ancor più, nella loro capacità di saper affrontare il tempo.

Giuseppe Carrus (curatore guida Vini d’Italia Gambero Rosso) – foto pasquawines

Nel bicchiere il racconto si articola tra note di albicocca disidratata, scorza d’arancia candita, fichi secchi e macchia mediterranea, ma anche accenti più profondi di miele, resina e spezie. La differenza la fanno la tensione gustativa e la capacità di mantenere slancio e bevibilità, elementi che distinguono i grandi passiti da semplici vini dolci “io l’ho sempre servito come un aperitivo e abbinato a pietanze salate” commenta Carole Bouquet.

da sx, Giuseppe Carrus, Salvatore Murana, Carole Bouquet e Andrea Pasqua – foto pasquawines

Carole Bouquet e la famiglia Pasqua insieme per il Passito di Pantelleria

Il progetto condiviso tra Pasqua e Carole Bouquet si inserisce in questo contesto come un ponte tra mondi: da un lato una storica realtà della Valpolicella, una grande famiglia del vino, dall’altro una produzione di nicchia fortemente identitaria. Una collaborazione che non snatura il territorio, ma anzi contribuisce a rilanciarne l’immagine su scala internazionale. «La nostra non è stata una scelta imprenditoriale legata a chissà quale idea di business – ci dice Andrea Pasqua – uno dei rappresentanti più giovani della famiglia – ma quella di andare a scoprire e preservare uno dei gioielli della nostra enologia. L’incontro con Carole Bouquet, in questo è stato ideale».

Andrea Pasqua – foto pasquawines

La degustazione ha così offerto non solo un confronto tecnico, ma anche una riflessione sul futuro del passito di Pantelleria. Tra tradizione e nuove aperture, resta centrale la capacità di preservare autenticità e qualità, valorizzando un patrimonio che non ha eguali. E che, ancora una volta, ha dimostrato di saper parlare linguaggi diversi pur restando profondamente sé stesso.

foto pasquawines

La degustazione di 4 grandi Passiti di Pantelleria

Ecco le note di degustazione dei quattro vini assaggiati a Vinitaly in occasione della masterclass “Passiti a confronto. Sangue d’Oro e le interpretazioni artigiane di un grande vino di Pantelleria”.

Passito di Pantelleria ’22 – Sangue d’Oro

Oltre le note aromatiche tipiche del vitigno si iniziano a scorgere quelle sensazioni ossidative che rendono grandi i passiti italiani. Un grande vino da meditazione, dalla dolcezza evidente, ma dai forti contrasti dati da una sensazione acido-sapida da manuale. Sembra di sentire la forza del mare e del vento, per un vino incredibile per complessità e lunghezza.

Passito di Pantelleria Sole d’agosto ’23 – Marco De Bartoli

Il naso è incredibile per complessità e subito ti proietta dentro l’Isola. Albicocca, ma anche spezie nobili, macchia e iodio dominano il naso e anticipano un sorso voluttuoso, dolce ma per nulla stucchevole, dove la sapidità trova la sua massima espressione e bilancia il sorso in maniera impeccabile. Finale lunghissimo con le note iodate che riemergono.

Passito di Pantelleria Martingana ’08 – Salvatore Murana

Ha compiuto 18 anni, ma non ha certo paura di invecchiare. Cambia il colore, si va su tonalità più scure, mentre al naso mostra ancora le note primarie, quelle aromatiche, figlie dell’uva appassita (o abbronzata, come dice proprio Salvatore Murana). Poi, piano piano, il bicchiere cambia. Il tempo dice la sua e allora ecco che escono fuori note di resine, spezie orientali, piante officinali. La bocca è bilanciatissima nella parte zuccherina, la spinta acida non manca e la sapidità torna a essere la vera protagonista. Vino davvero immenso.

Passito di Pantelleria ’07 – Ferrandes

Un anno in più rispetto al precedente e anche qui nessun segno di cedimento. Il colore è ancora più scuro, richiama proprio l’aspetto bronzeo dell’uva. Le note sono ossidative, si va da tocchi di cacao alle note iodate, dagli arbusti secchi ai cenni terrosi, di sottobosco, il tutto in un fondo dolce, di fico secco. La bocca ha perso quasi ltuttaa sua dolcezza più spiccata, ma rimane cremosa e avvolgente e anche qui la parte sapida domina il sorso.

foto di apertura pasquawines

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